Daniel Pennac ricorda Stefano Benni fra sogni, risate e un angelo con le vertigini all’archiginnasio

di Roberta Ludovico

Daniel Pennac ricorda Stefano Benni tra sogni e risate all’Archiginnasio. - Ilvaporetto.com

Durante la camera ardente all’Archiginnasio, lo scrittore francese Daniel Pennac ha ricordato Stefano Benni con parole che intrecciano commozione e ironia. L’omaggio si è trasformato in un racconto vivo, nel quale si sono riflettuti temi profondi come la perdita del sogno e della risata, due elementi centrali nelle vite di Benni e Fellini. Alla presenza dei familiari e di numerosi cittadini, Pennac ha riportato frammenti di ricordi condivisi, manifestando un senso profondo di mancanza ma anche di leggerezza.

Le parole di pennac sul rapporto tra sogno e vita di Fellini e Benni

Daniel Pennac ha rievocato una riflessione che gli aveva affidato Stefano Benni stesso, sulla scomparsa di Federico Fellini. Benni aveva detto che Fellini era morto perché non poteva più sognare. L’affermazione appare come una diagnosi clinica, e Pennac l’ha ripresa con forza: i farmaci necessari per curare la malattia di Fellini gli avevano impedito di mantenere viva la dimensione onirica. Per trent’anni, Fellini aveva annotato i suoi sogni su un diario e li aveva rappresentati tramite disegni e pittura. Alla fine, quella capacità è svanita.

Pennac ha detto che per Stefano Benni si è verificata una perdita simile, ma questa volta associata alla risata. Benni, che aveva costruito la sua carriera attorno all’ironia e all’umorismo, ha visto la malattia annullargli la possibilità di ridere come ha sempre fatto. L’equilibrio fra sogno e risata ha così segnato un parallelo doloroso tra i due protagonisti, in cui entrambi hanno dovuto affrontare una privazione essenziale.

Il ricordo personale e surreale di un’amicizia al centro della cerimonia

Oltre al racconto sulla perdita del sogno e del sorriso, Daniel Pennac ha condiviso aneddoti dal carattere più leggero che hanno lasciato emergere la specialità del rapporto con Benni. Ha ricordato scherzi e momenti di fantasia condivisi, appunto il giorno in cui Benni gli confidò di voler aprire uno studio di psicanalista per insetti e animali. Pennac ha descritto con ironia la presenza di una formica individualista, un cane che rifiutava l’odore del padrone e un elefante complessato per la propria proboscide. Questa immagine surreale ben rifletteva la creatività di Benni, fatta di invenzioni e di spiritosaggini.

L’atmosfera della cerimonia si è quindi animata con queste memorie, che hanno offerto ai presenti una dimensione più umana e spontanea del personaggio di Benni. Il racconto di Pennac, carico di tenerezza e leggerezza, ha allentato la tensione emotiva permettendo ai presenti di sorridere mentre ricordavano.

La visione poetica di pennac per il “nuovo studio” di benni oltre la vita

Daniel Pennac ha chiuso il suo omaggio con una proiezione poetica, evocando l’immagine di Stefano Benni che ha aperto il suo studio di psicanalista “lassù”. Lì, secondo l’immaginazione di Pennac, Benni accoglie il suo primo cliente: un angelo affetto da vertigini. Quest’immagine sospesa tra ironia e fantasia offre una metafora potente.

Poi Pennac ha immaginato una visita ben diversa, quella di Dio in persona, descritto come depresso per non aver avuto un giorno in più per completare la creazione e migliorare l’uomo, rendendolo meno aggressivo e più tranquillo. Il messaggio sospeso tra umorismo e riflessione ha così esplorato la fragilità del mondo e la speranza più profonda.

Le parole di Pennac si sono concluse con un saluto rivolto a Benni, accompagnato da un invito alla pazienza e a un arrivo futuro, condiviso e collettivo, nei luoghi evocati da questa visione poetica. L’omaggio ha toccato i presenti nel profondo senza mai scivolare nella retorica, mantenendo il giusto equilibrio tra raccolta intimità e creatività narrativa.