Il viaggio interiore di un archeologo tra passato, solitude e patrimonio culturale in ‘Sfinge’ di Gabriele Di Fronzo

di Roberta Ludovico

Archeologo e memoria nel viaggio narrativo di 'Sfinge' di Di Fronzo. - Ilvaporetto.com

Il nuovo romanzo “Sfinge” di Gabriele Di Fronzo, pubblicato da Einaudi nel 2025, si cala in un intreccio di temi esistenziali, ambientato nel mondo dell’archeologia e dei musei. Il protagonista, Matteo Lesables, vive tra trasferimenti di opere d’arte antica e riflessioni sul proprio passato, con una città come Shanghai che fa da sfondo alle sue scoperte interiori. Il libro racconta con attenzione la vita di chi si occupa di custodire la memoria storica e la delicata relazione con il tempo che tutto consuma.

Il ruolo dell’archeologo e la missione al museo egizio di Torino

Matteo Lesables lavora come archeologo presso il Museo Egizio di Torino, una delle istituzioni più prestigiose dedicate alla civiltà antica, specialmente l’Egitto. Il romanzo si apre con la sua ultima missione prima della pensione, accompagnare una Sfinge fino a Shanghai, dove dovrà partecipare a una mostra. Questo trasferimento di reperti è un aspetto cruciale e delicato del lavoro di Matteo. Nei musei, ogni spostamento richiede un impegno immenso, attenzione e rispetto per ogni oggetto; la Sfinge stessa rappresenta un simbolo di continuità e mistero, che l’archeologo sente profondamente legato a sé. Il viaggio diventa così più di uno spostamento fisico: è un modo per affrontare la solitudine e le sfide personali, scegliendo come forma di esilio viaggiare per il mondo.

Matteo usa questa professione come scusa per fuggire dalla vita adulta, da ricordi difficili o gioie, e questo viaggio in Cina si carica di significati nuovi. Il Museo Egizio di Torino, con la sua missione di conservazione e diffusione del sapere, diventa anche il luogo da cui partire per affrontare la memoria personale, che non smette di tornare attraverso oggetti e spazi di passaggi esistenziali.

Shanghai come specchio tra passato e futuro

Shanghai si presenta nel romanzo come una città complessa e in trasformazione, dove passato e futuro si intersecano continuamente. È un punto nevralgico per la cultura globale, con una vivace attività artistica e museale che la rende ideale per una rappresentazione simbolica, in cui Matteo si trova a riflettere su ciò che è stato e ciò che verrà. La difficoltà di afferrare Shanghai, la sua natura «inafferrabile», rispecchia lo spaesamento interiore di Matteo e la sua ricerca di senso.

Le pagine raccontano anche incontri significativi, come quello con Qi, una donna che incarna un’oscillazione tra sincerità e mistero. Il loro rapporto avvia una immersione sia reale sia simbolica in una parte della Muraglia cinese sommersa da una diga, metafora del passato sepolto e della memoria custodita dalle acque del tempo. Shanghai, tra tecnologie nuove e tradizioni, diventa così il cuore emotivo di questa avventura di riflessione e riscoperta, in cui la città compie un lavoro di essere specchio e sfondo del cambiamento personale di Matteo.

Riflessioni sul tempo, la conservazione e la fine

Un tema costante del romanzo è il tempo e la sua impronta sulla materia e sull’esistenza. Matteo racconta il suo lavoro come un tentativo di fermare il tempo, conservando oggetti antichi con la consapevolezza che, prima o poi, essi torneranno a polvere. Il detto egiziano «tutti temono il tempo, ma il tempo teme le piramidi» sottolinea questa lotta contro la dissoluzione, ma anche la fragilità di ogni essere umano e dei suoi sforzi.

Il protagonista usa la clessidra come immagine ricorrente, con la sabbia che scorre e che simboleggia il lento avvicinarsi del momento in cui la Sfinge tornerà materia informe. Questo porta a una riflessione sulla morte, sulla distanza che si sceglie di mettere tra sé e il luogo dove si sa si morirà. Il viaggio nel mondo e le custodie di opere diventano vie di fuga e insieme modi per restare in contatto con ciò che passa.

Elementi culturali e incontri che arricchiscono la narrazione

Oltre al quadro personale, “Sfinge” intreccia note, storie e tante curiosità sull’archeologia e il mondo dei musei. Il racconto infatti non si limita a seguire solo il protagonista, ma si addentra nella descrizione dei luoghi, della cura necessaria per trasferire opere e dei contesti culturali diversi. La collaborazione tra Museo Egizio di Torino e istituzioni internazionali, come quelle di Shanghai, è un fatto recente e concreto che avvicina culture lontane e sottolinea il valore universale della conservazione.

Nel soggiorno in Cina, Matteo incontra anche Kong Yalei, un uomo d’affari misterioso che tenta di coinvolgerlo in un progetto in viaggio, aprendo ulteriori prospettive. Questi episodi contribuiscono a dare al romanzo una dimensione di suspense e apertura, facendo maturare nel lettore la curiosità di capire come questa esperienza potrà modificare il protagonista, mentre si avvicina alla fine di una fase della sua vita e al passaggio verso nuove situazioni.

Il romanzo si compone quindi di vari fili narrativi che si intrecciano, portando il lettore a osservare la vita da diverse angolazioni: quella privata, quella professionale e quella culturale, tutte legate dalla consapevolezza che il tempo modella ogni cosa, anche i ricordi e i sentimenti più profondi.