Addio a Mojo Nixon, il King of Bullshit scomparso all’età di 66 anni

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Addio a Mojo Nixon, il King of Bullshit scomparso all'età di 66 anni - ilvaporetto.com

Mojo Nixon, musicista, attore e DJ radiofonico noto per il suo spirito irriverente e la sua musica fuori dagli schemi, è morto a seguito di un attacco cardiaco all’età di 66 anni. La sua vita è terminata in pieno stile rock’n’roll, a bordo della “Outlaw Country Cruise” dove si stava esibendo come performer.

“Morire nel modo in cui si è vissuto”

La famiglia del musicista ha espresso il concetto che la morte dovrebbe riflettere il modo in cui si è vissuto. Mojo Nixon infatti “è morto dopo un concerto infuocato, una notte folle, l’ultimo a lasciare il bar, senza fare prigionieri e dopo una buona colazione con i compagni della band e gli amici”. Una scomparsa che ha incarnato fino all’ultimo questo ideale.

Solo un anno fa, in occasione del documentario “The Mojo Manifesto: The Life and Times of Mojo Nixon”, l’artista aveva ribadito la sua filosofia: prendersi gioco di tutto purché sia divertente e dire qualsiasi cosa, senza filtri.

Chi era Mojo Nixon?

Mojo Nixon non era un mito della musica mainstream, ma ha incarnato una certa idea del rock con la sua marginalità e la sua ironia. Cresciuto in Virginia, si è trasferito a Londra negli anni ’70, per poi tornare negli Stati Uniti dove ha iniziato a farsi notare con gli Zebra 123. La sua musica e le sue performance non conoscevano limiti, come dimostrato dal controverso “Assassination Ball”, che ha attirato l’attenzione dei servizi di sicurezza presidenziali.

Nel 1987, insieme a Skid Roper, Nixon ha ottenuto un successo inaspettato con “Elvis Is Everywhere”, un brano che mescolava vecchio rockabilly e nuovo cowpunk. Il duo era noto per i titoli provocatori delle loro canzoni, come “Burn Down the Malls” e “Debbie Gibson Is Pregnant With My Two-Headed Love Child”, quest’ultimo con la partecipazione di Wynona Ryder, anche se MTV rifiutò di trasmetterlo.

Successivamente, il musicista ha intrapreso la carriera solista con l’album “Otis” nel 1990, cercando di competere con band del calibro di Replacements, Blasters e Los Lobos. La sua musica era sempre carica di umorismo e satira, come dimostra il brano “Don Henley Must Die”.

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