Adania Shibli al Festivaletteratura Di Mantova: la narrazione spezzata della Palestina tra guerra, lingua e scrittura

di Andrea Presto

Adania Shibli al Festivaletteratura di Mantova: raccontare la Palestina tra conflitto e scrittura. - Ilvaporetto.com

La scrittrice palestinese Adania Shibli ha partecipato al Festivaletteratura di Mantova il 3 settembre 2025, affrontando il tema della narrazione frammentata della Palestina. In un evento molto seguito a Piazza Castello, Shibli ha parlato della difficoltà di raccontare una storia complessa, amplificata dalla guerra iniziata nell’ottobre del 2023, e di come la lingua stessa risenta di questa violenza. Nel suo intervento ha collegato la situazione politica a una riflessione più ampia sul ruolo della letteratura e sul senso della parola in tempi di conflitto.

La narrazione della Palestina e la difficoltà di raccontare una realtà complessa

Adania Shibli ha descritto la narrazione della Palestina come una storia interrotta, spezzata da eventi continui che la rendono difficile da comprendere e da comunicare. Nel suo intervento al Festivaletteratura di Mantova, la scrittrice ha sottolineato come i media spesso offrano una visione riduttiva degli eventi, lasciando ai narratori palestinesi il compito difficile di trovare le parole giuste per esprimere un vissuto lacerato dalla guerra.

Shibli ha usato una metafora stringente, immaginando la Palestina come un insegnante di letteratura che mostra una lingua spezzata, priva di un inizio chiaro. Quando si prova a raccontare la guerra partendo dall’ottobre 2023, subito arriva la sensazione che quel punto non sia l’origine vera della sofferenza. Questo inciampo nel racconto riflette la difficoltà di delineare un inizio e una linea narrativa chiari in un contesto di conflitto prolungato e complesso.

La scrittrice ha evidenziato come la lingua ufficiale degli oppressori resti cristallina e logica, mentre quella dei palestinesi si trasforma, muta in un lamento che precede il linguaggio, perdendo lucidità e linearità. Questa condizione influisce profondamente anche sulla vita quotidiana di chi vive in Palestina: il dolore provoca la perdita della parola, riduce la comunicazione a una dimensione più primitiva e fragile.

L’esperienza di tale frattura linguistica apre anche un interrogativo profondo su quale tipo di letteratura si possa generare in simili condizioni. Shibli si è chiesta se la scrittura possa continuare a svolgere un ruolo in un contesto in cui l’espressione stessa è minacciata, sottolineando la complessità di mantenere viva una narrazione quando la relazione con la lingua è così danneggiata.

L’intimità con la terra e la perdita di nomi come riflessione esistenziale

Durante l’incontro condotto da Paola Caridi, Shibli ha parlato del suo rapporto personale con la Palestina, che va oltre la semplice collocazione geografica. La scrittrice ha spiegato che la Palestina le insegna una particolare relazione con la lingua e la scrittura, che includono anche il modo in cui questa viene utilizzata per distruggere o cancellare identità.

Il riferimento alla natura, agli alberi sotto minaccia, serve a mostrare come l’esistenza in Palestina coinvolga più livelli. Alcune persone non hanno neppure un nome conosciuto, un fatto che testimonia l’anonimato e la cancellazione a cui molti sono sottoposti. Shibli ha osservato come la scrittura l’abbia aiutata a capire che forse non è necessario che tutti abbiano un nome per poter vivere una relazione con chi li circonda. Questa riflessione muove dalla costante assenza di punti di riferimento chiari, inserendosi in un discorso sul riconoscimento e sulla memoria individuale e collettiva.

L’autrice ha poi portato l’attenzione sulla situazione ambientale di Gaza, descrivendola come una tappa fondamentale per milioni di uccelli migratori che necessitano di punti di riferimento sicuri. La guerra e la distruzione minacciano anche questo equilibrio, con conseguenze che si estendono oltre le vicende umane: la perdita degli alberi, lo sradicamento e il progetto di piantare pini che ostacolano il terreno rappresentano un danno che coinvolge anche la flora e la fauna. In questo scenario multidimensionale, la crisi si manifesta su più fronti.

La funzione della letteratura nel mantenere un’identità e l’umanità

Per Shibli la letteratura occupa uno spazio specifico, che consiste nella capacità di dare voce alla fragilità e nel permettere alle persone di continuare a esistere nel mondo. Nel suo discorso ha citato un collega che le ha confessato di scrivere per non diventare “un mostro”, un modo per preservare un nucleo di umanità nonostante le difficoltà.

La scrittura diventa allora una forma di resistenza non solo politica ma anche esistenziale, uno strumento per non perdere se stessi in un contesto dominato da violenza e perdita. La realtà palestinese vive ogni momento sotto questa pressione, dall’infanzia fino all’età adulta, e il disorientamento somiglia a quello di un uccello migratore che perde i punti di riferimento necessari per spostarsi.

Shibli ha raccontato anche aspetti della sua vita personale, come la sua avversione per la scuola e come, nonostante tutto, abbia continuato a scrivere senza avere voglia di diventare scrittrice. La sua testimonianza evidenzia quanto la scrittura sia un atto necessario più che una semplice scelta professionale.

Festivaletteratura Mantova 2025: riflettere sui conflitti con le parole degli autori

Il Festivaletteratura di Mantova 2025 ha messo sotto i riflettori scrittori come Adania Shibli impegnati a raccontare la realtà del conflitto in Palestina e altri teatri di guerra. La presenza di autori che vivono o hanno vissuto direttamente le conseguenze di situazioni drammatiche offre ai partecipanti l’opportunità di confrontarsi con narrazioni che si intrecciano tra storia personale e politica.

L’evento è diventato un luogo di dialogo dove emergono voci che spiegano come il trauma della guerra influenza la cultura e la società. Si riflette non solo sulle cause e sugli effetti dei conflitti, ma anche su come raccontarli, sul senso della memoria e delle parole in un contesto così difficile.

L’intervento di Shibli, molto applaudito dal pubblico, ha richiamato l’attenzione su quanto la narrazione della Palestina sia ancora frammentata, gestita spesso da chi non comprende a fondo la complessità della situazione. Tra queste voci, quella di Shibli risulta una presenza importante che testimonia la necessità di ascolto e approfondimento.