Il portale d'informazione della tua città

“Attacco al potere”: la stampa padana si compatta contro il Sud

0 670

Sono sempre gli interessi che muovono il mondo. La costituzione, l’uguaglianza sociale, il senso civico, finanche la giustizia, sono elementi del tutto trascurabili, una cortina fastidiosa che può essere spazzata via ad ogni occasione, sacrificata in ogni momento sull’altare del dio denaro. Vale in Italia così come per ogni altro posto del mondo: quando si vanno a toccare gli interessi di un territorio quel territorio scende in guerra, con ogni mezzo a sua disposizione. Il reddito di cittadinanza, ad esempio, sembra essere risultato assai indigesto al Nord, e allora, in piena sincronia, si accendono i motori della macchina del fango, e i media padani, tutti perfettamente allineati, mettono in campo l’artiglieria pesante (e che artiglieria…), sferrando un attacco frontale al Governo e ai meridionali, ovviamente.

“Ci toccherà adottare un meridionale a testa”, titola Libero; “Vergogna assistenzialista, il Governo rapina il Nord”, gli fa eco Il Giornale; “Reddito di cittadinanza: Como lavora il Sud incassa”, accusa La Provincia, giornale comasco. La stampa nordcentrica (l’unica che davvero conta qualcosa in Italia) scende in campo per rivendicare le sue ragioni e per tutelare gli interessi dei suoi lettori e, soprattutto, dei suoi finanziatori. Accusano e disprezzano l’assistenzialismo ma, al contempo, non si perdono mai in chiacchiere quando bisogna tagliare le spese ordinarie destinate al Sud. Prima ti spezzano le gambe, e poi si rifiutano di scorrazzarti sulla sedia a rotelle. La stampa nazionale (o nordcentrica, che è la medesima cosa) si guarda bene dal raccontare dei tagli alla Sanità merdionale, dei fondi 0 agli asili nido, delle carenze d’infrastrutture, dell’assenza di politiche sociali, della desertificazione demografica del Sud e così via.

“Potreste vivere di turismo!”, ci ricordano ogni volta, pensando che tanto basti a risollevare un territorio vastissimo e assai complesso. Certo, in parte hanno ragione, “potremmo” vivere di turismo, non foss’altro che molti dei musei più importanti del Sud sono gestito da una società del Nord, la CoopCulture, alla quale vanno gli utili di siti come Pompei, Ercolano, Oplontis – Villa di Poppea, il Palazzo Reale di Napoli, il Parco Archeologico di Baia, l’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, il Museo Archeologico dei Campi Flegrei, il Museo Archeologico di Napoli, il museo di Capodimonte, il Parco Archeologico di Cuma, la Certosa di San Martino, il Castel Sant’Elmo, il Museo Duca di Martina, il MADRE, Villa Pignatelli, la Certosa di San Giacomo, i Giardini di Augusto e la Villa Jovis di Capri, la Casa Rossa di Anacapri, gli Scavi di Castellammare e l’Antiquarium e l’area Archeologica di Boscoreale (fonte Antonio Lombardi).

Biglietterie online, prevendita, ristorazione, caffetterie, audioguide, cataloghi ecc. sono tutti servizi con cui il Nord si arricchisce sfruttando l’inestimabile patrimonio culturale del Sud. Le ricordate le parole del senatore del Regno d’Italia Carlo Bombrini, tra i promotori dello smantellamento delle grandi industrie del meridione d’Italia? “Al Sud non dovranno mai essere più in grado di intraprendere”.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.