Alexander Baunov tra minacce e dissidenza: quando la cittadinanza diventa un problema per i critici di Putin

di Ivan Rossi

Alexander Baunov tra minacce e la difficile scelta della cittadinanza critica verso Putin. - Ilvaporetto.com

Alexander Baunov, ex diplomatico russo e autore di un libro critico sul regime di Vladimir Putin, racconta la sua esperienza di dissidente messo sotto pressione dal Cremlino. Parla delle crescenti difficoltà personali e delle strategie repressivo-politiche del presidente russo, mettendo in luce la complessità del conflitto attuale tra Russia, Ucraina e Occidente.

Pressioni e limitazioni: vivere da oppositore sotto il controllo del Cremlino

Baunov descrive un clima di tensione costante per chi, come lui, si è opposto al governo di Putin. Dopo la pubblicazione del suo libro “La fine del regime”, subito esaurito in Russia, è stato etichettato come “agente straniero” e si è trovato nel mirino delle autorità. Senza necessità di una manifesta aggressione fisica, il regime gli ha imposto misure che complicano la sua esistenza quotidiana, come l’imminente scadenza del passaporto che potrebbe lasciarlo senza cittadinanza percepita.

Spiega anche la difficoltà di muoversi fuori dalla Russia senza rischi. Venire monitorati dal Cremlino significa rischiare arresti e potenziali estradizioni anche in paesi che tradizionalmente non sono alleati stretti della Russia. Ankara, alcune nazioni arabe e la Cina rappresentano territori pericolosi per chi incontra l’ostilità russa. Da Berlino, dove ora lavora al Carnegie Eurasia Center, osserva come il clima repressivo interno si sia aggravato con la concentrazione illimitata del potere presidenziale. L’emendamento costituzionale del 2020 ha consentito a Putin di candidarsi per altri due mandati da sei anni ciascuno, aumentando la portata della repressione contro ogni forma di opposizione.

La politica internazionale e la visione di baunov su guerra e diplomazia

Baunov offre un’analisi critica delle dinamiche internazionali, sottolineando come l’atteggiamento della Russia nei confronti dell’Occidente vada oltre lo scontro con l’Ucraina. Per lui la crisi attuale si sviluppa su un piano più ampio, da interpretarsi come un conflitto tra Russia e Nato. La visione di Putin richiama la nostalgia di una “grande Russia”, percepita in perdita rispetto alle sfide della modernità.

L’ex diplomatico evidenzia anche l’errata convinzione che una concessione ucraina sulla Nato possa far cessare la guerra. Né Donald TrumpJoe Biden, secondo Baunov, hanno realizzato che la posta in gioco è il progetto di una Russia contrapponibile all’Occidente in senso più generale. L’idea di una Russia che lotta per riaffermare la sua posizione geopolitica resta centrale nell’agire del Cremlino, e qualsiasi trattativa.

Il ritorno di Trump sulla scena internazionale ha cambiato le dinamiche della politica USA-Russia, accentuando complicazioni nell’avvicinamento, specie per la falsa percezione di complicità tra leader che in realtà si contrappongono. Il risultato è stato un irrigidimento e un’aumentata volontà repressiva da parte di Mosca.

Propaganda e dimensioni culturali del conflitto secondo baunov

Baunov sottolinea come la propaganda russa svolga un ruolo chiave nel tentare di dissuadere gli stati occidentali dal sostegno all’Ucraina, utilizzando strategie di intimidazione e disinformazione. L’uso di droni in Polonia, la collaborazione con Washington, così come l’accusa rivolta all’Europa di appoggiare forze neonaziste in Ucraina, rientrano in questo contesto di messaggi distorti pensati per spaventare.

Nel racconto del dissidente, la guerra ha anche un aspetto culturale e di civiltà. All’inizio dell’invasione, tra le motivazioni ufficiali diffuse in Russia si diceva che “liberare” le città ucraine servisse a evitare l’espansione di valori occidentali come l’accettazione dei diritti LGBTQ+, con un riferimento evidente ai “pride”. Questa narrazione ha contribuito a cementare un’immagine ostile verso l’Occidente.

Il quadro delineato da Baunov rivela un conflitto che va al di là della mera territorialità, includendo elementi di identità culturale, politica e sociale, in un clima di repressione interna e tensione esterna che continua a caratterizzare la Russia oggi.