Grand Tour – Il Complesso Monumentale di Santa Chiara

Uno sguardo al gotico napoletano

A Spaccanapoli, la celebre arteria viaria che divide in due il pulsante cuore di Napoli, precisamente in via Benedetto Croce, si trova l’ingresso di uno tra i più importanti complessi monastici della città: il Complesso Monumentale di Santa Chiara.

Costruito dal 1310 al 1328, fu voluto dai sovrani Roberto d’Angiò e Sancia di Maiorca, particolarmente devoti a San Francesco d’Assisi e a Santa Chiara, come dimora per le Monache Clarisse provenzali e i francescani dell’Ordine dei Frati Minori.

Il complesso comprende Chiesa, Monastero e Convento.

Descrizione:

La Chiesa, la più grande basilica gotica della città, in origine dedicata all’ Ostia Santa o Sacro Corpo di Cristo, fu aperta al culto nel 1340 e ancora oggi si presenta nelle sue originarie forme gotiche.

La facciata, a larga cuspide con rosone traforato, presenta un pronao con archi ogivali. L’interno è composto da un’unica imponente navata, coperta da un soffitto a capriate lignee, caratterizzata da venti cappelle laterali (dieci per lato) sormontate da una tribuna continua e da bifore, sulla parete di sinistra, e trifore, su quella di destra. La navata conduce alla zona presbiteriale, ove sono ospitati i sepolcri di Roberto d’Angiò, al centro, quello di Maria di Durazzo, a sinistra, e quello del primogenito di Roberto, Carlo d’Angiò, duca di Calabria, a destra.

Il sepolcro di Roberto d’Angiò, databile 1343-1345, è opera dei fiorentini Giovanni e Pacio Bertini ed è uno dei più importanti monumenti funebri della città: alto 15 metri, a causa di alcuni danni provocati da bombe incendiarie che colpirono la basilica nel 1943, il suo aspetto ha subito qualche alterazione rispetto al disegno originale. Nonostante i danni, gli elementi decorativi caratterizzanti e alcuni affreschi trecenteschi si sono conservati, mentre risultano completamente persi gli elementi della parte superiore del monumento raffiguranti probabilmente la salita in cielo di Roberto.

I monumenti di Maria e di Carlo, databili 1311-1341 sono attribuiti a Tino di Camaino (c.1285 – c.1337). Sulla parete destra del presbiterio è collocato il sepolcro di Maria di Valois, databile al 1335 circa, anch’esso attribuito al Camaino, mentre al centro si può ammirare il trecentesco altare maggiore di autore ignoto, con un crocifisso ligneo del XIV secolo.

Alle spalle dell’altare è situato il Coro delle Clarisse, composto da tre navate. Su una parete sono visibili i frammenti di un affresco raffigurante la Crocifissione, in cui si riconosce la mano di Giotto, chiamato a decorare le pareti della chiesa nel 1326.

I lavori per l’edificazione della basilica furono eseguiti sotto la direzione di Gagliardo Primario e Lionardo di Vito. Nel 1742 la chiesa subì delle modifiche ad opera dell’architetto Domenico Antonio Vaccaro (1678 – 1745) e fu coperta di una fastosa veste barocca: l’interno fu ricoperto da marmi policromi, stucchi e cornici dorate; il tetto a capriate fu nascosto da una volta affrescata da grandi pittori dell’epoca, quali Francesco de Mura (1696 – 1782), Sebastiano Conca (1680 – 1764), Giuseppe Bonito (1707 – 1789) e Paolo de Maio (1703 – 1784); Giovan Battista Massotti si occupò dell’altare maggiore, mentre il pavimento in marmo fu eseguito da Ferdinando Fuga (1699 – 1782).

Dopo i bombardamenti del 4 agosto 1943 la chiesa, quasi completamente distrutta, fu ricostruita e restaurata sotto la direzione di Mario Zampino secondo l’originario stile gotico.

Dieci anni dopo, il 4 agosto del 1953, la chiesa fu riaperta al culto.

In origine il monastero comprendeva quattro chiostri: quello delle Clarisse (o Maiolicato), quello di San Francesco, quello dei Frati Minori e quello di Servizio. Gli ultimi due divennero poi parte dello spazio destinato alla chiesa delle Clarisse, adiacente al complesso di Santa Chiara, a seguito del trasferimento nella struttura delle monache a scapito dei frati minori.

Il Chiostro Maiolicato, senza dubbio il più interessante dei due appartenenti al complesso di Santa Chiara, ha subito nel corso dei secoli varie trasformazioni. La più importante è stata eseguita da Vaccaro tra il 1742 e il 1769. La struttura trecentesca, composta da 66 archi a sesto acuto poggianti su 66 pilastrini in piperno, è rimasta invariata, mentre il giardino è stato completamente modificato. Il Vaccaro, per mezzo di due viali incrociati, ha diviso il giardino in quattro settori. Fiancheggiano i viali 64 pilastri a pianta ottagonale, rivestiti da maioliche con scene vegetali. Gli artigiani Donato e Giuseppe Massa si sono occupati delle decorazioni delle maioliche, armonizzando la policromia del Chiostro con tutti gli elementi architettonici e naturali circostanti. I pilastri maiolicati sono collegati tra loro da sedili sui quali sono rappresentate scene tratte dalla vita quotidiana dell’epoca. Le pareti dei quattro lati del chiostro sono interamente coperte da affreschi secenteschi, raffiguranti santi, allegorie e scene dell’Antico Testamento.

All’ingresso del chiostro, al lato Est, si accede alla sala dove è conservato un presepe con pastori del Settecento e dell’Ottocento. Esso non si limita alla sola rappresentazione della natività del Salvatore, ma rappresenta uno spaccato della vita quotidiana dell’epoca. La natività non è ambientata in una stalla, bensì in un monumento romano diroccato, a simboleggiare il trionfo del cristianesimo sul paganesimo, ma è anche riflesso del grande interesse suscitato dalla scoperta dell’area archeologica di Ercolano, avvenuta agli inizi del XVIII secolo.

Dal chiostro si accede al Museo dell’Opera. Nato nel 1995, in quattro sale, il museo si presenta come una culla di storia napoletana, dall’antichità al XX secolo, e conserva alcuni tesori scampati ai bombardamenti del 1943.

I bombardamenti, più volte ricordati in questo articolo, hanno provocato gravissimi danni, determinato la scomparsa di opere di inestimabile valore, lasciato non pochi segni, ma, almeno, hanno permesso di riportare alla luce resti di uno stabilimento termale romano, che, presumibilmente, apparteneva a una villa patrizia. Le terme sono la testimonianza più completa a noi pervenuta delle antiche thermae di Neapolis, di struttura simile a quelle di Pompei e di Ercolano. Esse risalgono alla fine del I secolo d. C.

Il Complesso di Santa Chiara è un’icona della napoletanità, un monumento che ancora oggi, nonostante le difficoltà e i rimaneggiamenti, vive e si impone nel cuore della città più bella del mondo. Ci si sente davvero piccoli nell’attraversare l’immensa navata della basilica, ci si sente fortunati nell’osservare il passaggio di Giotto, onorati a calpestare il pavimento di Fuga e, di sicuro, non si può non sentirsi affascinati a passeggiare nello splendore del Chiostro Maiolicato.

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