Jasveen Sangha si dichiara colpevole per la morte di Matthew Perry causata dalla ketamina

di Chiara Moretti

Jasveen Sangha ammette la responsabilità per la morte di Matthew Perry legata alla ketamina. - Ilvaporetto.com

La morte di Matthew Perry ha mosso un’inchiesta complessa, che ha portato alla luce un giro di traffico di ketamina con conseguenze fatali. Jasveen Sangha, accusata di aver fornito la sostanza che ha ucciso l’attore, ha ammesso le sue responsabilità di fronte a un tribunale federale a Los Angeles. La vicenda, che coinvolge più imputati, mostra dettagli precisi su come si è svolto lo spaccio e le dinamiche intorno alla tragica fine di Perry. Lo sviluppo recente con la confessione di Sangha aggiunge nuovi elementi al caso, collocando l’attenzione sulle questioni legali e sociali legate all’abuso di droghe potenti.

Jasveen Sangha ammette di aver fornito la ketamina che ha portato alla morte di Matthew Perry

Mercoledì scorso, davanti al giudice federale di Los Angeles, Jasveen Sangha ha dichiarato la propria colpevolezza in relazione alla morte di Matthew Perry. La donna di 42 anni, cittadina statunitense e britannica, si è riconosciuta responsabile di cinque capi d’accusa, fra cui spaccio con conseguenze mortali. L’accusa sostiene che sia stata lei a fornire la ketamina all’assistente di Perry, che poi ha somministrato all’attore almeno tre dosi letali. Questo episodio è avvenuto nell’ottobre 2023 nella villa di Pacific Palisades, dove Perry è stato trovato morto con livelli altissimi della sostanza nel corpo.

La condanna definitiva per Sangha è fissata per il 10 dicembre 2025, e rischia fino a 65 anni di carcere. L’incriminazione di Sangha arriva dopo quella di altre quattro persone coinvolte in questo complesso giro di droga. Il caso ha fatto emergere i dettagli di una rete che forniva sostanze proibite e di come queste siano arrivate nelle mani dell’attore, con un impatto tragico.

Il ruolo di Jasveen Sangha nel traffico di Ketamina e le prove raccolte dagli investigatori

Le indagini hanno mostrato che Sangha gestiva una vera e propria “stash house” a North Hollywood, dove sono stati trovati diversi tipi di stupefacenti oltre alla ketamina. In casa sua la polizia ha sequestrato metanfetamina, ecstasy, cocaina, pillole contraffatte di Xanax e vari strumenti per pesare e vendere droghe. Questo ha confermato la sua posizione di spacciatrice attiva nel rifornire clienti con sostanze pericolose.

Nel corso dell’inchiesta, è stato accertato che Sangha collaborava con un intermediario, Erik Fleming, per rifornire l’assistente personale di Matthew Perry, Kenneth Iwamasa. Dopo la morte dell’attore, secondo le accuse, Sangha invitò Fleming a cancellare tutti i messaggi per nascondere le prove. Sangha ha inoltre ammesso di aver venduto ketamina anche a un altro uomo morto per overdose nel 2019. Questi elementi mostrano una rete molto articolata che lega il mondo dello spaccio di ketamina alla diffusione di decessi per overdose negli ultimi anni.

La dinamica della morte di Matthew Perry e il coinvolgimento degli altri imputati

Matthew Perry è stato trovato senza vita nella sua villa con vista sull’Oceano a Pacific Palisades nel 2023, all’età di 54 anni. L’autopsia ha segnalato livelli letali di ketamina nel suo corpo, sostanza che gli è stata somministrata dall’assistente personale tramite iniezioni multiple nello stesso giorno della morte. Il caso ha evidenziato come la droga abbia avuto un ruolo centrale nella tragedia.

Oltre a Jasveen Sangha e al suo coinvolgimento diretto, le autorità hanno incriminato altre quattro persone. Tra queste figurano due medici, Mark Chavez e Salvador Plasencia, che hanno scelto di patteggiare una riduzione della pena, dichiarandosi colpevoli. Plasencia, in particolare, mostrava atteggiamenti sprezzanti, come emerge da un sms in cui definiva con parole offensive chi acquistava ketamina da lui a prezzi molto alti.

Un dato significativo emerso dall’indagine riguarda i costi della sostanza. Matthew Perry spendeva fino a 2.000 dollari a fiala, mentre i fornitori la compravano a 12 dollari, evidenziando così un giro di profitti molto elevato. Questo elemento aggiunge un aspetto economico alla vicenda, delineando lo sfruttamento della dipendenza da sostanze per trarne guadagni importanti.

Il quadro più ampio del problema della ketamina e le implicazioni sociali emerse dal caso

La morte di Matthew Perry punta i riflettori su una problematica in crescita riguardante l’uso e abuso di ketamina negli Stati Uniti. La sostanza, in passato usata come anestetico e negli ultimi tempi anche negli ambienti ricreativi, sta causando effetti letali sempre più frequenti in certi casi di consumo incontrollato o sotto dosi elevate.

Il caso ha messo in evidenza anche il modo in cui questa droga circoli attraverso canali illeciti costruiti con intermediari e un’organizzazione fatta di spacciatori pronti a rifornire clienti disposti a pagare cifre elevate, come nel caso di Perry. A incidenti tragici come questi si aggiunge la difficoltà delle autorità nel rintracciare e fermare queste reti.

Le dichiarazioni di colpevolezza di tutte le persone coinvolte mostrano una responsabilità comune che si estende dai fornitori ai medici coinvolti, aprendo dibattiti sulla regolamentazione e i controlli nei confronti di farmaci e sostanze psicoattive. Questa vicenda rimane dunque un esempio di quanto la ketamina, fuori dagli ambiti medici controllati, possa causare danni gravi e persino mortali, segnando un caso di cronaca che interessa la società in più punti.