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C’era una volta il Vasto

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L’etimologia del rione Vasto deriva dalla parola ‘guasto’. Sì, perché un tempo quell’area ad est delle mura aragonesi era paludosa, stagnante, insalubre, guasta per l’appunto. L’agglomerato di strade e palazzoni ortogonali nacque solo dopo il Risanamento, a seguito di quel grande intervento urbanistico che mutò radicalmente il volto di molti quartieri della città con lo scopo di sostituire gli antichi e fatiscenti edifici con nuove strutture. Un’opera di sventramento urbanistico ancora oggi molto discussa, necessaria – però – ad ampliare strade e a bonificare i terreni allo scopo di migliorare le condizioni igienico-sanitarie dopo il colera che straziò il popolo napoletano nel 1884. E così, a seguito della bonifica delle paludi in una zona compresa tra piazza Garibaldi, l’Arenaccia (laddove scorreva l’antico fiume Sebeto) e Poggioreale, nacque un nuovo rione: il Vasto.
Il quartiere, sulla fine degli anni ’90, forse a causa della sua dislocazione geografica, si apre inevitabilmente al mondo, accogliendo popolazioni di diverse etnie che lentamente iniziano ad aprire attività commerciali sul territorio. Le botteghe che precedentemente popolavano il quartiere – assecondando i mutamenti socioeconomici dell’epoca – sono andate via via scomparendo, caratterizzando una prima e importante trasformazione del Vasto. Una trasformazione indolore e naturale, che per ragioni appunto geografiche (la vicinanza alla stazione centrale ed a piazza Garibaldi) renderanno il Vasto il quartiere più multietnico dell’intera città. Ma cosa è cambiato da allora? e, soprattutto, cosa ha innesacato la bomba sociale che affligge ormai da anni i residenti dell’area a ridosso di piazza Garibaldi?

Perché è ormai sotto gli occhi di tutti: nel Vasto, così come a Porta Nolana, a ridosso del centro storico UNESCO, l’emergenza lasciata attecchire indisturbata in questi ultimi anni è ormai fuori controllo. Gli episodi di degrado e di violenza sono all’ordine del giorno; le risse, gli schiamazzi, gli accoltellamenti, le bottiglie lanciate in strada, sono il sottofondo assordante che accompagna l’inquieta notte del quartiere. Via Firenze, via Bologna e via Milano su tutte, sono una polveriera pronta ad esplodere. Il tanfo dei marciapiedi, i cumuli di rifiuti, i mercatini della monezza sono il proscenio dei turisti che spesso e volentieri vagano spaesati e inorriditi nei vicoli del quartiere. Perché è proprio questa la verità, per chi ancora non lo avesse capito, per chi ancora si affida allo spaccio, e al pizzo, invece di investire nella legalità, con la realizzazione di strutture ricettive capaci di intercettare l’enorme, tracimante flusso turistico che ogni giorno percorre come un fiume in piena le strade appena adiacenti al Vasto.

Non è questione di etnia, non è il colore della pelle. Solo uno stupido farebbe fatica a decifrare il degrado morale, culturale e sociale che investe e mortifica generazione dopo generazione le coscienze umiliate dalle ingiustizie di questo mondo. Una parte di questi uomini, (oggi diventata manovalanza a basso costo di una camorra alla deriva e inconsistente) ha vissuto un’intera vita nel degrado, alla mercé dei trafficati di esseri umani, costretti a tirare a campare sin dalla nascita e abituati a farlo con ogni mezzo necessario. L’errore, semmai, è da ricercare nel modello organizzativo di un’accoglienza speculativa e superficiale che in questi anni si è fatta garante della nascita di un pozzo senza fondo nel quale ammassare tutto ciò che questo spettro di società civile non è in grado di accettare.

Il Vasto, ahinoi, è dunque tornato ad essere ‘guasto’. La sua posizione strategica e la naturale vocazione ricettiva è stata completamente demolita e umiliata dallo sbando istituzionale e culturale in cui ristagna il nostro paese. Nel frattempo, i residenti esasperati proclamano l’ennesimo corteo pacifico previsto per il 17 maggio alle ore 19.00 (partenza da piazza Nolana). L’ennesimo, disperato tentativo di richiamare le attenzioni di Sindaco, Prefetto e Questore.

 

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