Presentato l’Indice Isfa per calcolare i costi nascosti delle filiere agroalimentari italiane

di Roberta Ludovico

Presentato l’Indice Isfa per svelare i costi nascosti delle filiere agroalimentari. - Ilvaporetto.com

Il Centro Studi di Up2You ha svelato oggi l’Indice Isfa, uno strumento che mira a quantificare in termini economici gli impatti sociali e ambientali delle filiere agroalimentari italiane. Questo indicatore, sviluppato su incarico di Gruppo Food e presentato durante Food Social Impact 2025, propone un approccio innovativo per comprendere il reale costo dei prodotti alimentari venduti nella grande distribuzione organizzata.

Focus sull’Indice Isfa: cos’è e come funziona il nuovo indicatore delle filiere agroalimentari

L’Indice di Impatto Socio-Ambientale delle Filiere Agroalimentari, conosciuto con l’acronimo Isfa, è stato concepito per misurare in modo sistematico e affidabile i costi nascosti legati agli effetti ambientali e sociali di prodotti agroalimentari. L’indicatore si basa su tre pilastri fondamentali: Ambiente, Nutrizione e Persone. Questi componenti consentono di tradurre gli impatti delle filiere, spesso invisibili ai consumatori, in un valore economico concreto.

Gli ideatori dell’indice sottolineano che Isfa valuta cosa si cela dietro al prezzo esposto sugli scaffali della Gdo, offrendo una lettura più completa e trasparente degli effetti indiretti. Al centro della misurazione vi sono le conseguenze di produzione, distribuzione e consumo che si riflettono su ecosistema, comunità e qualità nutrizionale dei prodotti.

I risultati dell’Indice Isfa: quanto pesano davvero i prodotti alimentari sugli equilibri socio-ambientali

Il rapporto del Centro Studi di Up2You evidenzia come il costo reale di molti prodotti comuni sia molto più alto di quanto indicato nei prezzi di vendita. Considerando gli impatti sociali e ambientali, lo yogurt per esempio non costa 4 euro al chilo ma 6,61 euro, con un incremento del 65%. La pasta passa da 1,62 a 2,30 euro al chilo , e la passata di pomodoro da 2,90 a 4,38 euro . Anche il pane bianco supera nettamente il prezzo di scaffale, passando da 3,00 a 4,56 euro al chilo, una crescita percentuale del 52%.

Questi dati mostrano chiaramente come molte filiere comportino costi nascosti che finiscono per gravare sulla collettività, ma difficilmente appaiono al consumatore finale. In tal senso, l’indice diventa uno strumento chiave per illuminare aspetti poco noti dell’economia agroalimentare.

Variazioni tra filiere agroalimentari: differenze tra prodotti energivori e quelli a filiera corta

Isfa mette in luce anche una distinzione importante tra diversi tipi di prodotti. Le filiere più complesse e con un consumo energetico elevato, come latticini e carni, mostrano costi nascosti più alti. Questo riflette l’impatto maggiore che questi settori esercitano sull’ambiente e sulle strutture sociali coinvolte.

D’altra parte, filiere più semplici e brevi, come i piselli surgelati, risultano caratterizzate da costi nascosti notevolmente più bassi. Nel caso dei piselli, l’indicatore segnala un costo indiretto di appena 0,80 euro al chilo, pari al 20% del prezzo di vendita. Questo posiziona il prodotto tra quelli più sostenibili dal punto di vista socio-ambientale.

L’analisi differenziata tra filiere aiuta a comprendere meglio quali percorsi produttivi penalizzano maggiormente il pianeta e le comunità, offrendo elementi preziosi per orientare scelte di consumo e politiche agroalimentari.

Impatto e prospettive dell’Indice Isfa per la grande distribuzione e la sostenibilità agroalimentare

L’Indice Isfa si propone come uno strumento d’analisi e trasparenza, capace di mettere in evidenza il vero prezzo dei prodotti agroalimentari. Questo potrebbe influenzare le strategie di acquisto della grande distribuzione organizzata, portando a una maggiore considerazione degli impatti nascosti e incoraggiando pratiche più responsabili lungo la filiera.

L’utilizzo di un indicatore come Isfa apre nuove possibilità per monitorare e quantificare gli effetti delle attività agricole e alimentari, favorendo una maggiore consapevolezza tra consumatori e operatori del settore. La sua applicazione pratica potrebbe influenzare la progettazione di politiche ambientali e sociali più precise, a tutela delle risorse naturali e del benessere delle persone coinvolte.

Presentato oggi durante Food Social Impact 2025, l’indice rappresenta un passo verso una valutazione più completa e trasparente degli alimenti. Il sistema di misurazione stabilito da Up2You e Gruppo Food punta a far emergere aspetti finora nascosti, mettendo al centro un confronto più oggettivo tra costi visibili e nascosti nelle scelte di consumo quotidiane.