“I Pani Del Desiderio”: tra tradizione e arte contemporanea sulle rive del Mediterraneo
Da Marsiglia alla Sardegna, la mostra di Ilaria Turba propone uno sguardo inedito sul pane rituale, trasformato in opera d’arte. Al museo Man di Nuoro si incontrano sculture, fotografie e filmati che raccontano antiche tradizioni rivisitate grazie al coinvolgimento delle comunità locali. Un percorso che intreccia radici, gesti dimenticati e la necessità di ripensare oggi il valore della convivialità.
Un viaggio fatto di pane, comunità e desideri condivisi
“I pani del desiderio” nasce da un viaggio che attraversa città e paesi, da Marsiglia fino alla Sardegna. In ogni tappa, Ilaria Turba coinvolge le persone del posto, invitandole a partecipare alla creazione di pani che vanno oltre il semplice cibo: diventano vere e proprie opere d’arte. Donne e uomini si ritrovano in rituali collettivi di impasto e modellatura, trasformando un gesto quotidiano in un momento di dialogo e di riconnessione.
L’artista racconta come ogni luogo abbia portato una prospettiva diversa, e così i pani realizzati riflettono i desideri e le storie raccolte lungo il cammino. È un diario materiale che documenta un modo di fare pane più simbolico, dove il significato supera la funzione nutritiva e si concentra su condivisione, memoria e sogni. Chi ha partecipato ha riscoperto gesti antichi, trasmessi spesso a voce, che danno senso e valore a questa ritualità.
Il progetto non è solo una mostra, ma un vero e proprio scambio culturale e una creazione collettiva che mette in rete territori diversi. Così il pane, simbolo universale di nutrimento, diventa strumento per rafforzare identità e intrecciare storie personali e comunitarie, in un mondo che sembra aver perso molto di questa convivialità.
Da Marsiglia alla Sardegna: mani, forni e saperi antichi
La prima tappa dell’esposizione è Marsiglia, città da cui è nato tutto. Qui sono stati realizzati più di cento pani-scultura, ognuno portatore dei desideri espressi da chi ha partecipato ai laboratori. Questi pani non sono fatti per essere mangiati, ma diventano testimonianze di speranze e intenzioni trasformate in forme tangibili.
Il progetto poi si è spostato in Italia, toccando Milano, Fontecchio, Firenze, Castiglione delle Stiviere e il piccolo villaggio di Ghesc, in Piemonte. Ogni luogo ha portato nuove idee, modificando forme e approcci alla preparazione, pur mantenendo un legame forte con le tradizioni locali.
In Sardegna, a Villaurbana ai piedi del Monte Arci, si è vissuto un momento decisivo. Oltre alle sculture e alle fotografie, qui si è tenuto un rito collettivo, con la rievocazione dei racconti legati ai pani del desiderio raccolti durante il viaggio. I pani venivano bruciati, e la trasformazione in cenere ha avuto un forte valore simbolico: una fine che è al tempo stesso rinascita.
L’intervento di Villaurbana fa parte di AR/S – Arte Condivisa, un programma della Fondazione di Sardegna che punta sull’arte come pratica vicina alle comunità e ai territori. Il borgo, immerso tra vigne, ulivi e campi di grano, ha portato un richiamo concreto al mondo rurale e ai cicli della natura, arricchendo il lavoro di Turba.
Al Museo Man Di Nuoro: materiali, opere e significati
Al museo Man di Nuoro la mostra si divide in tre parti ben definite. La prima presenta fotografie e pani-scultura realizzati nei vari luoghi toccati dal progetto, con un occhio di riguardo per Marsiglia e i desideri che quei pani raccontano. Le immagini mostrano da vicino il processo creativo, le mani che impastano e modellano, e le peculiarità di ogni territorio.
La seconda parte racconta il viaggio in Italia, mostrando come i pani rituali si siano adattati a contesti diversi: musei, festival, comunità. Qui si vedono oggetti e sculture nate dall’incontro tra tradizione e immaginazione artistica. La mostra mette in luce come il progetto riesca a sovrapporre memoria storica e lettura contemporanea delle pratiche collettive.
La terza sezione è dedicata a un cortometraggio che ripercorre la festa nel bosco ai piedi del Monte Arci. Il film mostra le fasi del rito collettivo e il momento del rogo, da cui sono nate le polveri usate nelle opere finali. Quella polvere nera diventa materia simbolica, segno di trasformazione e di unione tra i luoghi visitati.
Al centro della sala, un grande tavolo richiama il lavoro delle mani degli artigiani, il tempo dietro ogni pane e il valore invisibile dei gesti che si ripetono nel tempo. L’allestimento crea uno spazio dove arte e tradizione si incontrano per raccontare una storia che non è solo da vedere, ma da toccare e sentire.
Qui il pane si carica di significati profondi. Non è solo cibo, ma un legame con le proprie radici, una forma di cura per sé e per gli altri, un mezzo per costruire legami. L’opera di Turba dimostra come una pratica così comune, presente in molte culture mediterranee, possa trasformarsi in esperienza artistica e comunitaria.
La memoria delle forme e la rinascita dei desideri
Nei testi che accompagnano la mostra, Turba spiega che le forme di pane carbonizzato non spariscono davvero. Restano vive nei ricordi e nelle storie che seguono. Ciò che si perde è solo la materia visibile, mentre resta l’essenza da cui tutto parte: desideri, racconti, tradizioni.
La trasformazione del pane in cenere, segnata dal fuoco, simboleggia questo passaggio: una fine che apre la strada a una nuova vita di quei significati. Con le polveri del rogo, l’artista ha creato una serie di stendardi neri, sui quali ha riscritto molti dei desideri raccolti, come quello espresso a Marsiglia di “avere il mondo alla mia tavola”.
Quegli stendardi sono un segno di unione tra luoghi e comunità, in un percorso che supera confini geografici e mette in luce elementi condivisi nella cultura mediterranea. Il nero intenso delle polveri diventa così un segno tangibile di una trama di significati che lega passato e presente, tradizione e arte.
Il progetto resta aperto, anche nel suo aspetto simbolico, a molte letture e interpretazioni. Il gesto del pane come dono e lo spazio creato per condividere i desideri sono un invito a riflettere sul valore della comunione e della memoria in un mondo che corre veloce.
Le opere di Ilaria Turba mettono in scena un dialogo diretto con il tempo, con le persone e i luoghi visitati. Offrono una nuova chiave di lettura del pane, che va oltre la sua funzione quotidiana per diventare simbolo di legami umani e culturali.
