Scoperta delle regioni cerebrali responsabili dell’orientamento

di Roberta Ludovico

Regioni cerebrali chiave per l’orientamento individuate - Ilvaporetto.com

Nel cervello umano esiste un meccanismo interno che funziona come una bussola, orientando costantemente la direzione verso Nord. Questa scoperta, frutto di uno studio dell’Università della Pennsylvania pubblicato su The Journal of Neuroscience, identifica due specifiche aree cerebrali coinvolte nel mantenimento dell’orientamento spaziale durante il movimento. La ricerca apre nuove prospettive per la diagnosi precoce e il monitoraggio di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Lo studio ha coinvolto 15 volontari che hanno guidato un taxi all’interno di una città virtuale progettata per simulare ambienti reali. Durante l’esperimento, i ricercatori guidati da Zhengang Lu e Russell Epstein hanno raccolto immagini cerebrali tramite tecniche di neuroimaging funzionale. Hanno individuato due regioni specifiche del cervello che codificano in modo stabile la direzione del movimento rispetto all’asse Nord-Sud, indipendentemente dalla posizione geografica virtuale o dall’attività svolta .

Queste aree mantengono un segnale costante che indica l’orientamento verso Nord, suggerendo la presenza di un sistema neurale interno dedicato alla percezione della direzione nello spazio. Al momento non è stato comunicato quali siano con precisione queste due regioni né i meccanismi cellulari sottostanti.

Funzioni e importanza della “bussola interna” nel cervello

La capacità di orientarsi nello spazio dipende dall’integrazione di informazioni provenienti sia da stimoli esterni — come segnali visivi — sia da segnali interni al corpo, ad esempio movimenti muscolari o vestibolari . Le due regioni identificate sembrano svolgere un ruolo chiave nel tenere traccia della direzione anche quando le informazioni esterne possono essere limitate o ambigue.

Perdere questa capacità rappresenta un sintomo comune in diverse malattie neurodegenerative, dove il disorientamento spaziale è frequente. Comprendere come queste aree funzionano potrebbe contribuire a sviluppare metodi più efficaci per diagnosticare precocemente condizioni come l’Alzheimer e monitorarne la progressione nel tempo.

Implicazioni per diagnosi e studi futuri

Secondo Russell Epstein, approfondire lo studio delle funzioni delle due regioni cerebrali può portare a innovazioni nella diagnostica precoce delle malattie neurodegenerative. Il senso dell’orientamento compromesso è spesso uno dei primi segnali nelle fasi iniziali di tali patologie.

Inoltre, il gruppo di ricerca intende esplorare ulteriormente come le persone combinano stimoli visivi esterni con segnali interni per orientarsi correttamente nello spazio. Questo aspetto potrebbe aiutare a comprendere meglio le difficoltà affrontate da persone con deficit visivi o altre condizioni sensoriali.

Al momento non sono stati resi noti dettagli su eventuali applicazioni cliniche immediate né sulle tempistiche previste per sviluppare strumenti diagnostici basati su queste scoperte.