Il Mostro Di Firenze al centro della nuova serie Netflix: un racconto dalle origini alle piste meno note

di Roberta Ludovico

Il Mostro di Firenze rivive nella nuova serie Netflix, tra verità e misteri meno noti. - Ilvaporetto.com

La storia del Mostro di Firenze, uno dei casi criminali più lunghi e oscuri d’Italia, torna a vivere in una nuova serie Netflix in uscita il 22 ottobre 2025. La produzione si concentra su quella che viene definita la “pista sarda”, una fase preliminare delle indagini poco conosciuta rispetto alla più nota inchiesta su Pacciani e i cosiddetti “compagni di merende”. Il progetto diretto da Stefano Sollima affronta con rigore e attenzione i fatti, senza aderire a una singola versione, offrendo uno sguardo dettagliato sugli otto duplici omicidi avvenuti tra il 1968 e il 1985.

La nuova serie Netflix ricostruisce le origini delle indagini sul Mostro Di Firenze

La serie Netflix “Il Mostro”, creata da Stefano Sollima insieme a Leonardo Fasoli, esplora le prime fasi dell’inchiesta sul Mostro di Firenze, partendo da un contesto fatto di incertezze e documenti finora poco approfonditi. Sollima ha spiegato che la difficoltà principale stava nel fatto che molte conclusioni già note derivavano da una tesi di fondo con cui si cercava di dimostrare un punto preciso, piegando la realtà. La scelta degli autori è stata dunque di ripartire da zero, ricostruendo la vicenda con sguardo nuovo, per fare chiarezza su una vicenda intrisa di dubbi ancora oggi.

Il racconto si sviluppa in quattro puntate e non si limita alla semplice esplorazione del “mostro” come figura unica, ma dedica un episodio a ciascuno dei sospettati principali coinvolti nelle indagini a partire dalla cosiddetta “pista sarda”. Questa impostazione consente di evitare di schierarsi a favore di una determinata versione e al tempo stesso di mostrare tutte le sfaccettature della storia. La serie mette insieme testimonianze, documenti e ricostruzioni legali, un materiale vasto che evidenzia tutte le contraddizioni e le piste esplorate in quegli anni.

Il cast comprende nomi come Marco Bullitta, Valentino Mannias, Francesca Olia e Giacomo Fadda, che interpretano i protagonisti coinvolti nelle indagini. La produzione è curata da The Apartment, parte del gruppo Fremantle, con Alter Ego come co-produttore. L’uscita della serie coincide con il decimo anniversario dell’arrivo di Netflix in Italia e ha già attirato l’attenzione del pubblico e degli esperti, tanto da essere presentata anche fuori concorso alla 82ª Mostra del Cinema di Venezia.

I delitti del Mostro di Firenze e la “pista sarda”: un capitolo poco esplorato

La vicenda del Mostro di Firenze riguarda otto duplici omicidi avvenuti nell’arco di diciassette anni, dal 1968 al 1985, tutti con la stessa arma: una Beretta calibro 22. Questa costanza ha reso il caso uno dei più difficili da risolvere, alimentando speculazioni e teorie molteplici nella società italiana. La “pista sarda” rappresenta una delle prime linee investigative prese in considerazione prima che si puntasse su Pacciani e gli altri sospetti noti come “compagni di merende”.

Nell’indagine sui delitti, la serie si concentra in particolare sulla figura di Barbara Locci, interpretata da Francesca Olia, prima vittima insieme ad Antonio Lo Bianco il 21 agosto 1968. Con loro, in auto, il figlio della donna Natalino Mele, che da bambino è ritenuto l’unico sopravvissuto alla sequenza di omicidi. La vicenda di Barbara Locci si intreccia con elementi tragici e oscuri: abusi ripetuti negli anni precedenti e coinvolgimenti di persone vicine come il marito Stefano Mele ma anche Francesco e Salvatore Vinci, Giovanni Mele. Questi nomi riemergono spesso tra i sospetti nel corso dell’inchiesta, dove non mancano episodi di vendetta, bugie e depistaggi che complicano ulteriormente il quadro.

Il contesto delle indagini racconta una realtà segnata da tensioni familiari e sociali, dove il concetto di difesa dell’onore ha spesso guidato azioni violente e omicidi. Questa complessità ha reso ogni avanzamento difficile e controverso, e il filtro narrativo della serie mira a mostrare proprio questa rete intricata senza ridurla a una versione univoca. La “pista sarda” in particolare ha avuto un ruolo marginale nella memoria collettiva, ma rappresenta un tassello fondamentale per capire le radici del caso.

La produzione mette in luce questi dettagli grazie a un lavoro approfondito su documenti originali e testimonianze, dando modo a chi guarda di cogliere le dinamiche, anche legali, che hanno contraddistinto l’intero percorso investigativo. Il racconto rispetta la complessità storica, senza edulcorare l’aspetto drammatico di una vicenda che ancora oggi suscita interrogativi.

Stefano Sollima e la scelta di raccontare più versioni dei sospetti nel ruolo di regista e coproduttore

Stefano Sollima, riconosciuto per aver diretto serie e film con ambientazioni criminali come “Romanzo Criminale”, “Gomorra” e “Suburra”, con “Il Mostro” affronta un tema diverso, più radicato nella cronaca italiana e nella memoria collettiva. Nello sforzo di rappresentare una vicenda densa e poco lineare, ha optato per un approccio narrativo che non cerca il “mostro” definitivo ma si concentra sui personaggi sospettati nell’arco dell’intera indagine.

Nell’intervista, Sollima sottolinea come fosse necessario “riraccontare la storia e per fortuna è venuta un’idea che ci ha guidato”, cioè dedicare un episodio a ogni sospetto presentando così più prospettive in maniera equilibrata. Ciascun episodio permette di approfondire contesti personali, motivazioni e prove che durante le indagini sono emerse, evitando quindi di focalizzarsi su una lettura preconfezionata.

Questo metodo ha permesso agli autori di mostrare non solo i fatti e i documenti, ma anche le conseguenze sociali e giudiziarie legate a ogni figura, svelando retroscena di vendette, omicidi paralleli, depistaggi e dinamiche familiari tese. La narrazione rompe con l’idea di una storia-cronaca complessivamente chiusa e lascia spazio a riflessioni sull’incertezza e sulle zone d’ombra tuttora esistenti.

La realizzazione tecnica della serie si basa su un lavoro meticoloso di ricerca e ricostruzione, che ha coinvolto un ampio numero di fonti e persone, con lo scopo di mantenere saldo il rigore nei confronti del materiale originale. Sollima e Fasoli, infatti, hanno lavorato in stretta collaborazione nei ruoli di creatori e produttori, assicurando così una visione d’insieme coerente con i fatti storici.

Quello che emerge dalla nuova produzione è un racconto che prova a spogliarsi dalle interpretazioni sensazionalistiche, un tentativo di raccontare una storia la cui eco è tornata più volte nella cronaca italiana e che ancora oggi alimenta controversie tra gli studiosi e gli appassionati di cronaca nera.


Questa nuova serie rappresenta un passaggio importante nella narrazione di uno dei casi più enigmatici della storia recente italiana, mettendo in luce aspetti poco conosciuti e rivalutando indagini iniziali trascurate. Netflix propone così uno sguardo attento e documentato, offrendo ampia materia per chi cerca di comprendere i limiti e le complessità che hanno segnato quel periodo storico.