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Caserta. Sequestrati 12 pozzi domestici contaminati da arsenico

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Anche oggi arriva una nuova conferma delle gravi condizioni di inquinamento ambientale che infestano diverse zone della Campania, in particolar modo la provincia di Caserta.

E in quelle terre, precisamente dall’area denominata Lo Uttaro, sono stati sequestrati in via preventiva 12 pozzi, utilizzati per uso domestico e irrigazione di fertilizzanti, su cui è stata riscontrata una severa contaminazione da metalli pesanti, in particolare da arsenico, sostanza nota per la sua elevata tossicità.

Nota in passato come “la piscina rossa“, per l’elevata presenza di residui inerenti la lavorazione del ferro e del vetro e per varie cave trasformatesi, negli anni, in vere e proprie discariche, la zona è caratterizzata da una grossa incidenza di tumori, come spiega Anna Maria Troncone, procuratore di Santa Maria Capua Vetere: “Nell’area compresa tra Caserta e San Nicola la Strada in cui abbiamo sequestrato i pozzi contaminati, si registra un’alta incidenza di tumori, specie alla prostata, anche se non si può stabilire il nesso di causalità tra l’inquinamento provocato dall’attività industriale e queste morti.

L’inquinamento dell’area è frutto dell’attività industriale posta in essere dall’opificio Saint Gobain dal 1958, quando l’area era a vocazione agricola, al 1988, quando l’azienda fu dismessa. In 30 anni la cava attigua fu riempita di rifiuti. Le indagini proseguono perché potrebbero esserci responsabilità nelle pubbliche amministrazioni che negli anni non hanno fatto nulla, nonostante tutti, dai cittadini agli amministratori, sapessero dell’inquinamento in atto”.

Sull’avvenimento è intervenuto anche il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, il quale ha dichiarato: “Rivolgo i miei complimenti vivissimi ai Carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Caserta e del Nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale di Caserta e alla Procura della Repubblica di S. Maria Capua Vetere per l’importante operazione che ha portato al sequestro di dodici pozzi utilizzati per uso domestico e irrigazione su cui è stata riscontrata una severa contaminazione da metalli pesanti come l’arsenico. Come è emerso dalle indagini, la disastrosa situazione riscontrata nel casertano, sebbene non consenta di attribuire precise responsabilità in capo a singoli soggetti, evidenzia come fosse nota dal 2010 ai livelli locali di governo del territorio. Quel territorio è stato poi trasformato in area urbana.

L’operazione, coordinata magistralmente dalla Procura e condotta con sapienza in fase investigativa e operativa dai diversi comparti dell’Arma specializzati in materia ambientale, conferma come l’attenzione per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica sia e debba essere una priorità reale. Si conferma l’importanza di indagini approfondite per scoprire crimini ambientali come questo, purtroppo frequenti nel nostro Paese, che hanno bisogno della collaborazione e dell’azione sinergica di più soggetti, delle forze dell’ordine ma non solo, per approfondire tutti i profili di responsabilità”.

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