Alda Fendi e il restauro della casa di Giancarlo Menotti a Spoleto: arte e memoria a confronto

di Andrea Presto

Alda Fendi al restauro della casa di Giancarlo Menotti a Spoleto. - Ilvaporetto.com

La storia di Alda Fendi è legata all’arte e alla cultura italiana da molti anni. Negli ultimi tempi, si è concentrata su un progetto delicato e importante: il recupero della casa di Giancarlo Menotti a Spoleto, una figura chiave del festival dei Due Mondi. Da questa esperienza nasce un racconto fatto di creatività, memoria e impegno concreto, che riflette anche l’identità di Alda Fendi come donna determinata e senza compromessi nel mondo della cultura.

Famiglia, sogni e determinazione: il motore di Alda Fendi

La carriera di Alda Fendi è sempre stata guidata dalla passione per l’arte, ma anche da una forte spinta personale e familiare. Tutto è nato da un sogno: quando Menotti le ha chiesto di salvare la sua casa prima che fosse messa all’asta, Alda ha trasformato quell’invito in un’azione concreta. È stato l’esempio della madre Adele, che ha insegnato a lei e alle quattro sorelle a restare sveglie, attente e pronte a muoversi, a segnare questa strada. Alda stessa lo dice senza giri di parole: “Ho un brevetto, sono pratica come tutte le donne, mentre gli uomini spesso si lasciano andare alla pigrizia”. Questa energia ha guidato ogni sua scelta, artistica e imprenditoriale.

Nel suo racconto, Alda condivide anche i ricordi degli incontri con grandi artisti e personaggi del Novecento. Da Fellini, che la disegnava come una divinità, a Visconti, perfezionista fino al minimo dettaglio, fino al rapporto intenso con Karl Lagerfeld, che le ripeteva che conta solo “l’ultima opera che si realizza”. Così emerge un ritratto di un’epoca in cui moda e arte si mescolavano con le vite e le ambizioni di chi le viveva.

La fondazione Alda Fendi Esperimenti: arte senza confini

Dopo aver lasciato la moda nel 2001, Alda Fendi ha fondato la sua omonima fondazione, che abbraccia l’arte in tutte le sue forme, dall’antico al contemporaneo. Il suo obiettivo è superare i confini tradizionali e attraversare discipline diverse: dal teatro alle performance, dagli scavi archeologici alle installazioni. Ma soprattutto vuole portare l’arte a quante più persone possibile, facendola vivere direttamente al pubblico.

Non ama essere chiamata mecenate, preferisce “operatrice culturale” perché il suo lavoro è concreto, fatto di eventi e iniziative reali. Nel 2020 ha ricevuto la Legion d’onore dal presidente Macron, un riconoscimento importante per il suo contributo alla cultura. Ma per Alda l’essenziale è sempre stato creare spazi di libertà, dove l’arte si possa vivere senza barriere. È questo il filo che guida anche i suoi progetti più recenti.

Il restauro della casa di Menotti: un omaggio a Spoleto

La casa di Giancarlo Menotti, fondatore del festival dei Due Mondi, è diventata per Alda Fendi un punto di partenza concreto per valorizzare un patrimonio culturale poco conosciuto. Si tratta di una dimora che si affaccia sulla piazza del Duomo, con un giardino raccolto e suggestivo. Nel restauro ha lavorato con Raffaele Curi, storico collaboratore di Menotti, che ha curato ogni dettaglio.

Menotti era una persona raffinata, con un’intensità creativa che si rifletteva anche nella vita di tutti i giorni. Viveva in modo essenziale, con un letto di ospedale e pochi oggetti, completamente dedicato al suo lavoro artistico. Nonostante il terremoto che ha colpito Spoleto, la casa è rimasta fedele all’originale; acquistata e restaurata otto anni dopo il sisma, oggi è un simbolo di memoria viva.

Raffaele Curi e il valore delle atmosfere nella casa Menotti

Raffaele Curi, regista e collaboratore di lunga data di Menotti, ripercorre con affetto gli anni trascorsi con lui. Ricorda la forza del festival, che a differenza di altre rassegne, era una vera manifestazione artistica, con ospiti di rilievo e un’energia che si respirava in ogni angolo della città. La casa, restaurata mantenendo la sua anima, riflette proprio questa idea di arte come spettacolo totale.

Curi si dice amareggiato per il silenzio calato su Menotti dopo la sua morte e si impegna a far rivivere la sua memoria con eventi e installazioni, come quella dedicata a Samuel Beckett. La presenza di nuove voci nella casa, mai accolte da Menotti, è un segno di apertura e di confronto tra personalità diverse.

La casa di Menotti: un patrimonio da riscoprire

Restituire a Menotti la sua casa significa anche recuperare un pezzo di storia culturale italiana poco raccontata. Il fondatore del festival ha dato a Spoleto una fama mondiale, ma dopo la sua scomparsa la sua figura è stata spesso dimenticata nei circuiti culturali. Il restauro vuole dare al pubblico la possibilità di avvicinarsi a quel lascito, artistico e umano.

La casa diventa così più di un edificio: è uno spazio vivo, dove passato e presente si incontrano attraverso installazioni e iniziative che mantengono accesa la sua memoria. Sabato 20 settembre 2025, un evento nella dimora del festival celebrerà proprio questa eredità, sottolineando l’importanza del gesto di Alda Fendi e di chi lavora per non far cadere nel dimenticatoio nomi fondamentali per la cultura italiana.