Le donne al comando della mafia italiana: il vero volto delle madrine raccontato da Barbie Latza nadeau
Il saggio “Le Madrine” di Barbie Latza Nadeau, uscito in italiano dal primo settembre 2025, propone un’indagine approfondita sul ruolo delle donne nelle organizzazioni mafiose italiane. Attraverso una serie di interviste e ricerche, il libro scardina l’immagine tradizionale della mafia come un universo esclusivamente maschile, portando alla luce storie di donne che hanno guidato clan criminali con fermezza e determinazione. Questo testo rappresenta una novità nel panorama editoriale italiano, affrontando un tema spesso trascurato: il potere femminile nel crimine organizzato.
Barbie Latza Nadeau e la nuova prospettiva sulle donne nella mafia
Barbie Latza Nadeau, giornalista americana trasferita a Roma dal 1996, da tempo indaga le dinamiche della criminalità organizzata in Italia. Nel suo ultimo lavoro, “Le Madrine”, tradotto per la prima volta in italiano, si concentra su un aspetto poco studiato: il ruolo diretto delle donne nelle organizzazioni mafiose. Non si tratta solo di figure marginali o vittime, ma di protagoniste che hanno saputo comandare, gestire affari e prendere decisioni spietate all’interno dei clan. Il libro contiene interviste dirette alle protagoniste di queste storie, permettendo uno sguardo autentico e senza filtri su un potere femminile nascosto.
L’autrice ha scelto di raccontare queste donne partendo da storie reali e dettagliate, portando il lettore dentro i meccanismi di una realtà complessa che sfida gli stereotipi comuni legati alla mafia. Il testo ha ricevuto attenzione internazionale con traduzioni in sei paesi e recensioni su testate autorevoli come il New York Times. Il libro si distingue per la precisione e la ricerca accurata che accompagnano la narrazione, elementi fondamentali per comprendere la struttura interna delle mafie italiane sotto una luce nuova.
Pupetta Maresca: la prima donna di potere nella camorra
Il punto di partenza del libro è la figura di Pupetta Maresca, conosciuta come Lady Camorra. Moglie di un boss assassinato, Pupetta si impose sulla scena mafiosa con un gesto clamoroso: sparò 29 colpi contro l’uomo che aveva ucciso suo marito. Questo atto segnò un cambio di paradigma nella tradizionale cultura mafiosa, fino ad allora ritenuta un mondo esclusivamente maschile. La sua storia è emblematica della presenza femminile come protagonista attiva nel contesto criminale, diventando un simbolo di forza e vendetta.
Nadeau dedica ampio spazio a Pupetta nelle pagine del libro, indagandone le motivazioni e l’impatto sul clan. Questa donna ha saputo gestire il potere ereditato e continuare gli affari di famiglia in un ambiente ostile e violento. La figura di Pupetta non è solo un episodio isolato, ma rappresenta la punta di un iceberg fatto di altre donne che, spesso dietro le quinte o con ruoli pubblici, hanno tenuto saldi i comandi dei clan mafiosi.
L’interesse di Nadeau per questa vicenda nasce anche da esperienze personali e professionali. In un precedente lavoro ambientato a Castel Volturno, teatro di traffico sessuale, l’autrice ha scoperto che la casa al mare di Pupetta è stata trasformata in un centro di accoglienza per vittime di reato, un particolare che sottolinea i tanti volti legati a questa storia.
Le donne come pilastri e leader dei clan mafiosi
Il libro sfida uno dei pregiudizi più radicati nella percezione popolare della mafia: quello di un’organizzazione dove solo gli uomini detengono posizione di comando e potere. “Le Madrine” mostra, grazie a testimonianze dirette, come le donne esercitino ruoli di comando, gestendo affari, organizzando vendette, e, in alcuni casi, ordinando omicidi. Sono capaci di sostituire gli uomini quando questi sono in carcere, ma anche di guidare autonomamente i clan con intelligenza e determinazione.
Queste storie, riportate con dettagli precisi, indicano che il potere femminile nelle mafie non è una mera eredità passiva, ma un esercizio attivo del controllo criminale. Secondo Roberto Saviano, che ha commentato il libro, queste donne “comandano, uccidono e fanno uccidere”, una descrizione che sottolinea il ruolo centrale avuto da queste figure.
L’opera contribuisce a modificare la percezione della mafia italiana e delle sue dinamiche interne, ampliando l’orizzonte di chi studia e indaga queste realtà. Il riconoscimento del ruolo femminile è essenziale anche per le strategie investigative, che non possono più trascurare questo aspetto nelle attività di contrasto alla criminalità organizzata. Nadeau mette in luce una realtà più complessa e stratificata, fatta di donne capaci di azioni dure e elaborate, inserite in contesti difficili ma gestiti con lucidità e fermezza.
La pubblicazione di “Le Madrine” segna un passaggio importante per lo studio della mafia italiana, portando in primo piano un capitolo ancora poco narrato ma fondamentale per capire il crimine organizzato. Il libro restituisce una visione più precisa e completa, che include le donne come attori capaci di influenzare profondamente le sorti dei clan. Così si apre un nuovo sguardo sulla mafia, lontano dagli stereotipi comuni.
