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Araminta ed il ritorno di Druenta

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Parte da qui: Capitolo 1

Capitolo 2

Subito il carattere della giovinetta si delineò tanto dolce e premuroso quanto attento e combattivo, ma sempre pronta a dialogare e a sorridere, protettiva con il suo caro e vecchio saggio nonno Cuspicus.

Non fu semplice per lui tenerle testa, voleva fare tutto ciò che il nonno durante i suoi lunghi anni aveva fatto, dalle lotte agli impegni politici, ed era maledettamente curiosa di tutto e su tutto, ma ciò che più la stuzzicava erano le alte montagne dove nubi minacciose da sempre inghiottivano ogni cosa.

Le truppe imperiali ben presto furono modificate. Araminta, giorno dopo giorno, superava per brillantezza e capacità fisica anche il più preparato tra i soldati scelti. Si comprese subito che sarebbe stata nel giro di breve tempo un ottimo comandante ed una grande stratega.

I suoi principi più grandi erano comuni a quelli del nonno, in primis il benessere del suo popolo, facendo in modo che nulla potesse mancare loro.

Aveva deciso di istituire delle scuole pubbliche, dove chiunque, anche i meno fortunati potessero accedere, e scuole specializzate in ecologia. Il loro mondo, quell’oasi meravigliosa, doveva essere protetta non solo con le armi, ma con la testa e la consapevolezza della salvaguardia dell’ambiente.

Araminta era solita destreggiarsi in groppa ad un alasyn, cosa molto insolita in quanto poco docili, ma lei ci riusciva senza problemi, indossando anche la sua armatura forgiata apposta, come lo spadone a due mani che magistralmente sferzava con forza ed eleganza.

Lei ed il suo sguardo proteso sempre verso le montagne, ed il ricordo della sua infanzia che la vedeva coccolata da diverse tate, una di queste in particolare Abaigeal si era presa da subito cura di lei amorevolmente.

Spesso i figli di Abaigeal, Fingall e Ailis, erano a palazzo a giocare prima ed armeggiare poi con la bella Araminta. Uniti in tutto decisero di prendersi cura del regno.

Cuspicus vegliava su di loro, sentiva in cuor suo che Cardamone si sarebbe palesata presto in tutta la sua malvagità, per questo aveva fatto intensificare tutte le truppe. Parallelamente tutto continuava a scorrere a ritmo festoso e gioioso, le maestranze sempre attive e prolifere. La bellezza degli altipiani del Nemev erano disarmanti e l’oasi di Ares un concentrato di colori, odori e canti. Tutto procedeva e scorreva come il tempo, ignaro di quello che a breve sarebbe accaduto.

I maestri artigiani che trafficavano con il popolo del mondo dei lemuri in gioielli di ebano, erano sempre in piena attività, ed i maestri falegnami insieme ai fabbri iniziavano a forgiare nuove armature su commissione di Araminta, fatte di pino loricato ed acciaio.

Le famiglie crescevano e con loro i piccoli che prontamente venivano educati al rispetto dell’ambiente ma anche alle armi, oramai giovani amazzoni erano pronte ad unirsi alle truppe.

Lungo il fiume Albin si svolgevano scambi commerciali, le scafe erano sempre piene di mercanzie per essere vendute, ed in questo il popolo dei lemuri era veramente eccezionale.

Ma non a tutti era permesso navigare il fiume per via della sua pericolosità non solo oggettiva, ma a causa delle popolazioni indigene nascoste pronte a razziare di tutto e ad uccidere senza pietà.

Dall’alto sorvolavano sui cailleach (uccello mitologico gaelico) le truppe comandate dal giovane Fingall, tutto era tenuto sotto controllo, nulla sfuggiva all’impavido condottiero.

Questi preparativi avevano impensierito la consulta dei regni, i re di tutti i popoli degli altipiani del Nemev e del mondo parallelo, avevano deciso di incontrarsi intorno ad una sorta di tavola rotonda, il tempo era sempre meno e la maledizione di Cardamone era sempre più forte, sempre di più.

Tutti i saggi sapevano che Araminta avrebbe portato la pace e la luce, e che tutti i popoli con i propri re avrebbero finalmente posto fine alla maledizione, ma…c’e’ sempre un ma…dalla parte opposta della montagna qualcosa di imprevedibile stava per accadere, quando su di un carro arrivò un pellegrino che commerciava in monili di osso di un uccello sacro.

Il suo volto semicoperto da un drappo scuro, lasciava trapelare i segni di una lotta datata ma decisiva. Il suo aspetto cupo e fiero, dava spazio anche alla sua umanità, ed il desiderio di dimenticare un passato aiutando chi come lui non voleva più essere un guerriero schiavo.

Allarmate le vedette chiamarono Araminta , Fingall ed Ailis, i quali si precipitarono. E fu solo in quel momento, che Araminta riconobbe, seppur stanco e malconcio, quello che un tempo fu il capo degli urcoli, “Druenta“, la guardia reale di Cardamone.

Druenta aveva conosciuto la bontà dei canatti, la loro lealtà, e decise di lottare per la libertà e la verità. In quel momento i due sguardi si incrociarono sotto il sole caldo e fu così che tutto ebbe inizio…

Continua…

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