Caso Marcenaro a San Siro: errori arbitrali e il ruolo del VAR nel calcio moderno
La partita tra Milan e Bologna a San Siro ha riaperto il dibattito, soprattutto per un rigore non concesso ai rossoblù che ha fatto molto discutere. Si parla di errori tecnici ma anche di come la tecnologia, in particolare il VAR, viene utilizzata nel calcio di oggi.
Marcenaro protagonista di una serata difficile: gli errori che hanno pesato
L’arbitro Marcenaro non ha avuto una serata facile a San Siro. Durante il match, infatti, non ha visto una spinta chiara di Lucumi su Nkunku che avrebbe richiesto un rigore netto. Non solo non ha fischiato, ma non ha nemmeno chiesto l’intervento del VAR su quell’episodio. Si è concentrato invece su un altro contatto, quello tra Freuler e Nkunku, che ha giudicato non da rigore.
In più, ha concesso un calcio di rigore che poi si è rivelato ingiustificato, aggiungendo confusione a una situazione già complicata. Insomma, tra la mancata segnalazione della spinta, il rigore sbagliato e il mancato ricorso al VAR sulla giusta azione, gli errori sono stati tre e tutti pesanti.
Gabriele Gravina, presidente della FIGC, ha definito l’errore di Marcenaro «evidente», ma ha sottolineato che la strada da seguire resta quella della tecnologia, puntando a migliorare senza tornare indietro.
Diversi esperti ritengono che Marcenaro potrebbe anche essere squalificato per qualche turno, visto che la sua prestazione non è stata all’altezza di una partita così importante.
Il VAR e i suoi limiti: cosa è successo davvero a San Siro
Il VAR, con Fabbri in cabina di regia, ha avuto un ruolo meno centrale ma comunque decisivo nel gestire le decisioni. È stato proprio Fabbri a chiamare Marcenaro al monitor per annullare il rigore assegnato, correggendo così un errore.
Però, sulla spinta di Lucumi su Nkunku, Fabbri non è intervenuto. Qui si è entrati in una zona grigia del protocollo VAR, dove la linea tra quello che si può rivedere e quello che resta a discrezione dell’arbitro in campo non è sempre chiara.
Qualcuno ha criticato Fabbri, sostenendo che avrebbe potuto insistere di più per far rivedere anche quel contatto. Ma l’assenza di intervento è in linea con le regole attuali, che lasciano certe valutazioni all’arbitro sul campo.
Responsabilità e pressioni: cosa cambia dopo la perdita del badge FIFA
Le critiche si sono concentrate anche su Fabbri, che dopo aver perso il badge FIFA non è più riuscito a mantenere un rendimento brillante né come VAR né come arbitro sul campo. Viene definito «non un grande arbitro», ma non è giusto addossargli tutte le colpe per quanto successo.
Il vero problema è che si tende a incolpare un solo protagonista, senza considerare la complessità del rapporto tra arbitro e VAR e la difficoltà di prendere decisioni in pochi secondi su episodi complicati. Per Marcenaro e Fabbri si tratta già del quarto errore importante in stagione, un segnale chiaro che il sistema di collaborazione tra arbitro e tecnologia ha bisogno di una revisione.
Il dibattito si concentra quindi su quanto pesano gli errori singoli, su come vengono applicate le regole e su cosa si può fare per migliorare un sistema che vuole limitare le ingiustizie, ma che ancora fatica a farlo in modo costante.
Tecnologia E Calcio: passi avanti ma anche limiti evidenti
L’arrivo del VAR ha sicuramente cambiato il modo di arbitrare, riducendo gli errori più evidenti. A San Siro, ad esempio, ha corretto il rigore sbagliato, dimostrando che il sistema funziona almeno in parte.
Ma la mancata revisione della spinta su Nkunku mette in luce i limiti ancora presenti. Le regole che stabiliscono cosa il VAR può o non può rivedere sono ancora un tema caldo. Il fatto che su certi episodi non si intervenga apre il confronto sulla necessità di ampliare i protocolli o di dare più libertà ai VAR.
Insomma, la tecnologia ha fatto dei passi avanti, ma siamo lontani da un sistema perfetto o senza errori. Nel calcio, dove ogni decisione può cambiare il risultato, questa incertezza resta al centro di molte polemiche tra tifosi, giocatori e addetti ai lavori.
