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Da Napoli a X Factor: esplode il talento degli Urban Strangers

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x-facator-9-urban-strangersNAPOLI, 25 OTTOBRE – Alessio Iodice 20 anni (voce e chitarra) e Gennaro Raia 19 anni (voce e batteria elettronica) uniti artisticamente sotto il nome degli “Urban Strangers“. Ai piú potrebbe lasciare un’espressione interrogativa leggere questi nomi, ad altri, amanti dei talent show, un déjà vù di voci profonde e melodia pop.

Dalle fertili terre di Somma Vesuviana sono alla ribalta del noto programma X-Factor, questo nuovo prodotto del palcoscenico italiano parla partenopeo, conquistando i riflettori della finale che darà loro la possibilità di giungere nei salotti di milioni di italiani. Alex e Genn, come preferiscono farsi chiamare, risiedono nel sottobosco musicale comandato dalle grandi Major discografiche già da qualche anno, continuando a lavorare nella terra natia e coltivando la speranza del grande salto. Alex inoltre vanta uno studio di chitarra e canto presso la THE GUITAR SCHOOL, scuola di musica e canto nel pomiglianese diretta dal maestro Mimmo Manna, già chitarrista di Pino Daniele.

L’occasione giunge alle audizioni del format di SKY e di fronte ai quattro giudici la band intona una personalizzazione di “No church in the Wild” creativamente e musicalmente perfetta tanto da lasciare impressionati quest’ultimi che li accostano, nella formula artistica, al duo degli anni 60′ Simon & Garfunkel, e un pubblico in visibilio corso a rivedere la performance sul canale ufficiale di YouTube poi. Il cantare in lingua inglese senza sbavature cacofoniche non deve trarre in inganno perché al ringraziamento espresso dagli Urban Strangers nei confronti dei complimenti arrivati dai giurati fluisce una inconfondibile cadenza campana che fa sorridere sempre d’orgoglio chi c’è l’ha nel sangue ed è stanco di ascoltarla accompagnata alle note soltanto per salire ripetuta in stile neomelodico.

Un suono che fonde acustica ed elettronica in un originale cantautorato pop lanciato sul mercato discografico a prescindere dal risultato della gara, ma sopratutto, dopo il filone dei vari Clementino e Rocco Hunt, rafforza l’idea di un nuovo trend sinfonico tra i confini campani, finalmente non più bacino di nicchia per pseudo cantanti da festa di piazza che hanno generato derisione e documentari surreali sulle abitudini musicali di una città che sviscera note apprezzate in tutto il globo da quando partivano i bastimenti e fermi per contenuti di spessore ai vari Pino Daniele, Nino D’Angelo e Federico Salvatore.

Dal fragolone agli “stranieri urbani” il passo è enorme, appoggiare i frutti della terra nostra doveroso per dare lustro al vivaio culturale ed artistico di una città ancora oggi oltremodo stereotipata.

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