Pompei, tra nuove scoperte e progetti sociali: dalla casa del Tiaso all’Archeofood

di Andrea Presto

Scavi e iniziative sociali a Pompei, dalla casa del Tiaso all’Archeofood. - Ilvaporetto.com

Negli scavi di Pompei spuntano nuovi dettagli sulla casa del Tiaso, accompagnati da un progetto che mette insieme archeologia, agricoltura sociale e ristorazione. Il direttore del Parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel, ha curato un libro che racconta nei dettagli le ultime scoperte, mettendo in luce affreschi preziosi e un ambiente unico nella storia della città. Allo stesso tempo, proprio dentro l’area archeologica prende forma un’iniziativa che coinvolge giovani in difficoltà, impegnati in attività agricole e culinarie, con un impatto diretto sulla comunità e sui visitatori di Pompei.

Casa Del Tiaso, il cuore delle ultime scoperte

La casa del Tiaso è uno degli ambienti più importanti emersi dagli ultimi scavi a Pompei. Si trova vicino alla terrazza della Casina dell’Aquila e al suo interno c’è una sala con affreschi raffinati che raccontano scene di banchetti e riti dedicati a Dioniso. Nel libro “Scavando Pompei. La casa del Tiaso e il suo mondo”, Zuchtriegel descrive con cura i ritrovamenti: un corteo di figure mitologiche, donne armate, un dettaglio raro per l’epoca. Questi affreschi ci offrono uno sguardo prezioso sulla vita e la società pompeiana prima dell’eruzione.

Accanto alla casa è stato scoperto anche un panificio, dove lavoravano schiavi in condizioni dure. Questo ci restituisce un quadro diretto delle condizioni di lavoro e delle strutture urbane di allora. La casa del Tiaso è importante anche per la sua storia: elementi architettonici fanno pensare a un investimento importante già cento anni prima del 79 d.C. Era stata scavata nel periodo borbonico, poi abbandonata e lasciata intatta, il che ha permesso di conservare molti dettagli.

Archeofood e agricoltura sociale: il cibo come ponte tra cultura e inclusione

Il progetto “Chora WineArcheoFood” nasce come punto di ristorazione dentro gli scavi, ma va ben oltre il semplice cibo. Qui lavorano giovani fragili, della cooperativa “Il Tulipano”, coinvolti in un’attività di agricoltura sociale, la prima fattoria sociale dentro un parco archeologico. I ragazzi coltivano aree del parco e producono ingredienti che il ristorante usa, creando un legame diretto tra produzione, cucina e inclusione.

Giovanni Minucci, presidente della cooperativa, spiega che questo modello segna il passaggio da un progetto sociale a uno economico, dove lavoro e responsabilità si bilanciano. La cooperativa Cirfood gestisce il ristorante Chora e utilizza proprio i prodotti coltivati dai ragazzi. Il concetto di “archeofood”, introdotto da Zuchtriegel, non è solo ricostruire i piatti di Pompei antica, ma valorizzare tradizioni gastronomiche ancora vive, mantenendo un legame autentico con le radici.

La sfida della conservazione tra scavi e manutenzione

Scavare a Pompei è una grande responsabilità, vista la quantità di ambienti affrescati e delicati. Zuchtriegel racconta che solo il 7% delle strutture scavate ha una copertura per proteggerle dagli agenti atmosferici, quindi serve una manutenzione costante. Finora sono stati riportati alla luce circa 30mila metri quadrati, e il costo medio annuo per mantenerli in buone condizioni si aggira intorno ai 30 euro per metro quadrato.

Questo ha aperto un dibattito sulla sostenibilità: fermare gli scavi per salvaguardare le strutture o continuare per scoprire nuovi ambienti? All’inizio gli archeologi avevano pensato di bloccare le esplorazioni davanti a un ambiente di grandi dimensioni, ma poi hanno deciso di proseguire. Così hanno portato alla luce una sorta di “seconda villa dei Misteri”, con colonne e decorazioni che confermano l’importanza economica e culturale degli investimenti fatti nella città. Sono emersi anche cunicoli risalenti al periodo borbonico, segno di interventi precedenti che però non hanno alterato gli ambienti.

Affreschi e ristorazione: un messaggio culturale e sociale

Gli affreschi della casa del Tiaso mostrano nature morte, scene di caccia e un grande corteo di Dioniso, rappresentato con cura e temi poco comuni a Pompei. Colpiscono soprattutto le donne armate, con i capelli sciolti, attive in scene di caccia e danze rituali. Questi dettagli rivelano aspetti sociali poco noti, ampliando la nostra conoscenza sul ruolo delle donne nell’antichità.

Zuchtriegel sottolinea come anche la ristorazione, che potrebbe sembrare un servizio secondario, abbia un forte valore etico. La collaborazione tra Parco Archeologico, cooperativa sociale e gestione del ristorante è un modello di inclusione, un segnale di apertura verso il pubblico. Chi visita Pompei non viene solo per vedere i resti, ma per vivere un’esperienza culturale più completa e partecipata. Un messaggio importante sul valore del fare insieme, senza lasciare indietro nessuno, in uno dei siti più visitati al mondo.