Grand Tour – La Basilica di San Francesco di Paola

In piazza del Plebiscito, la più famosa di Napoli, limpida cartolina del bellissimo capoluogo campano, sorge la basilica reale pontificia di San Francesco di Paola. Considerata uno dei più importanti esempi di architettura neoclassica italiana, la basilica fu eretta nel XIX secolo per voto fatto da Ferdinando di Borbone, IV di Napoli e III di Sicilia, nei confronti di San Francesco di Paola a conclusione dei lavori di riqualificazione della zona antistante il Palazzo Reale promossi dal governo napoleonico di Gioacchino Murat.

Storia:

Nel 1806, dopo varie vicissitudini militari, L’imperatore Napoleone Bonaparte dichiara decaduta la corona borbonica e insedia sul trono di Napoli il fratello Giuseppe Bonaparte; Ferdinando è costretto a ripiegare a Palermo e, mentre si allontana dalla capitale del regno di Napoli, giura che se mai fosse riuscito a riavere il trono partenopeo avrebbe fatto costruire una chiesa dedicata a San Francesco di Paola.

Nel 1808 Napoleone nomina Giuseppe re di Spagna e pone a Napoli il cognato Gioacchino Murat.

Murat, ormai noto come “Gioacchino Napoleone“, fu molto apprezzato dai napoletani per la bella presenza, il carattere sanguigno, il coraggio fisico, il gusto per lo spettacolo e alcuni tentativi di combattere la miseria. L’arrivo di Gioacchino a Napoli coincise con l’inizio di un progetto urbanistico che interessava soprattutto la zona, allora periferica, dove oggi si trova piazza del Plebiscito. Tra i vari progetti fu scelto quello di Leopoldo Laperuta (1771-1858), il quale prevedeva l’edificazione di un imponente porticato con al centro un’aula circolare da utilizzare come sede di assemblee popolari.

I lavori per il “Gran Foro Gioacchino”, questo il nome scelto per la piazza dal sovrano napoleonico, iniziarono nel 1809, ma non furono mai conclusi a causa della restaurazione della corona borbonica (1815). Trovandosi dinanzi il progetto incompleto, Ferdinando I delle due sicilie decise di far edificare la chiesa che aveva giurato di costruire al centro del porticato in costruzione di Laperuta. Fu indetto un concorso che fu vinto dall’architetto luganese Pietro Bianchi (1787-1849), il quale si basò in parte sul vecchio progetto di Laperuta.

I lavori per la basilica furono iniziati nel 1816 e conclusi nel 1846.

Descrizione:

Nelle forme l’edificio si ispira al Pantheon romano, mentre il portico centrale, concluso in alto da un timpano triangolare, segna il vertice dell’emiciclo porticato al centro. Si accede alla chiesa per mezzo di gradini in marmo di Carrara. La facciata è caratterizzata da un pronao con sei colonne ioniche, e due pilastri laterali che reggono un’architrave sulla quale è incisa la scritta: “D.O.M.D. FRANCISCO DE PAULA FERDINANDUS I EX VOTO A MDCCCXVI”.

Sul timpano, al di sopra dell’architrave, sono collocate a sinistra una statua di San Francesco di Paola, a destra una statua di San Ferdinando di Castiglia e sulla sommità una statua della Religione.

L’ingresso è formato da tre portali, di cui quello centrale diviso in sei scomparti dove sono raffigurati l’inaugurazione della chiesa da parte di Ferdinando II, la Croce, lo stemma di san Francesco e due scene di vita del santo. Oltre l’ingresso c’è l’atrio, composto da due cappelle coperte a cupola: quella di sinistra è dedicata alle anime del Purgatorio e custodisce una tela di Luca Giordano (Luca Fapresto, 1634-1705)  raffigurante Sant’Onofrio e alcune altre opere; quella di destra è dedicata al Santissimo Sacramento e conserva un altare in marmi policromi del XVIII secolo, sormontato da una tela con soggetto San Francesco di Paola, opera di un ignoto appartenente alla scuola di Jusepe de Riberad (lo Spagnoletto, 1591-1652).

Superato l’atrio ci si immette nello spazio circolare della chiesa, del diametro di 34 mt, la cui pavimentazione, in marmi policromi, è decorata con motivi geometrici.

Lungo tutto il perimetro si innalzano trentaquattro colonne in marmo di Mondragone, alte 11 mt, con capitello corinzio decorato con il giglio borbonico, e otto pilastri della stessa altezza. Colonne e pilastri reggono il tamburo, all’interno del quale sono state realizzate delle tribune, utilizzate dai reali per assistere alle funzioni religiose.

All’altezza dell’altare maggiore e dell’ingresso sporgono due palchetti decorati con statue in legno dorato, raffiguranti da un lato le quattro Virtù Teologali e dall’altro le due Virtù Cardinali. Il tamburo sorregge la cupola, alta 53 mt, decorata internamente a lacunari e esternamente ricoperta da pietra calcarea di Gaeta.

Sia sulla parte sinistra che su quella destra si aprono tre cappelle: quelle di sinistra conservano tele ritraenti la Morte di sant’Andrea Avellino, l’Immacolata, di Tommaso De Vivo (1790-1884), e il Transito di san Giuseppe, di Camillo Guerra (1797-1813); quelle di destra, oltre le tele, presentano anche cartoni monocromatici con scene della vita di san Francesco

Nella zona absidale è posto l’altare maggiore, disegnato nel 1751 da Ferdinando Fuga ed originariamente destinato alla chiesa dei Santi Apostoli. L’altare, realizzato in porfido e decorato con lapislazzuli e pietre d’agata, presenta ai lati due colonne in breccia egiziana, utilizzate come candelabri e provenienti dalla chiesa dei Santi Severino e Sossio, ed ospita il dipinto raffigurante San Francesco di Paola che resuscita il giovane Alessandro di Vincenzo Camuccini (1771-1844).

Grazie al privilegio concesso da papa Gregorio XVI, fu la prima chiesa di Napoli ad avere l’altare rovescio.

 

Informazioni:

Orari: dalle 8:30 alle 19:30; Ingresso libero

Piazza del Plebiscito, Napoli

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