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700 uomini impegnati a Scampia in un’operazione anticrimine | E domani, cosa accadrà?

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NAPOLI, 3 OTTOBRE – “Maxi Operazione”, è questo il termine più abusato per introdurre una di quelle retate capaci di valicare le cronache locali e affacciarsi, per merito acquisito, sul proscenio nazionale. Una “Maxi Operazione”, massimo due all’anno, è questa la media a cui siamo abituati da queste parti, un numero insufficiente per sradicare un problema atavico che non sembra interessare più di tanto coloro che da decenni si susseguono nella stanza dei bottoni. Lungi da noi voler sminuire il lavoro dei 700 uomini delle forze dell’ordine che questa mattina sono stati impiegati in questa pericolosa operazione anticrimine e di controllo del territorio nel quartiere di Scampia, tuttavia, come ben sappiamo, se queste operazioni non sono accompagnate da un programma di lotta a lungo termine, e da colossali politiche sociali e occupazionali, acquisiscono un valore davvero limitato agli occhi di chi convive quotidianamente con la camorra.

La camorra è un ammortizzatore sociale, un organo perfettamente funzionante di autogoverno che colleziona proseliti senza nessuna difficoltà, un ufficio di collocamento buono per ogni professione e incredibilmente efficace, perché prolifera in un’area fortemente depressa garantendo stabilità e protezione. La classica Maxi Operazione potrebbe dunque essere paragonata al sasso che si lancia nello stagno: le onde si propagano a seconda del peso del sasso ma una volta esaurita la spinta, la superficie dell’acqua ritorna per incanto a quietarsi, come se nulla avesse turbato lo stagno. Quest’oggi, alle 17, è annunciata la conferenza dei vertici delle forze dell’ordine nella quale si attendono i dettagli del blitz e le tonnellate di armi sequestrate sui tetti marcescenti delle Vele di Scampia; cosa accadrà dopo, quando i riflettori della stampa saranno spenti, lo sappiamo tutti, no?

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