Da Padova a Pirano, la pala di Carpaccio torna alla Chiesa Di San Francesco dopo la guerra

di Andrea Presto

La pala di Carpaccio torna alla Chiesa di San Francesco dopo la guerra. - Ilvaporetto.com

La pala d’altare di Vittore Carpaccio, intitolata “Madonna col bambino, i santi Ambrogio, Pietro, Francesco, Antonio, Chiara, Giorgio e due angeli musicanti“, lascia la Basilica del Santo di Padova per tornare nella sua collocazione originaria, la Chiesa di San Francesco a Pirano in Slovenia. L’evento segna il ritorno di un capolavoro rinascimentale tutelato per anni, nato in un contesto di grande difficoltà durante la Seconda guerra mondiale.

La partenza della pala dalla Basilica Del Santo verso pirano

Il 30 agosto 2025 la preziosa pala di Carpaccio lascerà ufficialmente Padova per essere riconsegnata alla Chiesa di San Francesco a Pirano. Prima della partenza, nella Sala dello Studio Teologico al Santo, si terrà un incontro dedicato all’opera, chiamato “Saluto a Carpaccio”. Parteciperanno rappresentanti della basilica e del Centro Studi Antoniani, con la presenza di padre Antonio Ramina, rettore, e padre Luciano Bertazzo. Giovanna Baldissin Molli del Museo Antoniano introdurrà la tela descrivendone le vicende storiche.

L’incontro funge da momento di celebrazione e di memoria, in vista del trasferimento che ricollega l’opera al luogo dove Vittore Carpaccio la aveva destinata. La pala, realizzata intorno al XV secolo, era stata spostata durante il conflitto per una questione di sicurezza. La partenza dalla Basilica segna una tappa importante per conservare il legame tra l’opera e la sua prima collocazione.

La storia della pala durante la seconda guerra mondiale e il suo viaggio tra Italia e Slovenia

L’opera, eseguita da Carpaccio tra il 1465 e il 1526, venne spostata nel 1940 per scampare ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. All’epoca Pirano faceva parte della Provincia religiosa del Santo, quindi il trasferimento dal luogo originario a una destinazione più protetta progettata dalla Direzione Generale di Antichità e Belle Arti italiane si inserisce in una strategia più ampia per mettere al sicuro i beni artistici di Venezia Giulia, Friuli e Istria.

Molte opere vennero raccolte nella villa del conte Leonardo Manin a Passariano di Codroipo, un rifugio per pezzi d’arte sotto rischio in quelle zone. La pala rimase lì tre anni, poi l’instabilità causata dall’armistizio del settembre 1943 impose uno spostamento urgente. I frati che custodivano l’opera furono arrestati dalle SS e portati nelle carceri di Trieste, mentre la pala stessa tornò a Padova, affidata al convento del Santo il 29 ottobre 1943.

Questo spostamento racconta non solo delle difficoltà e pericoli di quegli anni, ma anche della volontà di salvaguardare questo patrimonio storico e religioso. La pala uscì da Pirano in circostanze drammatiche per essere preservata e custodita nel cuore di Padova, rimanendo lì fino ad oggi.

Il valore artistico e culturale della pala e la cooperazione italo-slovena

La “Pala della Madonna col bambino” di Carpaccio è una testimonianza concreta della pittura veneziana tra XVI e XV secolo. Il pittore, celebre per scene vive e ricche di dettagli, racconta nelle sue opere aspetti della vita, religione e cultura del tempo. L’opera in questione raffigura figure sacre e angeli musicanti, commissionata per un ambiente specifico della chiesa di Pirano.

Il ritorno del dipinto in Slovenia non è solo un fatto logistico ma un segnale di dialogo storico e culturale. L’Istria, Pirano compreso, ha cambiato confini e sovranità nel secolo scorso, passando più volte tra giurisdizioni diverse. L’accordo per restituire la pala fa parte di una più ampia collaborazione tra Italia e Slovenia, che mira anche a rafforzare il turismo e la conoscenza tra i due paesi, basandosi sul rispetto e la valorizzazione delle radici comuni.

Questa iniziativa si concretizza in occasione della visita del Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, in Slovenia, il 10 e 11 settembre 2025. Il gesto conferma l’attenzione verso la tutela e lo scambio culturale, ponendo la pala come simbolo di una memoria condivisa che coinvolge territori e comunità di frontiera.

Le istituzioni coinvolte nella restituzione e la gestione del patrimonio artistico

Il ritorno dell’opera è promosso dalla Provincia Italiana di Sant’Antonio di Padova, un ramo dei Frati minori conventuali, insieme al Museo Antoniano. Entrambi si sono impegnati per restituire la pala alla sua sede originale dopo decenni di custodia in basilica. La collaborazione tra soggetti religiosi e museali ha permesso di portare avanti questa operazione.

Il percorso di tutela e spostamento della pala durante il conflitto è stato possibile grazie alle direttive statali italiane degli anni ’40, con la Direzione Generale di Antichità e Belle Arti che coordinò il trasferimento in luoghi protetti come Villa Manin. La stessa villa, oggi riconosciuta come bene storico, rappresenta uno degli snodi principali dove si concentrarono tanti capolavori salvati dal rischio distruzione.

La gestione del patrimonio artistico in tempi di guerra impone scelte urgenti, alcune volte inedite rispetto alla normalità. Il caso di questa pala, con la sua serie di spostamenti e protezioni, illustra un sistema che ha funzionato non solo per salvare un’opera, ma anche per conservarne la storia, facendo tesoro sia delle radici locali sia del legame internazionale tra Italia e Slovenia.