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Contro le ‘stese’ cittadini e istituzioni restino in piedi

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Come bandiere issate al confine per marcare il territorio. La peggiore tra le forme di appartenenza: in questo quartiere comando io e il dominio si estende fino al limite massimo in cui – indisturbato – posso mandare i miei uomini a sparare all’impazzata. Pedine sul tavolo di Risko spostate sempre più avanti per mangiare spazio e territorio al clan avversario o per strapparlo dalle mani delle cosche  storiche decapitate da arresti e condanne.

Lo spazio di gioco è – nostro malgrado – la città di Napoli, ancora ostaggio della malavita organizzata, teatro di una nuova stesa: la sera del 9 settembre 18 colpi di arma da fuoco sono stati esplosi all’impazzata nei pressi di Piazza Mercato. Giovanissimi in sella ai loro scooter sono stati protagonisti di un nuovo atto intimidatorio e queste forme di epifanie camorristiche sono sempre tra le più pericolose.

Pistole e mitragliatrici sono puntate, al contempo, contro nessuno e chiunque. Possono conficcarsi nelle serrande chiuse dei negozi, o sui cartelli stradali. Possono terminare la loro corsa nel buio di appartamenti, mai veramente al sicuro, o incontrare durante il tragitto uomini, donne, ragazzi i quali finiranno uccisi o feriti “per sbaglio”.

Sbagliata è invece la presenza di criminali indisturbati nel cuore della città che, da tempo immemore, governano quali signorotti potenti ed impuniti. A stendersi, in questi casi e ancora una volta, sono innanzitutto le istituzioni che continuano a rilanciarsi colpe e responsabilità.

In riferimento all’ultimo episodio sono giunte chiarissime, in questo senso, le dichiarazioni del sindaco di Napoli: “Cosa fa il governo per rafforzare, ad esempio, la presenza delle forze di polizia nelle nostre strade? Ha rafforzato gli organici? Ha intrapreso misure concrete? Nulla

La criminalità è sempre più componente endemica nel nostro Paese: un cancro che ci sta distruggendo dall’interno contro il quale sembrerebbe ci si sia lentamente rassegnati.

Contro le stese c’è bisogno di chi resta in piedi e mantiene la schiena dritta.
Le teste si piegano ogni volta che si cede alle lusinghe di una “mazzetta”. La fronte continua a scendere sotto il peso dei rassegnati “Tanto non cambierà mai nulla”.
La schiena si curva ogni volta che bisogna “oliare la macchina” del sistema per avere la precedenza in ospedale per una TAC o per conquistare un diritto negato.

Ci si inginocchia quando si sceglie di comprare materiale contraffatto, di seguire le partite di calcio con un decoder “pezzotto”, si chiamano persone influenti per risolvere qualche problema.
Si poggia  a terra la fronte tutte le volte che si cede ad un “cavallo di ritorno” e non si denuncia l’illegalità e si lascia un compenso all’ennesimo parcheggiatore abusivo.

Il problema, talvolta, è che ci si stende a terra molto prima che accadano le “stese” e, quando si sceglie di restare a terra, bisogna contemplare il rischio che – prima o poi – qualcuno ci calpesti.

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