Undici nuovi film e un classico restaurato: la settimana al cinema tra thriller, doc e anime

di Chiara Moretti

Nuove uscite al cinema: thriller, documentari e anime in arrivo. - Ilvaporetto.com

Questa settimana il cinema italiano si arricchisce con undici nuove uscite, più un grande classico restaurato per gli appassionati. Tra i titoli ci sono film visti di recente a Venezia, documentari che raccontano storie del nostro territorio e produzioni straniere che spaziano dal dramma all’horror, passando per l’animazione. In evidenza c’è una riedizione in 4K di un cult degli anni ’80, mentre le proposte italiane puntano su storie di tensione e racconti intimi, spesso inseriti in contesti storici o sociali importanti.

Thriller e mistero in una valle isolata: “La Valle Dei Sorrisi” di Paolo Strippoli

Fuori concorso a Venezia, “La Valle dei Sorrisi” di Paolo Strippoli si muove in un’atmosfera densa e sospesa. La storia segue Sergio Rossetti, un insegnante di ginnastica che arriva in una comunità di montagna quasi tagliata fuori dal mondo, con il desiderio di dimenticare un passato difficile. Qui incontra un gruppo di persone che ogni sera si affidano a un rito particolare, centrato su Matteo, un ragazzo capace di assorbire le sofferenze degli altri per donare loro una sorta di pace interiore. Ma questo potere ha un prezzo, e quando Sergio se ne accorge, la tensione cresce. Il film mescola thriller e horror senza esagerare, scandendo la suspense con mano ferma. Il percorso di Matteo, tra liberazione e dolore, si intreccia con una riflessione sulle dinamiche di potere e dipendenza che si creano in contesti isolati. La scelta di un paesaggio senza tempo amplifica il senso di claustrofobia emotiva, mentre il cast – con Michele Riondino e Romana Maggiora Vergano – dà vita a personaggi complessi e ambigui. Strippoli punta sull’indefinito e sulle emozioni inespresse, dipingendo un mondo dove la solitudine si nutre di superstizione e silenzi pesanti.

Elena Duse tra teatro e storia: l’ultimo atto firmato Pietro Marcello

Con “Duse“, Pietro Marcello si concentra sugli ultimi anni di Eleonora Duse, intrecciando arte e tormenti personali. Ambientato in un’epoca segnata dalle ferite della Prima guerra mondiale e dall’avanzata del fascismo, il film mette a fuoco il rapporto tra un uomo di potere e l’artista, raccontando i cambiamenti sociali e culturali dell’epoca. Le scene viste a Venezia mostrano il contrasto tra la libertà sognata sul palco e la dura realtà del conflitto. La Duse lotta per mantenere la propria voce in un mondo che si oscura. Noémie Merlant e Valeria Bruni Tedeschi offrono interpretazioni intense, piene di precarietà e attesa. Marcello usa il cinema per mescolare dramma biografico e ricostruzione storica, puntando sulla teatralità come forma di resistenza culturale. Il risultato è un ritratto di figure femminili fragili ma combattive, sospese tra realtà e illusione.

Anni ’80 e crisi personale: “Alpha” di Julia Ducournau

Dalla Francia arriva “Alpha“, il secondo film di Julia Ducournau dopo il successo di “Titane” a Cannes. Qui si racconta la storia di Alpha, una giovane donna che cresce in una città degradatissima degli anni Ottanta. La trama ruota intorno alla lenta dissoluzione di un ambiente segnato da un’epidemia simile all’Aids, che colpisce silenziosamente la comunità e la famiglia della protagonista. Ducournau mantiene il suo stile fatto di sorprese e disorientamento, costruendo un racconto che è insieme sociale e personale. Alpha non è solo un ritratto di crescita difficile, ma anche un’indagine sulle conseguenze di una malattia emergente in un clima di paura e confusione. I personaggi si muovono in una metropoli che si sgretola, specchio di un disagio non ancora definito. Emma Mackey guida il cast, affiancata da Tahar Rahim e Golshifteh Farahani, attori che portano sullo schermo un conflitto trattato con stile asciutto e intenso. Il film mette in luce la difficoltà di trovare punti fermi in un’epoca sospesa tra speranza e declino, con segreti e malattie che incrinano ogni legame. La messa in scena è essenziale, lascia spazio ai silenzi e alle emozioni trattenute di ragazzi incerti sul futuro.

Il giallo di una donna scomparsa nella California silenziosa di “Honey Don’T”

Ambientato a Bakersfield, California, “Honey Don’t” di Ethan Coen è un thriller investigativo che ruota attorno alla misteriosa morte di una donna in una cittadina polverosa. Inizialmente tutto sembra un incidente, ma l’investigatrice Honey decide di scavare più a fondo. Il film si muove tra atmosfere noir e una tensione crescente, svelando intrecci tra vite private e segreti nascosti nella comunità. Il cast, con Margaret Qualley, Chris Evans e Aubrey Plaza, dà volto a personaggi pieni di dubbi e determinazione. La narrazione gioca con l’ambiguità e le apparenze ingannevoli, facendo capire che nulla è come sembra. Le strade, i saloon e gli abitanti diventano parte della suspense e del senso di isolamento, sottolineando come la verità si nasconda dietro la normalità. Il ritmo è cadenzato, alterna azione e momenti riflessivi, tenendo alta l’attenzione senza ricorrere a colpi di scena troppo forzati.

Vesuvio, vita e attesa nel documentario di Gianfranco Rosi

Sotto le Nuvole” di Gianfranco Rosi è un documentario che racconta con delicatezza la vita attorno al Vesuvio. Dopo il premio della giuria a Venezia, Rosi ha passato tre anni a Napoli, osservando storie di persone comuni che convivono con l’ombra costante del vulcano. Il film mette in luce la quotidianità di chi vive con la minaccia di un’eruzione sempre possibile, un’eco antica che richiama Pompei. Attraverso racconti semplici e a volte paradossali, emerge un’identità collettiva dove la normalità convive con paura, rassegnazione e speranza. Seguendo personaggi spesso ai margini, il documentario offre un ritratto sfaccettato di Napoli, lontano dai soliti stereotipi. Il rapporto con la natura è complesso, tra timore e accettazione, ma anche resilienza. Lo stile di Rosi è sobrio e diretto, senza enfasi, lasciando che siano le immagini a parlare. Il tempo dilatato del racconto permette di entrare davvero in empatia con chi vive ogni giorno sotto la minaccia del vulcano, con tutte le sue contraddizioni.

La crudele favola animata dei bombardamenti giapponesi: “La Tomba Delle Lucciole”

Tornato in sala in versione restaurata dopo il boom di “Demon Slayer“, “La Tomba delle Lucciole” di Isao Takahata è un caposaldo dell’animazione giapponese. Ambientato durante i bombardamenti americani del 1945, racconta la tragedia di Seita e della sorella Setsuko, due bambini che cercano rifugio mentre la guerra distrugge la loro famiglia: la madre è ferita, il padre al fronte. L’animazione è delicata ma precisa nel mostrare la devastazione che la guerra porta nella vita dei più piccoli. Il racconto si svolge con toni soffusi, con disegni che sembrano sospesi tra sogno e realtà, raccontando la perdita e la lotta per sopravvivere. Anche oggi il film parla alle nuove generazioni, mettendo in luce i costi umani dei conflitti e la fragilità dell’infanzia travolta dalla violenza.

Dalla penna di Stephen King alla crisi umana: “The Life Of Chuck” di Mike Flanagan

The Life of Chuck“, diretto da Mike Flanagan e ispirato a Stephen King, segue Chuck Krantz, un uomo americano comune che affronta un tumore al cervello in fase terminale. La storia si muove tra il presente e i ricordi dell’infanzia, quando Chuck ha perso i genitori. Intorno a lui il mondo sembra sgretolarsi, ma la memoria lo riporta a momenti che raccontano la sua vita come una favola. Il film intreccia emozioni forti con tocchi di fantasia, mettendo al centro il senso della vita che continua anche nelle difficoltà. Tom Hiddleston, Karen Gillan e Mark Hamill danno corpo a personaggi tratteggiati ma pieni di umanità. La narrazione non è lineare, e restituisce la complessità di un uomo fatto di ricordi e speranze, che fatica a restare ancorato a una quotidianità che si disgrega.

La fuga dall’inferno: eroismo e paura in “The Lost Bus”

Basato su fatti reali, “The Lost Bus” di Paul Greengrass racconta l’incendio che nel novembre 2018 ha devastato le foreste della California, minacciando la città di Paradise. In mezzo al caos, un autista di scuolabus e una maestra cercano di mettere in salvo 22 bambini intrappolati vicino alle fiamme. La tensione cresce ad ogni passo, mentre il film segue la fuga disperata tra fumo e fuoco. Matthew McConaughey e America Ferrera sono i protagonisti, con volti credibili e segnati dall’angoscia di chi lotta per sopravvivere. Greengrass punta su una regia realistica che mostra gli incendi e le loro conseguenze senza mai abbassare la tensione, anche nei momenti più calmi.

Nablus, conflitti personali e storici in “Tutto quello che resta di te”

Firmato da Cherien Dabis, “Tutto quello che resta di te” segue Noor, giovane palestinese di Nablus, città chiave della Cisgiordania. Il film immagina la vita di Noor in una famiglia segnata dal conflitto israelo-palestinese, con radici che risalgono al 1948, anno della nascita di Israele. Un episodio in cui Noor viene ferita durante una manifestazione negli anni Ottanta diventa il punto di partenza per esplorare memoria collettiva e traumi personali. Raccontato a ritroso, il film mette in luce rabbia, resilienza e dolore delle persone comuni coinvolte in eventi storici complessi. Lo stile si muove tra intimità e sguardo politico, mostrando come le vicende individuali siano segnate da tensioni che durano nel tempo. Saleh e Mohammed Bakri offrono interpretazioni che danno autenticità al percorso di crescita e scontro di Noor.

Una libreria inglese a Parigi e i sogni romantici in “Jane Austen ha stravolto la mia vita”

Jane Austen ha stravolto la mia vita” di Laura Piani racconta la storia di Agathe, una ragazza che lavora in una libreria parigina specializzata in letteratura inglese. Agathe si sente sempre un po’ fuori posto nel mondo moderno, sognando una vita da eroina romantica. La sua routine cambia quando riceve un invito a una residenza artistica in campagna, gestita dai discendenti di Jane Austen. Questo viaggio scatena il desiderio di trasformare la propria quotidianità, entrando in contatto con il passato e un mito letterario. Camille Rutherford e Pablo Pauly sono tra gli interpreti principali, portando sullo schermo momenti di introspezione e incontri umani. Il film affronta temi come identità, appartenenza e sogno con un linguaggio semplice e scorrevole, mantenendo un tono delicato e riflessivo senza tensioni forti. Tra ambienti letterari e racconti di formazione, offre un’esperienza intima e pacata, perfetta per chi cerca un cinema raccolto e meditativo.