Una panoramica della situazione in cui versa il nostro mare – Intervista al Responsabile Scientifico Legambiente Campania, Dott. Giancarlo Chiavazzo

Da sempre attenta al monitoraggio, controllo, informazione, comunicazione e sensibilizzazione allo scopo di promuovere l’opportuna gestione del territorio e dell’ambiente, Legambiente Campania Onlus, segue la problematica della qualità dei corpi idrici campani e degli impatti sugli stessi derivanti  dalla significativa carenza dei sistemi di depurazione delle acque reflue, (o di scarico), impegnandosi con le sue campagne storiche di “Golletta Verde”, “Spiagge e Fondali Puliti”, “Operazione Fiumi”,  “FiumInforma”, a fare in modo che siano formulate adeguate politiche risolutive.

“Oggi si conoscono le criticità fondamentali, ma si continua a fare troppo poco per superarle”: constatazione manifestata nel Rapporto avente ad oggetto proprio la “Tutela dei corpi idrici”, che risale al 19 luglio 2013.

Nell’ultimo dossier “Bonifiche dei Siti Inquinati: Chimera o Realtà”, pubblicato l’anno successivo, nel gennaio 2014, si è provato ad andare oltre la semplice denuncia, indicando “10 proposte per cambiare passo”, in particolare relative al caso SIN Bagnoli Coroglio nei sui attuali sviluppi.

Ma qual è oggi la situazione? Lo chiediamo al Responsabile Scientifico Legambiente Campania, Dott. Giancarlo Chiavazzo

La situazione del mare campano è articolata in relazione alle specifiche caratteristiche dei territori costieri e dell’entroterra corrispondenti. Laddove è particolarmente concentrato il carico insediativo è maggiore l’impatto determinato da una quota di reflui prodotti, che non depurati giungono a mare direttamente o, soprattutto, attraverso i corsi d’acqua.

Procedendo da nord a sud il litorale della provincia di Caserta, esteso per circa 45 km, sebbene di mirabile bellezza, è in vario grado ancora impattato da scarichi non depurati, provenienti anche da aree nell’entroterra parecchio distanti, che giungono al mare attraverso le foci di fiumi e canali tra i quali in particolare il Volturno, i Regi Lagni, il Savone, l’Agnena, il Garigliano.

Continuando verso sud, in continuità morfologica e con analoghe criticità, inizia il litorale della provincia di Napoli, sul quale incombono principalmente il canale di Licola e il collettore di Cuma. La costa, poi, si articola a partire dal promontorio dei Campi Flegrei e mancando grossi apporti dalla terraferma veicolati dai fiumi la situazione delle acque migliora, sebbene non al meglio. La fascia costiera del comune di Napoli è negata alla balneazione nel tratto corrispondente al Sito di Interesse Nazionale ‘Bagnoli Coroglio’, area contaminata, al momento oggetto di una ‘ripartenza’ degli interventi di bonifica mediati dalla ricerca di un difficile accordo tra Comune di Napoli e Governo Nazionale. Anche il porto di Napoli prende un bel tratto della costa e sul margine a sud le foci di alcuni collettori, tra cui il ‘Volla-Alveo Pollena’, il ‘Levante’, che veicolano acque inquinate.

A seguire la costa del Miglio d’Oro con alcune criticità localizzate, che tuttavia a foce Sarno assumono ancora le proporzioni estreme dell’inquinamento. Segue la Costa sorrentina anch’essa localmente ‘turbata’.

Per la costa amalfitana, in provincia di Salerno, si ritrovano analoghe criticità localizzate, che a Salerno, Pontecagnano e Battipaglia assumono maggiore rilevanza in corrispondenza delle foci dell’Irno, del Picentino, del Tusciano e di altri torrenti. Alla sinistra della foce del Sele inizia la costa cilentana che presenta in taluni tratti le migliori caratteristiche qualitative delle acque, anche in ragione del più esiguo e diffuso carico insediativo”.

Questo in estrema sintesi il quadro della qualità delle acque di balneazione campane valutate sulla base degli indicatori previsti dalla normativa vigente e che, è bene chiarire, contemplano esclusivamente l’aspetto sanitario.

Un chiarimento necessario in quanto dette modalità di valutazione determinano talora il paradosso di trovarsi dinanzi ad acque classificate come eccellenti, in quanto dal punto di vista sanitario non presentano indicatori microbiologici di inquinamento, ma tutt’altro che gradevoli, in ragione della presenza di colorazioni anomale, schiume, mucillagini, risultato della proliferazione di microalghe.

“Un paradosso non raro purtroppo – conclude il Dott. Chiavazzo – connesso agli effetti dello sversamento di reflui non depurati, di cui la componente microbica viene abbattuta in virtù della diluizione e delle sfavorevoli condizioni ambientali (salinità, insolazione, …), mentre quella organica rappresentata da nutrienti alimenta la proliferazione algale. Un ‘fraintendimento’ che purtroppo spesso determina sconforto e diffidenza da parte dei bagnanti nei confronti delle istituzioni”.

 

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