Carla Lonzi: la rivoluzione femminista degli anni Settanta

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Carla Lonzi: la rivoluzione femminista degli anni Settanta - ilvaporetto.com

Rivolta Femminile: il Manifesto che ha Segnato la Storia del Femminismo in Italia

È il luglio 1970 e sulle strade di Roma e Milano compaiono dei manifesti. Sui muri irrompono un insieme di pensieri sferzanti aperti da una citazione di Olympe de Gouges, autrice nel 1791, durante la Rivoluzione francese, della Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina: “Le donne saranno sempre divise le une dalle altre? Non formeranno mai un corpo unico?“. Il quesito della scrittrice francese, ghigliottinata nel 1793 per le sue idee precorritrici, apre quello che costituisce lo scritto di debutto di Rivolta Femminile, uno dei primi gruppi femministi italiani di sole donne degli anni Settanta.

La donna non va definita in rapporto all’uomo. Su questa coscienza si fondano tanto la nostra lotta quanto la nostra libertà,” è solo la prima di quasi 60 affermazioni lapidarie che avanzano incalzanti l’una dietro l’altra, parlando di necessarie liberazioni e vessazioni non più tollerabili, di verginità, castità e infedeltà come vincoli repressivi, di aborto e matrimonio, di maternità, sessualità e lavoro. Tutto deve essere rimesso in discussione dalle donne perché possano ripensare con un senso nuovo alle loro esistenze. È il messaggio del testo chiuso dal perentorio: “Comunichiamo solo con donne“.

Quel manifesto detonante segna uno dei momenti più importanti della storia del movimento femminista in Italia. Un’intera primavera a pensare, a esprimere liberamente in frasi sintetiche le reazioni alla scoperta “di aver diritto a parlare di noi e che l’inferiorità era un’oppressione“: così Carla Lonzi descriverà quell’esperienza segnata dal femminismo. È lei insieme all’artista Carla Accardi e a Elvira Banotti, scrittrice e giornalista, a costituire il nucleo fondante del gruppo. E se il manifesto è frutto di un’elaborazione e di un rapporto tra più donne, fu principalmente Lonzi a occuparsi della sua stesura, fu lei l’artefice della forma di quella dichiarazione programmatica che voleva sconvolgere e cambiare tutto.

Forse Carla Lonzi è la pensatrice femminista più ama-ta del mondo,” scrive la filosofa Annarosa Buttarelli nell’incipit della breve nota introduttiva alla nuova edizione, di cui è curatrice, pubblicata da La Tartaruga, di Sputiamo su Hegel e altri scritti, selezione di opere che a distanza di più di 50 anni dalla loro comparsa, non perdono il loro effetto dirompente. Conservano tutta la forza folgorante della loro autrice che ha sempre sfuggito con la sua abbagliante complessità categorie e identificazioni.

Una Famiglia Troppo Numerosa

Nata a Firenze il 6 marzo 1931, Carla era la prima figlia di Agostino Lonzi, che in quegli anni stava avviando una piccola industria, e di Giulia Matteini, ragazza piemontese con un diploma di maestra mai utilizzato. L’arrivo della sorella Lidia, a cui seguiranno più tardi Marta e gli altri fratelli Vittorio e Alfredo, spiazza Lonzi in un modo così forte da darle la sensazione di aver perso l’affetto dei genitori.

A 9 anni manifesta il bisogno di vivere lontana dal nucleo familiare, chiede di rimanere nel Collegio di Badia di Ripoli, dove aveva trascorso l’estate del 1940. Ci rimane fino ai 13 anni per poi ricongiungersi, per volontà paterna, con la sua famiglia.

Dopo il liceo classico, studia Storia dell’Arte all’università di Firenze. A Parigi arriva per sfuggire alla delusione provata quando il primo ragazzo di cui si innamora si fidanza con la sorella Lidia. È il periodo in cui la sua salute inizia a incrinarsi con un’infiammazione ai polmoni, come se tutto il lavorio interiore che freme incessantemente dentro di lei, sin da quando era piccola, si fosse riverberato fisicamente minandola. Nella capitale francese si appassiona al mondo del teatro e della scenografia a cui dedicherà, una volta tornata a Firenze, nel 1956, la sua tesi di laurea intitolata Rapporti tra la scena e le arti figurative dalla fine dell ’800, ritenuta talmente innovativa e originale da poterle aprire le porte del mondo accademico.

Il Piacere Femminile al Centro

Il destino imprevisto del mondo sta nel ricominciare il cammino per percorrerlo con la donna come soggetto,” scrive Lonzi. A partire dal riconoscersi tra donne e dalla riscoperta della libera sessualità in tutte le forme con il piacere femminile messo al centro della scena, come spiega in La donna clitoridea e la donna vaginale.

In Taci, anzi parla. Diario di una femminista Lonzi si racconta al di fuori di ogni convenzione e canone letterario, in un intreccio di biografia, autocoscienza, poesie e pensieri; in Vai pure, dialogo registrato e poi trascritto con Pietro Consagra, fissa invece il momento di riepilogo di una relazione su punti inconciliabili di due individui che si riconoscono come due culture: “quella della donna che cerca di porre le basi per il suo riconoscimento, quella dell’uomo che si richiama alle necessità di “ciò che sono” le sue necessità“.

Lonzi non smetterà mai di scrivere, di porsi interrogativi, di analizzare in modo radicale tutto quello che la circonda fino all’ultimo. Un tumore la spegne a soli 51 anni a Turicchi, il podere acquistato nel Chianti in cui amava rifugiarsi dalle inquietudini più pressanti della vita. Di lei rimane la potenza di una mente geniale, il pensiero divergente che si traduce in parole dall’effetto di un tuono. Capaci ancora di smuovere, ispirare, generare riflessioni, di far divampare realtà viva, quella che può servire ogni volta, quando il patriarcato prende di nuovo il sopravvento.

Perché Carla Lonzi non smette di parlarci e nei momenti di buio continua a esplodere con una luce stupefacente, meravigliosa, dai mille colori: “Non esiste la meta, esiste il presente. Noi siamo il passato oscuro del mondo, noi realizziamo il presente“.

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