Giovani agricoltori Coldiretti a Bari: allarme per il calo dei prezzi del grano e aumento delle importazioni

di Ivan Rossi

Giovani agricoltori Coldiretti a Bari denunciano il calo dei prezzi del grano. - Ilvaporetto.com

Il prezzo del grano in Piemonte sta attraversando una fase critica, con valori in forte diminuzione. A Bari, davanti alla fiera del Levante, i giovani di Coldiretti hanno promosso un flash mob per evidenziare le difficoltà economiche che la riduzione del prezzo del grano sta causando alle aziende agricole pugliesi. Chiedono interventi rapidi per fermare questa tendenza, che mette a rischio l’attività degli agricoltori e il futuro della produzione cerealicola locale.

La protesta a Bari: richiesta di interventi per gli agricoltori pugliesi

Nel 2025 i costi di produzione del grano in Puglia sono saliti fino a 1.200 euro per ettaro coltivato. Durante la cerimonia inaugurale della fiera del Levante, i giovani di Coldiretti hanno voluto portare all’attenzione la crisi economica che sta colpendo le loro aziende. Con un flash mob hanno rappresentato un settore che fatica a sostenersi, visto che i prezzi non coprono nemmeno le spese di produzione.

Il prezzo del grano duro in Puglia è sceso sulla borsa merci di Foggia, che nell’ultima settimana ha registrato un calo di 10 euro per tonnellata, portando il valore a 280 euro per tonnellata. Questo mette a rischio la sopravvivenza delle 38 mila aziende cerealicole della regione, nota come il Granaio d’Italia. Le imprese si trovano in difficoltà a causa di prezzi troppo bassi e costi di coltivazione elevati.

I giovani agricoltori segnalano che questa situazione mette in pericolo anche il loro futuro professionale, compromettendo non solo la produzione attuale ma anche l’intera filiera e l’attrattività delle campagne per le nuove generazioni.

L’impatto delle importazioni sul mercato locale: dati dei primi mesi del 2025

Un punto centrale della protesta riguarda l’aumento delle importazioni, che secondo l’analisi Coldiretti basata su dati Istat, sono cresciute del 28% nel primo quadrimestre del 2025. L’ingresso massiccio di grano dall’estero esercita una pressione al ribasso sul prezzo del prodotto nazionale, riducendo ulteriormente il valore delle produzioni locali.

Gli agricoltori definiscono questa situazione come un’“invasione” causata da manovre di mercato che favoriscono prodotti provenienti da paesi come Canada, Turchia e Russia. Negli ultimi anni questi paesi hanno conquistato quote significative del mercato italiano, mettendo in difficoltà il grano prodotto in Puglia e in altre regioni.

Il problema non riguarda solo il calo dei prezzi, ma anche la competizione con prodotti importati che spesso arrivano con costi e condizioni differenti. Gli agricoltori sottolineano che questa situazione mette a rischio gli investimenti e la redditività delle coltivazioni locali, aggravando una crisi già presente nel settore.

Conseguenze per le aziende agricole pugliesi e prospettive per gli agricoltori

La Puglia, con la sua vasta superficie dedicata al grano duro, è una delle regioni più importanti per la produzione cerealicola in Italia. Il calo del prezzo a 280 euro per tonnellata, unito all’aumento dei costi fino a 1.200 euro per ettaro, rende difficile la gestione delle 38 mila aziende agricole impegnate in questa attività.

Questo squilibrio tra costi e ricavi rischia di provocare una crisi profonda. Molte aziende vedono ridursi il margine di guadagno, mettendo a rischio la continuità operativa e la possibilità di investire nel miglioramento delle tecniche di coltivazione. Il futuro degli agricoltori pugliesi appare incerto, con effetti diretti sulla produzione e sulla qualità del grano italiano.

La crisi si riflette anche sul tessuto sociale rurale, dove molti giovani cercano alternative fuori dall’agricoltura a causa delle difficoltà economiche. La manifestazione a Bari rappresenta un appello per interventi concreti che garantiscano la tenuta di un settore fondamentale per la Puglia e per l’Italia.

Il comparto cerealicolo pugliese attende risposte rapide per fermare la discesa dei prezzi e tutelare un patrimonio produttivo che rischia di scomparire sotto la pressione di una concorrenza internazionale che ha modificato il mercato.