La storia degli internati militari italiani nei campi nazisti raccontata da Lorella Beretta
La vicenda degli internati militari italiani nei campi di concentramento nazisti durante la Seconda guerra mondiale resta un capitolo poco conosciuto della nostra storia. Dopo anni di silenzio, questo pezzo di memoria riaffiora grazie a testimonianze dirette e a eventi dedicati, come la Giornata degli Internati Militari Italiani che si celebra il 20 settembre. Un ruolo importante in questo percorso lo gioca il libro di Lorella Beretta, che raccoglie le parole di Felice Magliano, sopravvissuto a quei luoghi di prigionia e simbolo di resistenza civile contro i regimi totalitari.
La testimonianza di Felice Magliano: un ex internato a 108 anni racconta il rifiuto di collaborare
Felice Magliano, nato nel 1922 e scomparso poco dopo aver compiuto 108 anni, ha lasciato un racconto chiaro e senza retorica della sua esperienza da prigioniero. Originario di San Giovanni a Piro, paesino nel Cilento affacciato sul Golfo di Policastro, venne catturato in Montenegro durante la guerra. Non accettò mai di arruolarsi nei reparti nazisti o nella Repubblica Sociale Italiana dopo l’armistizio del 1943 firmato dal generale Badoglio.
Nel libro di Beretta, Magliano ricorda la parola “no!” come un simbolo di orgoglio e resistenza. I tedeschi cercavano di convincerli a combattere ancora, ma lui si oppose con fermezza: “non voleva sparare contro altri italiani, nemmeno contro suoi familiari.” Confessa che gli veniva anche rivolta derisione, chiamandolo “badogliano”, ma questo soprannome lo identificava come fedele all’Italia, non a Mussolini o ai nazisti. La sua fermezza rappresenta quella di molti militari che scelsero la coerenza con la propria coscienza anziché piegarsi alla forza occupante.
Un amore lungo e resistente tra le difficoltà della prigionia e la memoria delle lettere
Nel racconto emerge anche una storia d’amore che supera la distanza e la guerra. Magliano dedicava alla moglie Gaetana Mangia versi teneri e pieni di affetto, come quello che dà il titolo al libro, “La luna al suo comando”. La poesia descrive una donna che brilla grazie alla luce della luna, simbolo di una bellezza intensa che resiste anche al buio della prigionia.
Le lettere di Gaetana fanno da filo conduttore alle pagine più intime del volume. Attraverso questa corrispondenza si percepiscono le emozioni e le speranze di chi resta a casa, come anche la forza di un legame che aiutava Felice a superare i momenti più duri. Questa parte del libro offre uno sguardo umano su come la guerra toccava anche i rapporti personali, spezzati ma anche tenuti vivi dalla parola scritta.
Gli internati militari italiani: protagonisti di una resistenza poco ricordata ma fondamentale
Gli internati militari includono personaggi noti come Tonino Guerra, Giovanni Guareschi, Mario Rigoni Stern. Tutti condivisero l’esperienza dei campi e la scelta di non collaborare con chi voleva usare gli italiani contro gli italiani. L’ex segretario del PCI Alessandro Natta scrisse un libro intitolato “L’altra resistenza” per ricordare questa parte di storia spesso dimenticata.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sottolineato l’importanza di questa memoria, inserendo gli Imi nel racconto complessivo della resistenza italiana. Per anni questi soldati furono esclusi dagli onori e dal riconoscimento, sia perché considerati “traditori” da settori di destra, sia sospettati dalla sinistra di essere indegni. La voce di Liliana Segre, che nel libro firma una prefazione, ricorda suo marito Alfredo Belli, anch’egli internato, come esempio di chi parlò poco di quei giorni.
Le iniziative culturali e la divulgazione della storia degli internati
Il 20 settembre del 2025, ora che la storia degli internati riceve più attenzione, si terrà la presentazione del libro di Lorella Beretta al Museo internazionale della Croce Rossa a Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova. Nelle precedenti occasioni pubbliche, come a Seregno, l’autrice ha fatto emergere le parole di Magliano, che spesso ripeteva “Nunn’i facìti, ‘i guerre… aviti capit’?”, un appello semplice e drammatico contro i conflitti.
La riscoperta e la divulgazione della vicenda degli internati militari italiani portano alla luce non solo una testimonianza di resistenza materiale, ma anche la condanna della guerra e il valore di mantenere la propria dignità anche in situazioni estreme. La storia di Magliano e di tanti altri non si limita a un singolo episodio ma guarda al più vasto impegno umano contro ogni forma di oppressione e violenza.
