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Armi chimiche o chimica dello squilibrio?

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Di Emiliano Demontis

Ancora una volta bombe umanitarie e, da ricordare, non solo americane ma anche europee. Putin e Assad a fare gli eroi antiterrorismo. Israele e Turchia ad applaudire. Cina e India con profilo basso, per ora meglio fare affari. Da un lato e dall’altro predoni affamati, a difendere libertà e democrazia, diritto internazionale e popolazione. Comunque tutti in odore di verginità.

Come se fino ad oggi, in decenni di dominio delle potenze imperialistiche, in un dopoguerra che per tre quarti della popolazione mondiale non è mai esistito, non avessero mai foraggiato, utilizzato e poi distrutto i mostri da loro stessi evocati: piccole borghesie fradicie di petrolio ma nani politici, spesso rivoltatisi contro con la debolezza del terrorismo. Il tutto per spartirsi mercati, impedire la formazione di una nuova grande potenza regionale contendente, comandare arterie energetiche in grado di condizionare le potenze adiacenti e ridefinire gli equilibri al banchetto dello sfruttamento.

Usando qualsiasi cosa senza pudore, dopo che il predone più piccolo (solo l’ultimo in ordine di tempo) continua a massacrare la popolazione da anni sotto gli occhi di tutti. L’emersione dei nuovi giganteschi pretendenti continentali al rango di potenze mature scombina gli equilibri: tutti si armano, tutti ringhiano per farsi spazio o mantenerlo, tutto da rifare… un film già visto dal tragico finale. Chissà se qualcuno a Roma si è dovuto suo malgrado distrarre dalla lotta fondamentale per la spartizione degli onorevoli scranni, poiché il mondo va avanti con o senza di loro, e sta accelerando.

Senza coscienza e autonomia di classe rimaniamo carne da macello al soldo di interessi che non ci appartengono, nè lo sono per la nostra specie tutta. Non esistono predoni buoni, solo grandi o piccoli che schiacciano, crescono, sgomitano e decadono in un continuo groviglio a difesa del mercato e dello sfruttamento: del loro dominio. Da un lato portaerei dall’altro bambini imbottiti di tritolo; da un lato la civiltà da esportare dall’altro un uso medievale della religione; da un lato fabbriche alienanti dall’altro l’aratro. Stessa violenza ma diversa efficacia. Non c’è alternativa ai “danni collaterali” di questa società: socialismo o barbarie.

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