Giovani isolati e crisi della scuola in Europa: riflessioni su formazione, tecnologia e confronto globale nel 2025

di Chiara Moretti

Giovani europei tra isolamento e sfide educative nel 2025. - Ilvaporetto.com

Negli ultimi anni il quadro educativo europeo mostra segnali di difficoltà crescenti, con i giovani che si trovano sempre più isolati e meno attenti, influenzati da un apprendimento rapido e superficiale legato all’uso massiccio degli smartphone. Questa situazione apre un dibattito ampio che va oltre la dimensione scolastica, toccando aspetti culturali, sociali e geopolitici. Le sfide della formazione nel nuovo decennio chiamano a una riflessione sui metodi di insegnamento, sulla valorizzazione delle figure educative e sul ruolo globale della vecchia Europa in rapporto a nuovi attori internazionali.

L’isolamento giovanile e la perdita delle figure del maestro tradizionale

Massimo Recalcati, psicoanalista e studioso del contemporaneo, sottolinea la crisi della formazione legata al rapporto fra i giovani e la conoscenza. I ragazzi di adesso sono abituati a un apprendere rapido e frammentario, soprattutto attraverso lo scorrere veloce delle informazioni sui social e nei telefoni. Recalcati evidenzia che “il desiderio di sapere non può nascere da soli strumenti tecnologici, ma è acceso soprattutto dalle relazioni dirette con chi trasmette passione e competenza”; il ruolo del “maestro”, inteso come guida appassionata e capace di coinvolgere, sta scomparendo.

Questo declino delle figure educative solide si accompagna a una diffusa fiducia nell’autoformazione, con l’errata convinzione che la vita offra da sola tutte le risposte più utili. In realtà, dice Recalcati, “sapere e vita non si escludono a vicenda: la conoscenza approfondita amplia la capacità di vivere con senso e consapevolezza”. Il problema si manifesta non solo come una crisi individuale di attenzione e interesse ma come un problema strutturale nella scuola e nella società che toca tutte le realtà, ma con un peso maggiore nell’Europa occidentale.

Il contesto geopolitico: Europa in declino e ascesa di Asia e America

La crisi educativa si inserisce in un quadro geopolitico ampio, in cui l’Europa appare sempre più marginale nel gioco mondiale. Alessandro Aresu, esperto di politiche pubbliche e analista geopolitico, ricorda che l’Asia, Cina e India in testa, ha assunto un ruolo di primo piano nell’innovazione tecnologica. Le università cinesi, ad esempio, sono leader mondiali per numero di brevetti legati all’intelligenza artificiale generativa, come ChatGPT e altre tecnologie simili. Questi dati segnalano uno spostamento del “baricentro” del progresso scientifico e tecnologico verso est.

L’America, pur con tagli alla ricerca in alcuni periodi, mantiene comunque investimenti in costante crescita, con cifre che superano di gran lunga gli stanziamenti europei, spesso frammentati a causa delle divisioni tra i singoli stati dell’Unione. Questo ha portato anche a un arretramento nelle imprese digitali europee: se un tempo i telefoni cellulari leader erano italiani o europei come Nokia, oggi il mercato è dominato da prodotti Samsung, Apple e da aziende cinesi. Le piattaforme social e le grandi società di tecnologia che dominano il mercato globale, come Google e TikTok, sono sempre americane o cinesi, mentre l’Europa non riesce ad affermarsi.

Rinnovare la scuola europea per fronteggiare la crisi culturale e sociale

Per invertire questa tendenza Aresu indica come necessario riportare la formazione al centro delle priorità. Senza una scuola solida che sappia restituire autorità alle figure degli insegnanti, l’Europa rischia di perdere terreno anche nell’ambito culturale. L’esempio della Corea, dove il termine che indica l’insegnante è “costruttore della nazione”, mette in evidenza una diversa concezione della scuola e della sua funzione sociale.

La sfida richiede attenzione a tutto l’ecosistema scolastico e sociale, non solo alla didattica. Tanto più in momenti difficili, riconoscere che si deve ripartire dal “so di non sapere” di Socrate diventa importante. Questo invito lascia spazio all’interrogazione e alla costruzione di un sapere condiviso, un antidoto all’illusione dell’onniscienza immediata e superficiale.

Empatia, incontri reali e ruolo della filosofia contro l’isolamento digitale

La filosofia torna a essere centrale nel dibattito educativo. Marina Graces, docente in Catalogna, parla della necessità di “osare il non sapere”. La sua distinzione fra fantasia e immaginazione chiarisce le differenze nei modi di interpretare il reale: la fantasia è senza limiti e poco ancorata alla realtà, mentre l’immaginazione si basa su dati concreti per immaginare ciò che ancora non c’è. Questo concetto si collega direttamente al bisogno di sviluppare capacità di ascolto e comprensione, qualità di cui i giovani oggi sembrano spesso carenti.

Michela Marzano, filosofa morale di Parigi, sottolinea l’importanza degli incontri faccia a faccia. “Solo con il dialogo reale si possono leggere gli sguardi, riconoscere la fragilità e interpretare il linguaggio del corpo, specie di chi fatica a esprimere a parole il proprio disagio”. Il suo romanzo ‘Qualcosa che brilla’ si inserisce in questo discorso, ricordando che dietro le difficoltà inespresso c’è comunque un bisogno di relazione reale e non solo virtuale.

Il dibattito resta aperto ma porta chiarezza sull’urgenza di riflettere sul modo di insegnare e vivere la formazione, nel tentativo di costruire una società capace di leggere la complessità di questi anni.