Brasile supera l’Europa per numero di marchi di birra registrati nel 2024: crescita e sfide del settore

di Roberta Ludovico

Brasile primo in Europa per nuovi marchi di birra nel 2024. - Ilvaporetto.com

Nel 2024 il Brasile ha registrato un aumento significativo nel settore birrario, superando l’Europa per numero di marchi di birra registrati. Il Paese conta oggi decine di migliaia di etichette e quasi duemila birrifici attivi, distribuiti in quasi ottocento città. Questa espansione ha rinnovato il mercato, con un’offerta che va dalle birre tradizionali a prodotti come le birre analcoliche e senza glutine, ma il settore deve fare i conti con la presenza di grandi gruppi industriali e con un sistema fiscale che incide notevolmente sul prezzo finale.

Aumento nel numero di birrifici e marchi registrati

Nel 2024 il Brasile ha superato l’Europa per numero di marchi di birra registrati, con 55mila etichette contro i 50mila dell’Unione Europea. Questo risultato deriva da una crescita rapida della produzione: all’inizio degli anni 2000 il Paese contava solo 40 birrifici, mentre oggi sono 1.949, distribuiti in 790 città.

La diffusione delle birrerie riguarda non solo le grandi città, ma anche realtà più piccole, con una media di una birreria ogni 109 mila abitanti. Il presidente del Sindacato nazionale dell’Industria della Birra , Márcio Maciel, ha evidenziato che questa espansione riflette un cambiamento del mercato, con una domanda crescente di novità da parte dei consumatori. La nascita di molte aziende contribuisce all’occupazione e garantisce una presenza diffusa del settore in quasi tutte le regioni brasiliane.

Questa crescita si inserisce in un contesto globale caratterizzato da una maggiore varietà di prodotti e da una ricerca di nuovi gusti. Il Brasile si afferma come uno dei mercati emergenti più importanti per la birra artigianale, con un’offerta che cerca di soddisfare gusti e preferenze sempre più diversificati.

Crescita delle birre analcoliche e senza glutine

Tra i segmenti in crescita spiccano le birre analcoliche e quelle senza glutine. Negli ultimi anni la produzione di birra analcolica è aumentata del 500%, raggiungendo 757 milioni di litri nel 2024. Questo dato indica un cambiamento nelle abitudini di consumo, con una preferenza per bevande più leggere o prive di alcol, soprattutto tra i giovani e chi presta attenzione allo stile di vita.

Anche il mercato delle birre senza glutine, introdotto nel 2020, ha raddoppiato la produzione nel 2024. L’interesse verso prodotti privi di allergeni riflette una maggiore attenzione alla salute e alle intolleranze alimentari. Questi prodotti, un tempo marginali, oggi occupano quote crescenti e sono oggetto di miglioramenti per avvicinarne il gusto a quello delle birre tradizionali.

La crescita di questi segmenti rispecchia le trasformazioni della domanda globale: i consumatori cercano varietà e sono disposti a provare nuovi sapori, influenzati da cambiamenti culturali legati al benessere e a stili di vita più sani. Il Brasile ha saputo cogliere questa tendenza, integrandola con una capacità produttiva in forte espansione.

Concentrazione industriale e impatto della fiscalità

Nonostante i risultati, il settore birrario brasiliano presenta alcune criticità. Il mercato è fortemente concentrato: tre grandi gruppi industriali controllano il 96% della produzione totale. Questa situazione limita le possibilità di crescita per i produttori artigianali e più piccoli, che incontrano difficoltà commerciali e distributive.

A questa concentrazione si aggiunge un carico fiscale elevato: le imposte rappresentano il 56% del prezzo finale della birra. Questo peso incide sulla competitività, soprattutto per i prodotti di fascia media e bassa, considerati beni di consumo diffuso e sensibili al prezzo.

Il presidente del SindCerv ha sottolineato che la riforma tributaria in fase di definizione avrà un impatto rilevante sul settore. Se la revisione non terrà conto delle caratteristiche specifiche del comparto birrario, potrebbe ridurre i margini e rallentare lo sviluppo. Maciel ha chiesto regole che tengano conto degli standard internazionali, con aliquote basate sul grado alcolico, per rendere più equo il carico fiscale e favorire il mercato interno.

Questi elementi evidenziano un equilibrio delicato tra crescita e sostenibilità futura del settore brasiliano della birra, che potrà mantenere un ruolo di rilievo solo superando le sfide legate alla concentrazione produttiva e alla fiscalità.

Diffusione territoriale e impatto economico

La presenza di birrifici in quasi 800 città brasiliane indica un fenomeno diffuso su tutto il territorio. Questa capillarità si accompagna a un aumento dell’occupazione diretta e indiretta, dalla produzione alla distribuzione, fino ai servizi legati all’ospitalità e al turismo birrario.

Molte località hanno visto nascere microimprese e attività artigianali, rispondendo a un mercato sempre più segmentato e ricco di offerte. Ciò ha portato a una diversificazione dell’economia locale, coinvolgendo aree che in passato non erano legate a produzioni industriali di rilievo.

L’impatto sociale ed economico si riflette anche nella valorizzazione delle tradizioni locali, delle materie prime regionali e nella crescita di eventi dedicati alla cultura della birra. Festival e fiere si sono moltiplicati, favorendo scambi culturali e promuovendo un settore che unisce artigianato e tecnologia.

Questa espansione offre nuove opportunità per giovani imprenditori, che propongono prodotti innovativi rivolti a nicchie di mercato emergenti, come le birre analcoliche e senza glutine.

Nel complesso il Brasile si è affermato come un punto di riferimento nel panorama mondiale della birra, non solo per quantità ma anche per varietà e capacità di rispondere alle nuove esigenze dei consumatori.


Lo sviluppo rapido del settore birrario brasiliano coinvolge non solo l’industria, ma ha effetti sociali ed economici diffusi. Le novità nei prodotti e la diffusione territoriale delineano un quadro ricco di opportunità, ma restano sfide da affrontare, in particolare la concentrazione produttiva e le politiche fiscali, che influenzeranno la sostenibilità futura del comparto.