Alberto Trentini, oltre 300 giorni in carcere a Caracas senza accuse: l’appello per la scarcerazione

di Chiara Moretti

Alberto Trentini detenuto a Caracas da oltre 300 giorni senza accuse. - Ilvaporetto.com

Il caso di Alberto Trentini, cooperante italiano bloccato a Caracas durante una missione umanitaria, sta facendo molto rumore in Italia. Trentini è detenuto da più di 300 giorni, senza che gli siano state formalizzate accuse. La sua famiglia, insieme al mondo del cinema e diverse associazioni, ha lanciato un appello per la sua liberazione. Il tutto si inserisce in una situazione di forte crisi politica e sociale in Venezuela, dove gli arresti arbitrari sono all’ordine del giorno. Nel frattempo, le autorità italiane cercano una via diplomatica per risolvere la vicenda.

Alberto Trentini, fermato a Caracas senza un capo d’accusa

Alberto Trentini ha 43 anni, lavora come cooperante e da tempo è impegnato con la ONG Humanity & Inclusion, che aiuta persone con disabilità in condizioni difficili. Lo scorso 15 novembre 2024 è stato arrestato a Caracas mentre svolgeva il suo lavoro. Da allora è in carcere, ma senza che sia mai stata presentata un’accusa formale contro di lui. Nessun processo, nessuna spiegazione ufficiale: una situazione che lascia molti interrogativi.

La famiglia di Trentini vive un dramma enorme. La madre, Armanda Colusso, ha voluto far sentire la sua voce durante un incontro pubblico alla Mostra del Cinema di Venezia, chiedendo a gran voce che il governo italiano si impegni davvero per riportare a casa suo figlio. “Ogni giorno che passa senza notizie è un colpo al cuore”, ha detto, invitando a non abbassare la guardia.

Dietro questa detenzione c’è probabilmente un gioco politico. Trentini rischia di essere usato come pedina in trattative internazionali, mentre il governo venezuelano continua a non spiegare i motivi del suo arresto.

Venezuela, un Paese in crisi con arresti sempre più frequenti

La vicenda di Trentini si inserisce in un contesto complicato. Il Venezuela vive una profonda crisi politica e sociale da anni. Sotto il governo di Nicolás Maduro, gli arresti arbitrari di oppositori e attivisti sono all’ordine del giorno, spesso senza accuse precise né trasparenza.

Negli ultimi tempi alcuni italo-venezuelani detenuti sono stati liberati grazie a interventi diplomatici tra Italia e Venezuela. Ma nel caso di Trentini la situazione resta aperta, e cresce il sospetto che la sua detenzione sia una leva politica. Le informazioni scarse e frammentarie sulle condizioni in cui si trova e sul procedimento giudiziario alimentano l’allarme su come vengono trattati i diritti civili in quel Paese.

Italia e società civile in prima linea per la liberazione

Per riportare a casa Trentini si sono mobilitate diverse istituzioni e associazioni italiane. La Farnesina ha avviato contatti con le autorità venezuelane per chiedere spiegazioni e la liberazione del cooperante. Allo stesso tempo, organizzazioni come Articolo 21 e il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici hanno promosso iniziative pubbliche per mantenere alta l’attenzione sul caso.

Un ruolo importante lo ha avuto anche Alberto Barbera, direttore della Mostra del Cinema di Venezia, che ha espresso solidarietà alla famiglia durante un incontro aperto al pubblico. Barbera ha sottolineato come la Mostra stessa sia pronta a usare la sua visibilità per tenere viva la questione.

Gli appuntamenti pubblici sono stati organizzati in luoghi simbolici, come la Casa degli Autori al Lido di Venezia, proprio sotto la terrazza di casa Trentini. La famiglia chiede un coinvolgimento sempre più ampio di artisti, giornalisti e cittadini, perché la pressione sul governo italiano non si fermi finché non si troverà una soluzione.

L’obiettivo è chiaro: evitare che il caso venga dimenticato, mantenere acceso il dibattito e spingere per un intervento diplomatico concreto. La detenzione senza giustificazioni di Alberto Trentini pesa anche sull’immagine internazionale del Venezuela e non può restare nel silenzio.