Cindy Sherman interpreta Eustace Tilley sulla copertina del New Yorker per il centenario della rivista
Il New Yorker celebra cento anni di storia con una copertina unica, affidata alla fotografa americana Cindy Sherman. Il personaggio scelto è Eustace Tilley, l’iconico dandy creato nel 1925 da Rea Irvin che da sempre rappresenta il magazine. La rivista ha scelto per la seconda volta una fotografia per la cover, affidandosi al talento trasformista di Sherman per questa edizione speciale dedicata alla cultura.
Il nuovo volto di Eustace Tilley attraverso l’obiettivo di Cindy Sherman
Per il centenario del New Yorker, Cindy Sherman si è immersa nel ruolo di Eustace Tilley, portando una nuova interpretazione del dandy che ha accompagnato la rivista per quasi un secolo. La fotografa, nota per i suoi autoritratti e per la capacità di trasformarsi in diversi personaggi, ha scelto di sostituire il tradizionale monocolo di Tilley con uno specchietto, segno di un’attenzione più profonda verso se stessi. Nel ritratto, Sherman si mostra di profilo, immersa in uno sfondo floreale ispirato alle decorazioni di William Morris, conferendo all’immagine una dimensione elegante ma al tempo stesso introspettiva.
L’abbigliamento riprende dettagli classici del dandy: un cappello piumato, una giacca sportiva a righe abbinata a una camicia bianca abbottonata, elementi che sottolineano l’appartenenza al personaggio. Sherman ha aggiunto un tocco personale con un naso finto, preso dalla sua collezione di oggetti di scena, e un anello a forma di farfalla tempestato di gemme, segno della sua attenzione ai dettagli simbolici. Questa immagine rompe la tradizione di Tilley che, fino a oggi, veniva rappresentato con lo sguardo rivolto verso una farfalla, mostrando invece una nuova dimensione di autoriflessività.
La storia di Eustace Tilley nelle copertine del new yorker
Eustace Tilley nasce come creazione del disegnatore Rea Irvin nel 1925, diventando subito il simbolo distintivo del New Yorker. È conosciuto soprattutto per il monocolo e l’aria ironica e sofisticata che ha sempre mostrato sul settimanale. Da allora, è apparso in quasi tutte le copertine celebrative del magazine, diventando una sorta di mascotte che rappresenta sia lo spirito critico sia il tono raffinato della rivista.
Dal 1994, artisti diversi si sono cimentati nel reinterpretare Tilley, con 45 versioni ufficiali. Tra questi, il fumettista Robert Crumb ha dato una prima rivisitazione del personaggio, dimostrando l’interesse e l’impatto culturale che ha avuto negli anni. Il New Yorker ha così alimentato una tradizione artistica che attraversa decenni, lasciando spazio a stili e interpretazioni molteplici, però sempre con un rispetto per l’immagine originale. La copertina di quest’anno si inserisce in questo solco ma con una svolta significativa: il personaggio non insegna più la farfalla, ma si guarda allo specchio, suggerendo una riflessione sull’identità e il tempo.
Il ruolo delle fotografie raramente utilizzate sulle copertine del new yorker
Il New Yorker è celebre per le sue copertine create da artisti grafici di fama mondiale come Art Spiegelman, Charles Addams, David Hockney e più recentemente Amy Sherald, nota per la sua controversa rappresentazione di Lady Liberty trans. Queste copertine sono sempre immagini disegnate, realizzate con grande cura nei dettagli e con un forte impatto simbolico, capaci di cogliere temi sociali e culturali contemporanei.
Le copertine fotografiche, tuttavia, sono rarissime: questo 2025 segna solo la seconda volta che viene scelta una foto per la cover in cento anni di pubblicazione. La prima volta risale al 2000, quando per il 75esimo anniversario fu scelta un’immagine del fotografo William Wegman che presentava un cane weimaraner con la testa di Eustace Tilley. La scelta di Cindy Sherman conferma questa eccezionalità e porta la fotografia a un nuovo livello di interpretazione artistica, attraverso il suo stile camaleontico e l’uso di oggetti particolari.
Questa scelta dimostra anche la capacità della rivista di innovare senza dimenticare la tradizione, celebrando cent’anni di cultura con una copertina che unisce passato e presente, disegno e fotografia, identità e riflessione. Sherman, in questo senso, ha offerto un’immagine potente e simbolicamente densa, che entra nel novero delle grandi copertine del New Yorker pur con un linguaggio visivo nuovo e originale.
