Furto di un bassorilievo in argento raffigurante l’ultima cena nella chiesa del sacro cuore a Trani
Il furto di un bassorilievo in argento, con l’immagine dell’Ultima Cena, ha scosso la comunità di Trani. L’opera, conservata nella chiesa del Sacro Cuore, è sparita lasciando vuoto l’altare e aprendo un nuovo capitolo nelle cronache di danni al patrimonio artistico ecclesiastico. Le forze dell’ordine sono chiamate a intervenire per chiarire i fatti e tentare di recuperare l’oggetto mancante.
Il furto scoperto dal parroco e la denuncia ai carabinieri
È stato don Raffaele Sarno, parroco della chiesa del Sacro Cuore, a notare l’assenza del bassorilievo ieri mattina. La mancata presenza dell’opera sull’altare ha subito attirato la sua attenzione, e lui stesso ha presentato denuncia alle autorità competenti. Il sacerdote ha spiegato che il pannello in argento risale senza dubbio al secolo scorso, probabilmente risalente ai tempi della costruzione della chiesa stessa. L’opera è catalogata come bene culturale all’interno degli archivi della diocesi di Trani.
Il Nucleo tutela beni culturali dei Carabinieri, reparto specializzato nella salvaguardia e nel recupero delle opere d’arte sottratte o danneggiate, è stato incaricato di seguire le indagini a riguardo. In tutta Italia, la protezione di oggetti d’arte ecclesiastici si sta facendo più serrata, dati i numerosi furti registrati negli ultimi anni. Nel caso di Trani, l’interesse verso la salvaguardia del patrimonio artistico locale spinge a un intervento rapido da parte delle autorità.
Caratteristiche e valore storico del bassorilievo trafugato
L’opera rappresentava l’Ultima Cena ed era realizzata in argento, materiale che ne esalta la delicatezza e il valore artistico. Nonostante l’importanza storica, don Raffaele ha precisato che non è mai stata effettuata una valutazione economica dell’oggetto. Il bassorilievo fa parte della storia della chiesa, legato a un periodo che risale al secolo scorso e probabilmente creato in concomitanza con la costruzione del luogo di culto.
Il valore di questa opera non si misura solo in termini monetari, ma anche culturali e religiosi: un simbolo che si integrava con il contesto sacro dell’altare, rendendo il furto un atto che colpisce non solo il patrimonio artistico, ma anche la comunità che frequenta la chiesa. Opere in argento come questa sono particolarmente appetibili per i ladri, spinti dal valore del materiale oltre che dalla scarsa sicurezza presente in molti edifici ecclesiastici italiani.
Reazioni pubbliche e riflessioni del parroco sull’accaduto
Attraverso un post sui social media il parroco ha condiviso il proprio rammarico per il furto. Ha descritto con parole semplici e dirette il dolore provocato dalla perdita dell’opera, sottolineando l’impatto visivo lasciato dall’altare ora privo del pannello in argento. Il sacerdote ha usato termini forti per esprimere la delusione: l’avidità che ha portato al furto ignora non solo il valore materiale, ma anche i sentimenti dei fedeli e la sacralità del luogo.
Don Raffaele non ha rivolto appelli ai ladri, definendoli probabilmente inutili, ma si è invece rivolto agli artisti e alla comunità creativa, invitandoli a contribuire con opere nuove che possano adornare e ridare dignità all’altare. Questa richiesta mostra la volontà di non fermarsi di fronte al danno ma di cercare nuove forme di espressione artistica per riempire un vuoto lasciato dal furto.
Il ruolo del nucleo tutela beni culturali nei furti di opere sacre
Il Nucleo tutela beni culturali dei Carabinieri rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la difesa del patrimonio artistico in Italia. Questo reparto speciale lavora con attenzione particolare alle chiese, spesso rifugi di oggetti d’arte preziosi e fragili. In molti casi si tratta di recuperare materiali di alto valore storico o culturale, richiesti dal mercato nero, o prevenire furti grazie a controlli e strategie mirate.
Negli ultimi anni, il numero di azioni di questo tipo è aumentato, anche a seguito dei molti episodi denunciati in tutto il territorio nazionale. La collaborazione con le diocesi permette un censimento più accurato delle opere custodite, aiutando a intervenire sul territorio con maggiore precisione. Nel caso di Trani, la presenza di quest’unità significa un intervento professionale per ricostruire le dinamiche e, se possibile, recuperare il bassorilievo trafugato.
