Frank Westerman racconta l’Artico attraverso sette animali: storia, natura e politica
Frank Westerman, scrittore e giornalista olandese, torna con “Bestiario artico”, il suo nuovo libro pubblicato da Iperborea. Presentato al Festivaletteratura di Mantova, il testo esplora il rapporto tra uomo e natura nell’Artico, seguendo la storia di sette animali tipici di quella terra gelida. Westerman intreccia esplorazioni, fenomeni naturali e tensioni geopolitiche, offrendo un racconto che va ben oltre il semplice reportage naturalistico.
Sette animali per raccontare l’uomo e il suo tempo
Westerman sceglie sette creature del Circolo Polare Artico, alcune leggendarie, altre meno conosciute, per riflettere sulle crisi e i comportamenti umani. Tra queste ci sono il narvalo, i lemming, l’anguilla, l’oca colombaccio, l’orso polare, la renna e il granchio reale. Ognuno rappresenta un aspetto diverso della realtà attuale: dalle tensioni ecologiche ai meccanismi di sopravvivenza e conflitto tipici della nostra società.
I lemming, per esempio, sono piccoli roditori noti per le loro migrazioni di massa spesso fatali. Westerman li usa come potente metafora della nostra corsa sfrenata verso conseguenze disastrose. Racconta come, in caso di sovrappopolazione, questi roditori si lancino in una corsa senza fine, anche verso la morte. I biologi non parlano di suicidio, ma di fatto è così. “Corriamo senza fermarci anche se sappiamo che andremo incontro a gravi danni”, dice Westerman, pensando alla crisi ambientale e sociale che sembra sfuggirci di mano.
Un altro esempio è il narvalo, conosciuto come “unicorno dei mari” per la sua lunga zanna a spirale. Westerman ricorda un episodio curioso del 2019: la zanna di un narvalo è stata usata per fermare un attacco terroristico a London Bridge. Un fatto sorprendente che rafforza il valore simbolico di questo animale unico, che rappresenta molto più di una semplice specie artica.
Dalle Esplorazioni Di Barents all’Artico di oggi
Il viaggio di Westerman inizia con Willem Barents, l’esploratore olandese che nel 1596 cercò un passaggio a nord-est. Il libro si ispira ai suoi diari per collegare passato e presente, mostrando come allora l’uomo scopriva un mondo dominato da animali e ambienti selvaggi, molto diverso da quello attuale.
Westerman ricorda la dura avventura di Barents e del suo equipaggio, costretti a sopravvivere tra orsi polari e a nutrirsi di volpi selvatiche, con solo dodici uomini rimasti alla fine della spedizione. Una storia raccontata tante volte, spesso con il focus sugli umani, eroi o vittime.
Qui invece il centro sono gli animali incontrati oltre Capo Nord, specie allora sconosciute e oggi simboli della crisi ambientale, del cambiamento climatico e del complesso rapporto tra uomo e natura artica.
L’autore sottolinea come oggi la rotta che Barents voleva percorrere sia più accessibile, perché i ghiacci si stanno sciogliendo. Questa trasformazione apre scenari radicali per la fauna artica e per le potenze mondiali che puntano a quella regione.
Artico: tra geopolitica e specie in bilico
Oltre a storia e natura, “Bestiario artico” racconta le tensioni geopolitiche che animano la regione. Qui si scontrano potenze come Stati Uniti, Russia, Cina, Norvegia e altre, con interessi che vanno dal controllo delle risorse alle rotte commerciali.
Westerman parla di casi concreti: l’interesse di Trump per la Groenlandia, l’espansione cinese nella “via della seta artica” e le fortificazioni russe lungo la costa siberiana. Anche la Nato è presente, creando una tensione che ricorda una nuova “guerra fredda”.
In mezzo a tutto questo, emergono storie quasi incredibili, come quella delle renne. Alcuni esemplari sono passati illegalmente dal confine norvegese a quello russo, dove sono stati trattenuti come “ostaggi”. La Russia avrebbe chiesto 4 milioni di euro di riscatto per rilasciarle. Il governo norvegese ha negoziato e alla fine ha pagato, anche se la somma non è stata confermata. Un episodio che mostra come anche gli animali siano coinvolti nelle dispute politiche dell’Artico, assumendo un ruolo inaspettato ma reale.
Diversa invece la vicenda del granchio reale, altra specie protagonista del libro. Allarmismi per una sua possibile invasione e disastro ecologico erano stati lanciati persino dal Wwf, ma poi la situazione si è stabilizzata. Oggi, in Norvegia, si cerca di proteggere questi crostacei, perché il peggio non è accaduto.
Westerman riesce a mescolare storie naturali e geopolitiche, mantenendo un equilibrio che stimola sia la curiosità sia la riflessione sul futuro dell’Artico e sul nostro rapporto con quel territorio.
Con “Bestiario artico” Frank Westerman mette in dialogo passato e presente, uomo e animale, natura e politica. Racconta storie di animali che diventano specchi per capire cosa succede oggi, soprattutto in un’area sempre più strategica e fragile come l’Artico. Sullo sfondo ci sono i cambiamenti climatici e le tensioni internazionali, ma il racconto trova forza nella prospettiva umana e concreta offerta dai protagonisti non umani.
