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De Luca: “Siamo al camorrismo giornalistico”

Pesanti le repliche dell'ordine dei giornalisti

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NAPOLI, 5 APRILE 2017 – Il Governatore della Campania continua la sua imperterrita mission del “tutti contro tutti”, se poi ad essere vittima sono i giornalisti ancor meglio. Pensa il numero uno della Regione.

“Siamo alla barbarie, al camorrismo giornalistico. Possono intercettarti a metri di distanza. Tra poco non sarà possibile aprire bocca e nessuno si indigna” così ieri De Luca a Radio Kiss Kiss riferendosi all’ultimo fuorionda in cui lui sbraitava contro De Magristris, tra i tanti.

Il conduttore della trasmissione radiofonica Walter De Maggio cerca di prendere le distanze dalle illazioni targate “De Luca”, ma con non molto successo, infatti il Governatore continua: “Lei non deve consentirmi niente, io esprimo la mia opinione con buona pace della sua dissociazione e della sua presa di posizione corporativa. Il camorrismo giornalistico è la propensione alla violenza. Chi non sente di farne parte dovrebbe indignarsi per la barbarie che viene usata e non se io esprimo liberamente la mia opinione”.

Dura e repentina la replica da parte dell’Ordine dei giornalisti della Campania e Sindacato unitario dei giornalisti della Campania che “denunciano il volgare linguaggio utilizzato dal presidente della Regione, Vincenzo De Luca, che in una trasmissione radiofonica ha parlato di ‘camorrismo giornalistico‘. De Luca è spesso arrogante nei confronti della stampa, non sopporta le critiche e di frequente neppure le domande, ma ora ha superato ogni limite. Ordine e Sindacato sottolineano che l’intervistatore Walter De Maggio ha provato più volte a interromperlo e ha preso correttamente le distanze da un ingiustificato attacco di bassa lega.”

Insomma lo show tutto fuorionda ed offese continua, senza sosta e con quella strumentalizzazione del mittente che a nulla serve se non ad ampliare la sua forte personalità che, però, nulla ha a che vedere con l’alta rappresentanza delle istituzioni. Ma, ormai è noto, se bucare lo schermo è tradotto in audience, la martirizzazione della persona e delle istituzioni sono minoritarie.

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