Il cortometraggio sul caporalato “Il nome di Hope” debutta alla Mostra Del Cinema Di Venezia per denunciare lo sfruttamento dei migranti

di Roberta Ludovico

“Il cortometraggio ‘Il nome di Hope’ denuncia lo sfruttamento dei migranti alla Mostra del Cinema di - Ilvaporetto.com

Il cortometraggio animato “Il nome di Hope” farà la sua prima apparizione pubblica alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, evento che fonde cinema e temi sociali. Realizzato da un gruppo di giovani creatori e prodotto da Fai-Cisl insieme ad altri enti sindacali, il film affronta lo sfruttamento dei lavoratori migranti nel settore agricolo, con uno sguardo particolare sulle condizioni di vita nei ghetti italiani. L’iniziativa si inserisce in un contesto più ampio di lotta al caporalato, un problema ancora diffuso che il sindacato cerca di portare sotto i riflettori attraverso il linguaggio cinematografico.

Il premio collaterale fai-cisl: un palco per opere sul lavoro e l’ambiente

Il cortometraggio sarà proiettato in occasione del Premio collaterale della Fai-Cisl “Persona, lavoro, ambiente”, che si terrà venerdì 5 settembre. Questo riconoscimento, arrivato alla sua sesta edizione, premia le opere cinematografiche che si concentrano sulle tematiche del lavoro e della sostenibilità in senso ampio: economica, sociale e ambientale. L’evento costituisce una vetrina importante per film e corti che raccontano storie legate al mondo dei lavoratori e alle sfide delle comunità. Tradizionalmente, il premio offre anche la possibilità di mostrare produzioni realizzate o sostenute dallo stesso sindacato, rafforzando così il legame tra arte e questioni sociali concrete.

Alla cerimonia di premiazione parteciperanno figure di rilievo sindacale, tra cui il segretario generale Onofrio Rota e Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl. La presenza delle autorità sindacali evidenzia quanto queste occasioni vengano utilizzate per esprimere impegno nella lotta contro lo sfruttamento sul lavoro e per sollecitare un’inclusione sociale più ampia. Attraverso questo premio, Fai-Cisl ha costruito nel tempo un appuntamento che non si limita alla semplice consegna di premi ma rilancia un dibattito pubblico sui diritti dei lavoratori e sulle condizioni in cui operano.

Il nome di Hope: un racconto animato sulla tragedia del ghetto di borgo mezzanone

Il corto “Il nome di Hope” presenta la vicenda di una giovane bracciante proveniente dalla Nigeria, morta durante un incendio nel ghetto di Borgo Mezzanone, nel foggiano, cinque anni fa. Il lavoro dura circa 15 minuti ed è frutto del lavoro collettivo di oltre venti giovani studenti impegnati nei campi del cinema, della musica e dell’animazione. La regia è affidata a Giacomo Salvatelli, mentre la produzione coinvolge Fai-Cisl, Agrilavoro Edizioni e la Fondazione Fai-Cisl Studi e Ricerche.

La narrazione si concentra sulle condizioni di vita precarie vissute dai migranti spesso sfruttati nei settori agricoli, dove il caporalato impone condizioni illegali e umilianti. Il ghetto di Borgo Mezzanone si configura come uno degli episodi emblematici di questa realtà, con abitazioni fatiscenti e mancanza di servizi, che contribuiscono a prolungare uno stato di marginalità sociale. La morte di Hope diventa, così, un simbolo della lotta per un lavoro che garantisca dignità e diritti.

Portando questa storia sul grande schermo della Mostra del Cinema di Venezia, il sindacato mira a dare visibilità a un problema che riguarda migliaia di lavoratori, invitando le istituzioni, le imprese e la politica a intervenire con misure più concrete. Il cortometraggio si pone quindi come uno strumento di denuncia visiva e sensibilizzazione e contribuisce a mantenere alta l’attenzione pubblica su un fenomeno in crescita.

La tradizione del Premio Fai-Cisl nel cinema sociale degli ultimi anni

Il Premio Persona Lavoro Ambiente ha una storia consolidata di collaborazioni e proiezioni che raccontano le diverse sfaccettature del lavoro e delle difficoltà sociali connesse. Nel 2020, per esempio, ha ospitato il docufilm “Siamo qui da vent’anni” di Sandro Bozzolo, che documentava la vita dei migranti impiegati nel settore agroalimentare della provincia di Cuneo. L’anno successivo è stato presentato “Epos et Labor, ovvero Sei delegato!” diretto da Alessio Nardin, un lavoro dedicato al ruolo dei delegati sindacali.

Nel 2022 si è vista la proiezione di “Centootto”, realizzato da Claudio Paravati, Giuseppe Bellasalma e Michele Lipori, che racconta il sequestro in Libia per 108 giorni di 18 pescatori siciliani. Durante la scorsa edizione, il palco ha accolto “Scusa Italia” di Giovanni Panozzo, una raccolta di cinque episodi con temi che spaziano dal caporalato al riscatto sociale e alla legalità. Nel 2024, invece, è stato presentato “L’intervista in mare” di Ludovico Ferro, che indaga il lavoro sui pescherecci italiani.

Questo percorso dimostra come la Fai-Cisl utilizzi il cinema come mezzo per dare voce a questioni spesso sottovalutate, ampliando la memoria collettiva e fornendo uno stimolo a riflettere su tematiche che riguardano soprattutto chi, nei lavori più duri, fatica a trovare tutela e riconoscimento. Il cortometraggio che verrà proiettato a Venezia si inserisce in questa linea, continuando a intrecciare arte, cronaca e impegno sociale a livello nazionale.