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Da Casal di Principe per incontrare il Papa: le famiglie dell’accoglienza, contro la paura del diverso

Hanno scelto di accogliere due ragazzi del Mali ed una famiglia eritrea. Due famiglie di Casal di Principe incontrano il Papa e raccontano la bellezza della loro scelta di vita.

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“La paura è all’origine della schiavitù. La paura è all’origine della dittatura, perché è sulla paura dei popoli che si costruisce il potere dei dittatori”.

Lo ricorda Papa Francesco, durante l’omelia pronunciata nella cappella a Sacrofano (RM). Ha voluto essere presente per celebrare l’apertura del meeting “Comunità accoglienti: liberi della paura”, organizzato dalla Caritas italiana, dalla Fondazione Migrantes e dal Centro Astalli.

Un evento pensato – e lo sottolinea don Giovanni De Robertis, direttore nazionale di Migrantes – per ricordare all’Italia  che l’accoglienza non può farci paura, che non può esistere vero arricchimento culturale, personale e comunitario se non ci si rende disponibili ad incontrare l’altro, chiunque esso sia e da qualsiasi parte egli provenga.

In questo particolare momento sono state invitate due famiglie di Casal di Principe che dal 2015 hanno scelto di abbracciare pienamente l’invito del Papa di aprire le proprie case e mettersi a disposizione per accogliere chi, in fuga dal proprio Paese d’origine, ha attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Italia.

Nascono in questo modo due progetti sostenuti dalla Caritas della diocesi di Aversa ed accompagnati, nel loro sviluppo, dalla parrocchia di San Nicola in Casal di Principe. Con “Protetto, rifugiato a casa mia” e “Corridoi umanitari” la comunità parrocchiale, guidata dal parroco don Franco Picone e le due famiglie-tutor, hanno avviato un bel cammino di accoglienza ed integrazione in favore di due ragazzi originari del Mali ed una famiglia Eritrea.

Oggi a Roma, durante questo particolare evento, le famiglie casalesi hanno condiviso con i presenti le gioie (e le fatiche) legate alla loro scelta di inserire nella loro quotidianità la bellezza di nuove storie da far rifiorire.

“La gioia si è moltiplicata” – raccontano – “quando, in particolare, la donna che abbiamo accolto ha partorito due gemelli. I fiocchi azzurri che abbiamo sistemato all’esterno della parrocchia sono diventati simbolo di una speranza nuova. Un tempo quelle persone fuggivano da un clima di sofferenza, dalla fame, dalla disperazione. Oggi sono diventate esempio di una vita che si rinnova e che sceglie di ricominciare da qui, insieme a noi, proprio da Casal di Principe”.

Quella terra conosciuta da molti come luogo di morte, quel paese in provincia di Caserta che ha accolto il martirio di don Peppe Diana – assassinato venticinque anni fa dalla camorra – si lascia identificare adesso con due coccarde azzurre, segno della vita nascente, stendardo dietro al quale sfilano le donne e gli uomini che hanno scelto la via dell’incontro con l’altro quale antidoto contro la paura.

E oggi il Santo Padre ha ringraziato proprio le “comunità accoglienti” incontrate in questa speciale occasione, e le ha invitate a portare avanti con determinazione queste esperienze di bene: “Il ripiegamento su se stessi accresce il timore verso gli altri” – dice nella sua omelia – “Un timore legittimo, ma rinunciare all’incontro non è umano! Siamo chiamati a superare la paura per aprirci all’incontro”.

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