Crisi nel settore auto, a Termoli vola l’incertezza sul futuro dello stabilimento Stellantis: nuovo contratto di solidarietà in arrivo

di Chiara Moretti

Incertezza sul futuro dello stabilimento Stellantis di Termoli, nuovo contratto di solidarietà in arrivo. - Ilvaporetto.com

La fabbrica Stellantis di Termoli attraversa un momento complicato, segnato da problemi che rispecchiano le tensioni del mercato auto globale e le difficoltà legate alla transizione verso modelli più sostenibili. Lo stabilimento deve fare i conti con vendite in calo, gli effetti di politiche protezionistiche internazionali e un futuro incerto per un progetto chiave, la Gigafactory. In mezzo a tutto questo, è stato deciso un nuovo contratto di solidarietà per duemila lavoratori, valido per i prossimi tre anni.

Settore auto in crisi: il mercato internazionale fa sentire il colpo

Il mercato dell’auto nel mondo sta vivendo una fase negativa, con vendite in forte calo. Le tensioni commerciali, soprattutto quelle scatenate dai dazi imposti dagli Stati Uniti, hanno avuto ripercussioni dirette in Europa e sulle catene produttive italiane. Termoli, parte di questa filiera, ne sta pagando il prezzo più alto. Le vendite arrancano e l’effetto domino si fa sentire sulla produzione e sull’occupazione.

A questo si aggiunge la spinta verso la transizione ecologica, che sta cambiando il settore in modo rapido e profondo. La trasformazione verso l’auto elettrica, necessaria e ormai inevitabile, non è però accompagnata da un piano chiaro, almeno per quanto riguarda Termoli. Le aziende si trovano così costrette a rivedere strategie e investimenti, mentre restano molte incognite sulla produzione futura.

In sostanza, siamo di fronte a una fase di stallo per tutte le realtà del comparto, con difficoltà a mettere a punto un progetto stabile e competitivo. Le condizioni di mercato pesano sulle tutele del lavoro e impongono un delicato equilibrio tra esigenze industriali e sociali.

Gigafactory a Termoli, il progetto resta in bilico

Uno dei nodi più spinosi per lo stabilimento è la Gigafactory: una fabbrica destinata a produrre batterie per veicoli elettrici che avrebbe potuto segnare una svolta nel processo di modernizzazione. Ma al momento il progetto sembra arenato, o addirittura abbandonato.

I sindacati sono molto preoccupati. Nessuno dall’azienda ha chiarito cosa succederà davvero con la Gigafactory, lasciando nell’incertezza sia i lavoratori attuali, sia quelli che, provenendo dalla Francia e legati a Stellantis, avevano ricevuto qualche proposta di inserimento nel progetto. Si tratta di una questione che pesa anche dal punto di vista morale: le famiglie dei dipendenti aspettano risposte concrete su cosa accadrà alla fabbrica e a chi ci lavora.

Questa incertezza grava sull’intero sistema produttivo locale e mette in luce una mancanza di visione da parte di Stellantis, almeno nel modo di rapportarsi con lavoratori e comunità. La scarsa chiarezza alimenta tensioni e timori, soprattutto sul fronte dell’occupazione.

Contratto di solidarietà fino al 2026: una boccata d’ossigeno ma non basta

Come risposta alla crisi sul fronte occupazionale, è stato siglato un nuovo contratto di solidarietà che coprirà il periodo dal 1° settembre di quest’anno fino al 31 agosto 2026. Coinvolge tutti i circa duemila lavoratori dello stabilimento di Termoli. Il contratto prevede, come in passato, che i dipendenti maturino lo stipendio anche se i giorni effettivi di lavoro saranno ridotti.

Questo strumento serve a contenere gli effetti della crisi, evitando licenziamenti immediati. Ma i sindacati avvertono: è solo una soluzione temporanea. Resistere non basta, bisogna puntare su investimenti concreti e nuovi prodotti.

Intanto la Uilm Molise ha chiesto un incontro urgente con il nuovo amministratore delegato Filosa, per discutere dubbi e richieste dei lavoratori. Sul tavolo c’è il futuro della fabbrica.

Questa vicenda è lo specchio delle tensioni industriali e sociali che stanno attraversando tante realtà produttive italiane, messe sotto pressione da eventi internazionali e da cambiamenti profondi nel modo di fare auto. Le scelte che verranno saranno decisive per la città e per chi lavora in fabbrica.