Oltre 400 artisti aderiscono al manifesto no music for genocide e massive attack ritirano la musica da Spotify

di Andrea Presto

Oltre 400 artisti contro il genocidio, Massive Attack rimuove la musica da Spotify. - Ilvaporetto.com

Il movimento No Music For Genocide raccoglie oltre 400 adesioni tra artisti ed etichette discografiche che hanno deciso di bloccare e rimuovere la loro musica in Israele. Tra i firmatari più recenti figurano anche i Massive Attack, che hanno espresso una protesta più ampia, includendo il ritiro del loro catalogo da Spotify, per motivi etici legati agli investimenti del fondatore della piattaforma.

Adesione massiccia degli artisti al manifesto contro il genocidio in gaza

Il manifesto No Music For Genocide è stato sottoscritto da più di 400 artisti e gruppi discografici in risposta alle azioni militari israeliane nella Striscia di Gaza. La presa di posizione consiste nel blocco geografico, una forma di censura attiva che rende inaccessibile la musica degli aderenti agli utenti in Israele, e nell’eliminazione delle tracce presenti sulle piattaforme digitali del Paese. Questa forma di boicottaggio culturale nasce dalla denuncia di quello che viene definito “genocidio israeliano a Gaza”, una condanna che si lega ai conflitti e alle tensioni in corso da anni nella regione. Il gruppo Massive Attack, tra i più rappresentativi del movimento, ha fatto propria la protesta, portando l’azione a un livello più ampio.

Massive attack ritirano la musica da Spotify per ragioni etiche e politiche

La band britannica ha deciso di ritirare tutto il proprio catalogo da Spotify. La motivazione principale riguarda l’investimento di circa 600 milioni di euro fatto da Daniel Ek, fondatore e CEO di Spotify, nella società Helsing, che sviluppa tecnologie di intelligenza artificiale con applicazioni militari. Helsing, di cui Ek è anche presidente, è stata accusata dai Massive Attack di contribuire allo sviluppo di armamenti che vanno contro principi morali e etici fondamentali. La band ha sottolineato come i guadagni degli artisti, ricavati dal lavoro e dal supporto dei fan, finiscano indirettamente a finanziare strumenti di guerra, definendo questa situazione intollerabile. Nel comunicato ufficiale, la band ha fatto riferimento a precedenti storici, come la campagna culturale contro l’apartheid in Sudafrica, che riuscì a generare un impatto concreto grazie alla mobilitazione degli artisti.

Spotify risponde negando coinvolgimenti diretti con il conflitto a Gaza

Un portavoce di Spotify ha risposto pubblicamente alla controversia facendo una distinzione netta tra Spotify e la società Helsing. Ha ribadito che sono due entità completamente separate, sottolineando che Helsing non è attiva nelle operazioni militari a Gaza. La tecnologia sviluppata dall’azienda è impiegata solamente in Europa come deterrente difensivo contro il conflitto in Ucraina, causato dall’aggressione russa. Il portavoce ha insistito sul fatto che Helsing non applica le sue tecnologie per attacchi o operazioni offensive, ma esclusivamente per scopi difensivi, pertanto non sussisterebbe un collegamento diretto con le accuse mosse dagli artisti.

Iniziative precedenti di boicottaggio culturale e la richiesta di una mobilitazione più ampia

Il manifesto No Music For Genocide richiama l’esperienza recente delle etichette discografiche che, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, hanno sospeso o rimosso interamente il proprio catalogo dalla Russia. Questi provvedimenti sono stati interpretati come una presa di posizione contro le azioni di Putin e come un supporto indiretto all’Ucraina. L’attuale campagna contro Israele mira invece a sollevare l’attenzione su una situazione che dura da decenni, evidenziando le conseguenze di una lunga occupazione illegale, con un’accelerazione nei mesi recenti definita “genocidio”. Il boicottaggio culturale è senza confini e aperto a tutti gli artisti e le etichette che vogliono aderire, auspicando una presa di coscienza più ampia dell’industria musicale rispetto al coinvolgimento nelle questioni politiche e militari.