Venezia 2025, il cinema si confronta con Gaza e il conflitto israelo-palestinese

di Chiara Moretti

Venezia 2025, il cinema riflette sul conflitto israelo-palestinese e Gaza - Ilvaporetto.com

La 82ª Mostra del Cinema di Venezia, in programma a settembre 2025, si annuncia come un’edizione particolarmente segnata dall’attualità politica e sociale. Tra i film selezionati spiccano opere che tornano sul conflitto israelo-palestinese e documentari che raccontano guerre, ideologie e storie di vita vissuta. In un clima di tensioni e appelli lanciati da artisti e attivisti, il festival sembra voler aprire uno spazio di dibattito attraverso il linguaggio del cinema.

“The Voice Of Hind Rajab”, il dramma di Gaza raccontato da vicino

Tra i titoli più attesi c’è “THE VOICE OF HIND RAJAB”, diretto da Kaouther Ben Hania, in concorso e in programma il 3 settembre. Il film ricostruisce la tragedia del 29 gennaio 2024 a Gaza, quando una bambina di sei anni, Hind Rajab, rimase intrappolata in un’auto durante un attacco militare. La storia si concentra sulla telefonata disperata arrivata ai volontari della Mezzaluna Rossa impegnati nel soccorso, mentre tentano di mantenere il contatto e far arrivare un’ambulanza in mezzo al caos.

Questa pellicola ha un significato particolare per la Tunisia, terra natale della regista, che l’ha scelto come candidato tunisino agli Oscar 2025 per il miglior film internazionale. Dietro il progetto ci sono nomi importanti come Brad Pitt, Joaquin Phoenix, Rooney Mara e Alfonso Cuarón, a testimonianza dell’interesse globale. Dopo Venezia, “THE VOICE OF HIND RAJAB” sarà presente in altri festival internazionali, portando avanti il dibattito sul conflitto.

Tra appelli e neutralità, le tensioni politiche a Venezia

La Mostra di Venezia quest’anno non è solo cinema, ma anche politica. Oltre 1500 artisti e cineasti hanno firmato appelli perché il festival prenda una posizione netta contro quanto accade a Gaza, denunciando le politiche israeliane nei territori palestinesi e chiedendo spazi di parola e riflessione. Questi appelli hanno acceso un clima di attesa e critiche.

La direzione, guidata da Alberto Barbera, ha invece scelto di mantenere una linea più neutrale, puntando a evitare censure e a dare spazio all’estetica delle opere. L’obiettivo è far convivere diverse voci artistiche senza limitare la libertà di espressione. Una scelta che ha diviso, soprattutto tra chi sperava in un impegno più forte da parte degli organizzatori. Il confronto tra arte e politica resta dunque al centro del dibattito veneziano.

Fuori concorso tra polemiche e grandi nomi

Nel fuori concorso ci sono film molto attesi, alcuni già al centro di polemiche politiche. È il caso di “IN THE HAND OF DANTE” di Julian Schnabel, che vanta un cast stellare con Oscar Isaac, Al Pacino, John Malkovich, Martin Scorsese, Gal Gadot e Gerard Butler. Proprio la partecipazione di Gadot e Butler ha suscitato proteste da gruppi come Venice4Palestine, che li accusano di essere vicini alle politiche del premier israeliano Netanyahu.

Il film, tratto dal romanzo di Nick Tosches, intreccia oltre 700 anni di storia attorno a una presunta Divina Commedia ritrovata. Schnabel, premiato con il Cartier – Glory To The Filmmaker Award, presenta un’opera ambiziosa e articolata che arricchisce il programma.

“Kabul, Between Prayers”: un ritratto di un giovane talebano e il suo dilemma

Tra i documentari spicca “KABUL, BETWEEN PRAYERS” di Aboozar Amini, fuori concorso e in programma alla Sala Casinò. Racconta la vita di Samim, 23 anni, fedele all’ideologia talebana, diviso tra la vita da marito e agricoltore e le promesse del martirio nella sua fede.

Il fratello più giovane, Rafi, 14 anni, lo guarda come un modello ma inizia a nutrire dubbi, vivendo la crisi tipica dell’adolescenza. Il film di Amini mostra con realismo la complessità delle scelte personali nell’Afghanistan post-talebano, offrendo uno sguardo sulle dinamiche familiari in un contesto sociale e ideologico teso.

Venezia 2025, tra storie di ieri e voci di oggi

Nel concorso italiano spicca “DUSE” di Pietro Marcello, che racconta gli ultimi mesi di vita dell’attrice Eleonora Duse. Valeria Bruni Tedeschi interpreta la diva che torna sul palco dopo anni di ritiro, in un momento storico segnato dalla fine della Grande Guerra e dall’ascesa del fascismo. Un ritratto di una figura del passato che parla anche dei tempi difficili e delle scelte personali.

La Mostra di Venezia 2025 si conferma così un punto d’incontro tra cinema, cronaca e politica. Le storie di guerre, ideologie, sofferenze e arte si intrecciano in un contesto che riflette sulle responsabilità e i limiti dello spettacolo in tempi di crisi. Venezia resta il luogo dove immagini e racconti si confrontano a livello globale, senza nascondere le tensioni di un presente complesso e pieno di interrogativi.