Il portale d'informazione della tua città

Come il Movimento 5 stelle sta cambiando l’Italia

L'addetto stampa del Movimento 5 Stelle della Liguria ha consegnato le dimissioni. Una scelta coraggiosa che, al di là di ideologie e colori di partito, deve farci riflettere.

0 65

Ci penso leggendo e rileggendo il messaggio condiviso da Lorenzo Tosa, in occasione delle dimissioni da addetto stampa del Movimento 5 Stelle Liguria.
Associo alle sue parole l’intervista a Dijsselbloem, strumentalizzata ad arte dalla pagina ufficiale del Movimento 5 Stelle Europa e condivisa dalla pagina ufficiale del partito italiano di maggioranza.
Aggiungo, infine, l’immagine dei volti, delle parole che riesco a ricordare e dello stile di alcuni personaggi che hanno fatto la storia (e la fortuna) di Grillo e della Casaleggio Associati.

Riparto dall’inizio. Si caratterizza come decisione coraggiosa e gesto di fortissimo impatto la scelta di Lorenzo Tosa, addetto stampa del Movimento ligure, di consegnare le dimissioni. Le motivazioni condivise dal Tosa rappresentano il vero dramma della vicenda: non si è dimesso per ragioni personali o legate chissà a quali problematiche interne, ma ha deciso di lasciare l’incarico perché, in coscienza, fortemente in contrasto con lo stile comunicativo e le scelte politiche dei pentastellati.

Grave. Gravissimo che un “membro interno”, legato proprio all’ambito della comunicazione debba trovarsi dinanzi ad una scelta di questo tipo. Insomma, non era certo l’addetto stampa di una multinazionale qualsiasi che sfrutta il lavoro nero e vende i propri prodotti a prezzi esorbitanti. E nemmeno di una qualche associazione xenofoba e razzista per la quale era costretto a condividere e comunicare messaggi in netto contrasto con le idee e il buon senso che dovrebbe caratterizzare ogni essere umano.

Stiamo parlando dell’addetto stampa di un partito regionale (che  a livello nazionale siede tra i banchi della maggioranza di governo) il quale decide di lasciare l’incarico in quanto “è accaduto che una quantità non trascurabile di idee e conquiste che consideravamo assodate oggi sono ufficialmente – e profondamente – di nuovo in discussione. In ordine sparso: aborto, divorzio, scienza in tutte le sue declinazioni, Europa, europeismo, informazione, multiculturalismo, cultura, competenza, sviluppo economico, un certo grado di libertà sessuale e di benessere. Stiamo costruendo un mondo in cui, se fai figli, ti regalano un terreno da coltivare, in un’equazione prole > raccolto > forza lavoro che credevo di ripassare giusto in qualche volume di Jacques Le Goff. Come fai, di fronte a questa onda anomala, a mettere davanti lo stipendio? Come fai a continuare a ripeterti – e a ripetere a tuo figlio – che lo stai facendo per lui quando duecento uomini, donne e bambini vengono tenuti in ostaggio per giorni in mezzo al mare, nel silenzio da brividi di un’intera classe politica?”.

È la sua coscienza a parlare, evidentemente. Un gesto encomiabile che ha innescato – come ovvio, accanto alle molteplici dimostrazioni di stima – la miccia dell’odio esploso in centinaia di commenti al suo post.

Un’azione che non può lasciarci indifferenti. Quello stile comunicativo che ha caratterizzato la scelta di dimissioni di Tosa, riempie la nostra quotidianità più di quanto immaginiamo. Dose dopo dose, assimiliamo modi di dire ed espressioni che iniziano lentamente ad entrare nel nostro vocabolario.

In questo modo gli slogan contro l’immigrazione utilizzati del governo giallo-verde, si traducono nell’aggressività di quel giovane che nella Circumvesuviana di Napoli ha aggredito e urlato in faccia ad un Pakistano: “L’Italia è nostra!”.
E lo stesso è accaduto in una metro di Roma, dove la situazione è poi degenerata.

Gli uomini e le donne pescati a caso da qualsiasi contesto, grazie alla roulette di quella che viene definita “democrazia diretta”, hanno assunto oggi incarichi istituzionali di rilievo, mantenendo quello stile “popolare” amatissimo dalla massa e portatore di larghi consensi.

Uno stile, certo, innaturale, frutto della macchina comunicativa che guida ogni passo degli esponenti di partito. Niente è reale. Una finzione finalizzata ad accaparrare la simpatia dei cittadini coinvolti, inconsapevolmente, in una vera e propria trasmissione quotidiana, basata sullo stile del “Truman show”.

C’era un tempo in cui si guardava agli uomini della politica e si aspirava a diventare come loro: uomini di studio e vasta cultura, eleganti e con un fortissimo senso delle istituzioni. Oggi gli uomini della politica scelgono di voler apparire come uomini del popolo. E il popolo, senza guide significative,  non sempre è capace di orientarsi verso il meglio.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.