“À Pied D’Œuvre”: a Venezia 2025 arriva il ritratto della precarietà nel lavoro digitale attraverso la storia di un fotografo diventato scrittore

di Andrea Presto

“À Pied D'Œuvre”: il ritratto della precarietà digitale attraverso l’occhio di un fotografo divent - Ilvaporetto.com

L’edizione 2025 della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia presenta “À pied d’œuvre”, un film francese diretto da Valérie Donzelli, che tratta la trasformazione radicale di un uomo da fotografo affermato a scrittore isolato, confrontato con la fragilità del lavoro online. L’opera riflette le difficoltà di chi tenta di mantenere una vita in equilibrio tra passioni creative e nuove forme di povertà legate al capitalismo digitale.

Il film “À Pied D’Œuvre”: dalla fotografia alla scrittura con un salto nella precarietà

“À pied d’œuvre” si basa sul romanzo autobiografico di Franck Courtès, portato sullo schermo da Valérie Donzelli con un approccio fedele e misurato. Il protagonista, interpretato da Bastien Bouillon, è un fotografo noto e rispettato, separato dalla moglie interpretata da Virginie Ledoyen, con due figli ormai adulti lontani dalla famiglia. Ad un certo punto decide di abbandonare il suo mestiere consolidato per dedicarsi completamente alla scrittura, una scelta che rappresenta per lui una sorta di rinascita personale.

All’inizio il personaggio riesce a sostenersi con la nuova attività, ma presto si trova travolto da difficoltà economiche crescenti. La narrazione insiste sull’inarrestabile discesa verso quella che viene definita “nuova povertà”: una situazione in cui la stabilità lavorativa svanisce e ogni prestazione viene messa in competizione sul mercato digitale. Così, da artista impegnato, il protagonista diventa un tuttofare, inserito in un sistema che misura il valore di un lavoro tramite algoritmi e voti attribuiti dai clienti.

Donzelli ha spiegato che il film vuole rimanere onesto nel raccontare la fatica di chi lascia un’esistenza agiata per seguire un sogno artistico, senza perdere la semplicità e la disciplina che accompagnano il percorso del protagonista. L’obiettivo è mettere a fuoco una passione silenziosa, una spinta creativa che non cerca spettacolo o grandi riconoscimenti, ma sopravvive nonostante le difficoltà.

Capitalismo digitale e lavoro precario: l’algoritmo che spezza la solidarietà

L’autore del libro da cui nasce il film, Franck Courtès, ha illustrato in modo netto il contesto sociale di questa storia. In Francia, ha ricordato, ci sono undici milioni di persone che vivono in condizioni di povertà. Lui stesso ha vissuto un declino economico per inseguire la scrittura, ma più di tutto ha voluto portare alla luce un aspetto del lavoro moderno poco trattato: la mercificazione delle attività professionali attraverso le piattaforme digitali.

Il protagonista passa da una condizione stabile a uno stato di isolamento creato dagli algoritmi che regolano i siti di ricerca lavoro. Non esiste un ambiente sindacale o di protezione collettiva, si compete su ogni prestazione e si accettano condizioni sempre più svantaggiose. L’esperienza diventa uno scontro tra singoli, dove la solidarietà sparisce, schiacciata da un sistema freddo e impersonale.

Questo ritratto evidenzia la realtà di molte categorie di lavoratori contemporanei, spesso penalizzati da un meccanismo che svaluta la loro esperienza ogni volta che un prezzo più basso spunta tra le offerte. La precarietà si manifesta come una condizione crescente, dove l’indipendenza promessa dalle piattaforme digitali si traduce in instabilità e mancanza di diritti.

Venezia 2025: “à pied d’œuvre” tra i protagonisti della 82ª mostra di cinema

“À pied d’œuvre” è uno dei titoli in concorso alla 82ª Mostra del Cinema di Venezia, in programma fino all’inizio di settembre 2025. Il festival propone quest’anno un’offerta selezionata con lavori di registi rinomati come Guillermo del Toro, Park Chan-wook e Kathryn Bigelow. La presenza di questo film francese sottolinea l’attenzione verso temi di attualità che intrecciano arte, lavoro e nuove condizioni sociali.

La manifestazione veneziana rimane una vetrina importante per opere che riflettono le sfide contemporanee, attraverso storie personali che mettono in discussione il rapporto tra passione e sopravvivenza. Il film di Donzelli si inserisce in questa linea, mostrando un affresco di vita che parla a chi ha vissuto o conosce la difficoltà di riadattarsi a un mondo dominato dagli algoritmi e dalla competizione economica spietata.

Il successo o meno della pellicola sarà valutato anche in base a quanto riuscirà a raccontare una realtà complessa e spesso invisibile ai più. La storia di un uomo che cerca di esprimersi con la scrittura in mezzo a un sistema digitale impietoso restituisce una fotografia nitida delle trasformazioni in corso nel modo in cui si lavora e si sopravvive.