Il caso Rosboch torna al cinema con “La Gioia” a Venezia 2025

di Chiara Moretti

Il caso Rosboch rivive nel film “La Gioia” a Venezia 2025. - Ilvaporetto.com

La storia di Gloria Rosboch, l’insegnante uccisa in Piemonte nel 2016 da un suo ex studente, torna sotto i riflettori grazie a un nuovo film italiano. “La Gioia”, diretto da Nicolangelo Gelormini, racconta la vicenda di una donna fragile, vittima di inganno e manipolazione. Presentato alle Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia 2025, il film offre uno sguardo intenso su quel dramma vero.

Gloria Rosboch, un delitto che ha scosso il Canavese

Gloria Rosboch aveva 49 anni quando venne uccisa, un fatto che sconvolse il Canavese e tutta Italia. Al centro della vicenda c’è Gabriele Defilippi, un giovane ex allievo noto per la sua capacità di manipolare chi gli stava intorno. Defilippi aveva convinto Gloria a dargli i risparmi di famiglia promettendole una nuova vita insieme, ma dietro a quelle parole c’era un piano oscuro che si è chiuso con un omicidio.

La brutalità del gesto e il tradimento hanno attirato grande attenzione mediatica. Defilippi, descritto come un abile seduttore e controllore emotivo, ha mostrato come certi meccanismi di manipolazione possano restare nascosti, soprattutto quando a subirli sono persone fragili come Gloria. Quel caso è diventato un simbolo per riflettere su violenze nascoste dietro relazioni apparentemente normali.

Dal teatro al cinema: la storia che continua a vivere

La tragedia di Gloria Rosboch ha ispirato varie opere per non far dimenticare quel che è successo. Prima è nato il teatro con “Se non sporca il mio pavimento”, scritto da Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori. A teatro si sono messe in scena le dinamiche di inganno e dolore intorno a Gloria, portando il pubblico dentro la sua storia.

Poi è arrivato il cinema con “La Gioia”, il film di Gelormini che racconta lo stesso dramma attraverso immagini e interpretazioni che scavano in profondità nella psicologia dei personaggi. È l’unico film italiano in gara alle Giornate degli Autori a Venezia 2025, a sottolineare l’importanza culturale e sociale del progetto. Nel cast ci sono Valeria Golino, Saul Nanni, Jasmine Trinca, Francesco Colella e Betti Pedrazzi, scelti per dare vita a personaggi complessi, capaci di mostrare fragilità e tensioni di un rapporto tossico.

Dietro il film ci sono Ht Film, Indigo Film, Vision Distribution e Sky, che hanno garantito una coproduzione solida e una distribuzione ampia, con l’obiettivo di portare “La Gioia” nelle sale italiane dopo l’anteprima veneziana.

Gioia, un personaggio fragile e pieno di contraddizioni

Valeria Golino interpreta Gioia, una donna sui cinquant’anni che ricorda per certi versi Gloria Rosboch. L’attrice la descrive come una vittima, ma non solo: Gioia è una donna che sembra bloccata in un’adolescenza sentimentale mai superata, imprigionata da problemi familiari e paure profonde. Insegna francese e si prende cura dei genitori anziani, in una casa che sembra più una gabbia emotiva.

Quando incontra Alessio, uno studente tormentato e manipolatore, la sua vita cambia. Alessio usa il corpo e travestimenti per ingannare e ottenere quello che vuole, intrecciando con Gioia una relazione fatta di false attenzioni che la portano a innamorarsi. La sua fragilità viene sfruttata anche grazie alla complicità della madre Carla, interpretata da Jasmine Trinca, e dell’amico di famiglia Cosimo, interpretato da Francesco Colella.

Golino sottolinea che Gioia non giudica le sue scelte, vive il suo sentimento in modo sincero, accettando una relazione con un ragazzo che potrebbe essere suo figlio senza capire quanto sia innaturale quel legame. Fino a quando non si trova prigioniera delle decisioni degli altri. È un ritratto complesso, dove innocenza e realtà si mescolano in modo fragile.

Famiglia, ambiguità e segreti: i ruoli chiave nel film

Nel film, le persone intorno a Gioia mostrano spesso lati ambigui, capaci di nascondere o distorcere la realtà. Carla, la madre di Alessio, ha un ruolo delicato. Come spiega Jasmine Trinca, non è solo una madre ambigua o morbosa, ma una donna che non vede davvero chi è suo figlio. Proietta su di lui un’immagine idealizzata, togliendogli in qualche modo la libertà di essere sé stesso.

Cosimo, amico di famiglia e amante, aggiunge un ulteriore livello di complessità ai legami emotivi. La vita di Gioia si svolge in un intreccio di rapporti pieni di segreti e contraddizioni, e il film si prende il tempo di mostrarli, rivelando quanto spesso l’apparenza nasconda sofferenze profonde.

Questi elementi si fondono con una sceneggiatura premiata, vincitrice nel 2021 del Premio Franco Solinas, che costruisce una tensione intensa, fatta di inganni, desideri di riscatto e tradimenti, fino a un finale che non può che essere tragico.


La storia di Gloria Rosboch, trasformata in un’opera cinematografica, dimostra quanto certe vicende restino impresse nella nostra memoria collettiva. A Venezia, “La Gioia” è stata celebrata come una memoria viva, capace di raccontare con forza e delicatezza la complessità di un episodio che parla di fragilità umana e dei pericoli nascosti nelle relazioni di fiducia.