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Bossi su Pontida 2018: “Ho visto tanti meridionali che vogliono solo essere mantenuti”

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NAPOLI, 3 LUGLIO – In un’intervista a cura di Cesare Zapperi, apparsa quest’oggi sul Corriere della Sera, Umberto Bossi, storico leader della Lega Nord, ha commentato l’ultimissimo raduno leghista di Pontida, che ha visto la partecipazione di diverse delegazioni provenienti da quel Sud Italia tanto vituperato in passato (e non solo in passato). Bossi non è certo uno che le manda a dire e nell’intervista rilasciata per il Corriere traccia senza troppi giri di parole l’ortodossia pura del pensiero leghista: disprezzo verso i Meridionali e indipendenza della Padania, un concetto – quest’ultimo – che oltretutto stride fortemente con l’idea sovranista portata avanti negli ultimi tempi dal suo successore Matteo Salvini.

A Pontida – gli viene chiesto – il suo successore Matteo Salvini ha fatto il pienone.
«E come no. Se ci porti lì anche l’Africa… Ma non è una gara a chi porta più gente. Dalla Lega ci si aspettano risposte chiare ai problemi».

Domenica c’erano pullman carichi di militanti provenienti dal Sud – incalza Cesare Zapperi. Questa novità la turba?
«Guardi, ho visto solo un sacco di gente interessata ad essere mantenuta. Parliamoci chiaro: non c’è una Regione del Sud che riesca a pagarsi la propria sanità. Cosa si vuole, che si continui a caricarla addosso alle regioni settentrionali?».

Il succo del pensiero leghista in tutta la sua purezza, insomma. Ma ad alcuni meridionali questo non importa, a loro serve solo un carro sul quale aggrapparsi con tutte le forze, anche a costo di sacrificare ogni spasmo di dignità residua, un po’ come non importava nulla ai Negri da Cortile descritti da Malcom X. Voi li ricordate i Negri da Cortile di Malcom X?

“Durante la schiavitù vi erano due tipi di negro: il negro da cortile e il negro dei campi. Il negro da cortile viveva insieme al padrone, lo vestivano bene e gli davano da mangiare cibo buono, quello che restava nel piatto del padrone. Dormiva in soffitta o in cantina, ma era sempre vicino al padrone e lo amava molto di più di quanto il padrone amasse se stesso. Si identificava col padrone più di quanto questi non s’ identificasse con se stesso…” 

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