Antonio Scurati lancia l’allarme sul genocidio palestinese e la crisi della democrazia in Italia

di Chiara Moretti

Antonio Scurati avverte sul genocidio palestinese e la fragilità democratica in Italia. - Ilvaporetto.com

Antonio Scurati, al Festivaletteratura di Mantova, ha parlato senza mezzi termini della guerra in Palestina, definendola un genocidio e criticando duramente l’esercito israeliano. Nel suo intervento ha toccato anche temi come la democrazia, la letteratura e il ruolo della scuola nel mantenere vivo un dibattito civile. Le sue parole hanno acceso un riflettore sulle responsabilità delle democrazie e sulla situazione culturale nel nostro paese.

“Genocidio In Palestina”: Scurati non nasconde il senso di impotenza

Nel suo intervento all’ultimo giorno del festival, Scurati ha raccontato il peso di dover descrivere un orrore così grande. Ha parlato di uno sterminio dei palestinesi da parte dell’esercito israeliano, sostenuto dal governo e dalla maggioranza della popolazione. Ha sottolineato quanto sia importante non restare in silenzio, anche quando le parole sembrano non bastare davanti a una tragedia così vasta.

Il gesto di indossare una maglietta con la scritta “Free Palestine” durante il dialogo con Marcello Fois è stato un segnale forte, ma Scurati ha spiegato che serve qualcosa di più del simbolismo. Parlare e denunciare è fondamentale per tenere alta l’attenzione sulle responsabilità e per non abituarsi a questo orrore. Dopo a lungo riflettere, ha scelto di usare senza esitazioni il termine genocidio per quello che sta accadendo.

Ha poi messo in luce una frattura profonda per chi, come lui, crede nella democrazia. Il problema più grande è che Israele viene considerato una democrazia, ma si rende protagonista di una guerra di sterminio. Questa contraddizione ha aumentato lo sgomento di chi ha studiato altri genocidi nella storia: mai si sarebbe immaginato che una democrazia potesse arrivare a tanto.

Democrazia in crisi, parola di Scurati

Durante il suo intervento, Scurati ha messo in discussione il senso che oggi ha la parola democrazia. Ha ricordato come per anni si sia creduto che le democrazie non potessero trasformarsi in stati aggressori, impegnati in guerre di sterminio, crimini legati a regimi totalitari o dittature.

Ha aggiunto che, in realtà, neanche le democrazie sono sempre state innocenti nei conflitti degli ultimi decenni. Il suo sgomento nasce dal fatto che il governo israeliano sembra aver imboccato una deriva morale che coinvolge tutti noi, osservatori politici e culturali.

Ha sottolineato che la democrazia è una lotta continua, serve vigilare per evitare derive autoritarie e per mantenere aperti spazi di partecipazione. Nel confronto con Fois ha messo in luce il romanzo come strumento democratico, accessibile a tutti. La letteratura, ha detto, non può stare lontana dalla società o dalla politica: conoscere e condividere idee è la base di un dibattito pubblico vivo.

Ha raccontato anche qualche ricordo personale, gli anni ’80 segnati da disimpegno e voglia di evasione. Ha spiegato che la sua nascita come scrittore impegnato non è partita da una militanza politica, ma che affrontare temi delicati come guerra e politica lo ha esposto a critiche e attacchi, anche da parte delle istituzioni.

Italia, democrazia e cultura: l’allarme di Scurati

Sottolineando un rapido peggioramento della qualità democratica nel nostro paese, Scurati ha richiamato l’attenzione sull’attacco alla cultura e alla libertà di confronto, segnali che non vanno sottovalutati. Ha citato Milan Kundera, per cui il romanzo è “il paradiso degli individui”, uno spazio dove diverse voci possono incontrarsi e dialogare.

Ha spiegato che il lavoro culturale ha sempre generato una domanda attiva nel pubblico, andando oltre i meri interessi commerciali. Per questo è fondamentale ampliare l’accesso alle risorse culturali, soprattutto la lettura. La scuola resta il primo punto di accesso a questa conoscenza, anche se Scurati non nasconde i limiti dell’istruzione pubblica italiana.

Ha lanciato un appello a investire di più nella scuola, sottolineando che il sistema ha un ruolo difficile ma decisivo per cambiare il futuro delle nuove generazioni. Il suo sostegno all’istruzione ha ricevuto applausi, a testimonianza di un bisogno reale di attenzione e risorse.

Ha anche denunciato l’incattivimento del dibattito pubblico in Italia, sempre più spesso ridotto a scontri di tifoserie. Questo clima danneggia la discussione costruttiva e alimenta l’odio, spesso fomentato da chi dovrebbe invece difendere la democrazia.

Letteratura e lettura, il baluardo democratico secondo Scurati

Nel corso dell’incontro ha raccontato la genesi della sua serie “M.”, nata da un lungo lavoro di ricerca e dalla voglia di raccontare momenti storici complessi. Ha risposto a domande sul futuro della letteratura e sul valore della lettura, soprattutto fuori dai circuiti commerciali.

Ha invitato a sostenere le biblioteche, perché possano comprare nuovi libri e garantire a tutti un accesso libero all’informazione. Ha sottolineato che il successo culturale non va misurato solo sulle vendite, ma sul numero di lettori attivi.

Ha chiuso con una riflessione sulla forza della letteratura, capace di resistere e di aiutare a superare le semplificazioni della realtà. Il fatto che la sua opera abbia suscitato reazioni forti, anche da parte di figure istituzionali, dimostra che la scrittura resta un terreno di confronto duro, ma necessario.

Il discorso di Scurati è un richiamo a una responsabilità collettiva: difendere la democrazia, la cultura e il rispetto reciproco in una società sempre più attraversata da tensioni politiche e sociali.