Debutto Della Refcam in Serie A: le immagini dall’arbitro in Juventus-inter e le polemiche sulle condizioni degli arbitri
L’introduzione della Refcam nel campionato di Serie A offre un punto di vista inedito, con immagini riprese direttamente dal casco dell’arbitro. Mentre la tecnologia entra nel calcio, emergono critiche sulle condizioni economiche e contrattuali degli arbitri, rappresentate da Giuseppe Fonisto, delegato del Coordinamento nazionale arbitri Slc-Cgil.
La novità tecnologica nel derby Juventus-inter: cos’è e come funziona la Refcam
Domenica 25 maggio 2025, durante Juventus-Inter, la Refcam sarà utilizzata per la prima volta in Serie A. Si tratta di una mini telecamera montata sulla divisa o sul casco dell’arbitro che trasmette immagini dal punto di vista di chi dirige la partita. L’obiettivo è offrire un’esperienza più coinvolgente agli spettatori, mostrando spazi e dinamiche del gioco come li vede l’arbitro, e facilitare la comprensione delle decisioni arbitrali.
La Refcam è stata sperimentata in eventi minori e in alcune competizioni internazionali, ma la Serie A rappresenta una prova importante per valutarne l’efficacia in un contesto complesso come il calcio italiano di alto livello. Durante Juventus-Inter, il pubblico potrà vedere immagini alternative rispetto alle riprese tradizionali, con angolazioni solitamente non accessibili.
Si prevede anche un possibile miglioramento per la VAR, che potrebbe integrare le telecamere fisse con le immagini dall’arbitro, agevolando la revisione degli episodi contestati. L’uso della Refcam richiede comunque un addestramento specifico, poiché l’arbitro deve mantenere la concentrazione anche nella gestione della telecamera.
Le critiche del Coordinamento arbitri sull’impatto della tecnologia e sui compensi
L’arrivo della Refcam riporta al centro il tema delle condizioni economiche e lavorative degli arbitri in Serie A. Giuseppe Fonisto, del Coordinamento nazionale arbitri Slc-Cgil, esprime preoccupazione per le maggiori responsabilità e pressioni sull’arbitro generate dalla nuova tecnologia. Secondo Fonisto, “la federazione non ha aumentato i compensi né introdotto tutele economiche adeguate per chi indossa la divisa.”
La tecnologia, spiega Fonisto, “può trasformare l’arbitro in un soggetto costantemente sotto osservazione, con un impatto psicologico e fisico significativo.” Questi aspetti non sono sufficientemente considerati dalla FIGC, che ottiene benefici economici dall’introduzione di strumenti tecnologici senza reinvestire parte dei guadagni nel sistema arbitrale.
La richiesta di tutele economiche e diritti per gli arbitri italiani
Fonisto sottolinea che gli arbitri non devono essere considerati manodopera a costo zero. Il lavoro arbitrale genera valore economico per l’intero sistema calcio, ma finora i guadagni non sono stati redistribuiti in modo equo, soprattutto a favore dei giovani arbitri. Secondo lui, la FIGC incassa senza destinare risorse all’attività di base né al sostegno degli arbitri emergenti.
Un punto importante riguarda l’accesso gratuito alle manifestazioni sportive, garantito dalle tessere associative, che Fonisto definisce “un diritto e non un privilegio.” Trascurare questo aspetto significa indebolire l’attività arbitrale e limitare la crescita dei nuovi talenti. Le critiche riguardano anche la mancanza di investimenti per migliorare formazione, accompagnamento e condizioni economiche degli arbitri.
Il dibattito sull’ingresso della tecnologia nel calcio si intreccia con la necessità di rivedere i rapporti e i diritti degli arbitri, che sono una componente essenziale del gioco e richiedono condizioni chiare e giuste per garantire il buon funzionamento del sistema.
Le immagini dalla Refcam devono integrarsi con una gestione più attenta del lavoro arbitrale, che comprenda aspetti economici e tutela personale. La partita Juventus-Inter sarà, oltre che un evento sportivo, anche un’occasione per mettere alla prova queste questioni.
