Nuove tensioni tra Ue e Usa sui dazi al Parmigiano Reggiano e Grana Padano

di Roberta Ludovico

Dazi USA su Parmigiano e Grana, nuove tensioni con l’UE. - Ilvaporetto.com

Negli ultimi mesi sono emerse difficoltà legate ai dazi americani sul Parmigiano Reggiano e Grana Padano, due formaggi Dop italiani che rappresentano un settore chiave per le esportazioni del nostro paese. Le dogane di New York e New Jersey hanno applicato un dazio più alto rispetto a quello previsto dall’accordo commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti, scatenando preoccupazioni tra produttori, consorzi di tutela e istituzioni italiane. Il governo, tramite il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha subito attivato la Task Force Dazi della Farnesina per chiedere chiarimenti e correggere l’errore nell’applicazione delle tariffe.

Dazi su Parmigiano E Grana negli Usa: come siamo arrivati fin qui

Fin dal secondo dopoguerra i formaggi Dop italiani hanno sempre pagato dazi all’importazione negli Stati Uniti. In particolare, Parmigiano Reggiano e Grana Padano hanno sostenuto un dazio fisso del 15% fin dagli anni ’60. Nel tempo però le tariffe sono cambiate più volte e nel 2025 si è registrata una svolta importante. Ad aprile, gli Usa hanno introdotto un dazio aggiuntivo del 10%, che sommato al 15% ha portato il totale al 25%. Poi, il 7 agosto 2025, grazie a un accordo tra Ue e Usa, la tariffa è stata ridotta e uniformata al 15%.

L’accordo mirava a stabilizzare le condizioni di importazione per i formaggi a pasta dura fatti con latte vaccino, come appunto Parmigiano e Grana. La base resta quindi il 15%, ma con un meccanismo a scaglioni: sopra una certa quantità annuale, si paga un dazio fisso di circa 2,2 euro al chilo.

Il sistema però è complesso e questo ha creato un’interpretazione sbagliata nelle dogane americane. Queste hanno applicato un ulteriore dazio del 15% oltre a quello fisso, raddoppiando di fatto le tariffe rispetto a quanto previsto dall’accordo tra Bruxelles e Washington.

Tajani e la Farnesina: subito in campo per correggere i dazi

Appena è emerso il problema, il ministro Antonio Tajani ha chiesto l’intervento immediato della Task Force Dazi della Farnesina. L’obiettivo è chiarire la situazione e far rispettare l’intesa firmata tra Ue e Stati Uniti, per evitare distorsioni del mercato e proteggere l’export italiano.

La Farnesina ha già avviato contatti diretti con l’ambasciata Usa a Roma e con la Commissione Europea, mentre l’ambasciata italiana a Washington è stata incaricata di monitorare la situazione e di dialogare con le autorità americane per risolvere il problema.

Tajani ha ribadito l’importanza di tutelare prodotti simbolo del made in Italy e ha sottolineato la necessità di far rispettare gli accordi politici e commerciali, per scongiurare danni economici alle imprese esportatrici.

I consorzi di tutela: “Doppio dazio ingiustificato”

I consorzi di tutela del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano hanno espresso forte preoccupazione per le nuove tariffe Usa. Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, ha definito “errata” la doppia applicazione del 15%, parlando di un raddoppio ingiustificato che non rispetta l’accordo, che prevede un unico dazio del 15%.

Simile la posizione di Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Grana Padano, secondo cui le dogane di New York e New Jersey stanno imponendo un regime troppo penalizzante. Secondo questi uffici, per le importazioni fuori licenza dovrebbe applicarsi una sola tariffa: o il dazio fisso di 2,2 dollari al chilo o il 15%, ma non entrambi insieme. Altrimenti, il costo finale arriva a circa 5 dollari al chilo, pari al 30% del valore del prodotto.

Il problema riguarda una fetta importante dell’export verso gli Stati Uniti: oltre il 35% delle forme esportate – circa 200 mila pezzi da 39-40 kg ciascuno – arriva fuori dalle licenze standard. Per questo l’errata applicazione dei dazi è un tema urgente per difendere la competitività di due simboli del made in Italy. I consorzi confidano nella diplomazia italiana ed europea per risolvere presto la questione e evitare ulteriori danni.

Tariffe, meccanismi e cosa rischia il commercio italo-americano nel 2025

Il sistema tariffario americano sui formaggi come Parmigiano Reggiano e Grana Padano prevede una quota di importazione con dazio ridotto o fisso, oltre la quale si applicano tariffe diverse. In pratica, una certa quantità annua può entrare negli Usa con un dazio del 15%. Per la quantità extra, invece, si paga un dazio fisso di circa 2,2 euro al chilo .

L’accordo Ue-Usa del 2025 ha fissato una soglia con una tariffa generale del 15%, eliminando la maggiorazione temporanea che aveva portato i dazi al 25%. Questa intesa avrebbe dovuto garantire stabilità ai produttori italiani, che negli ultimi due anni hanno affrontato tensioni tariffarie.

Ma la recente decisione delle dogane di New York e New Jersey di applicare insieme dazio percentuale e dazio fisso ha aperto una falla. Così, i costi di importazione rischiano di salire fino al 30% del valore del prodotto. Questo si traduce in prezzi più alti negli Stati Uniti e in una perdita di competitività per i formaggi italiani.

Mantenere la corretta applicazione dei dazi è fondamentale non solo per i produttori, ma anche per le relazioni commerciali tra Ue e Usa. Un aumento permanente delle tariffe potrebbe mettere a rischio le esportazioni italiane in Nord America e la quota di mercato di prodotti simbolo della nostra gastronomia.

La Farnesina e i consorzi seguono con attenzione l’evolversi della situazione, monitorano i negoziati diplomatici e spingono per una soluzione veloce, per evitare danni importanti a un settore chiave dell’export italiano.