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Di Orate e bagni termali nel Golfo di Napoli

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Mentre raccoglievo materiale per il mio prossimo romanzo su Neapolis, leggo Tito Livio, Ab Urbe Condita, XXIII, 7:

I Campani […] presero i prefetti degli alleati e altri cittadini romani […] e, con la scusa di sorvegliarli, li confinarono nei bagni pubblici, affinché morissero orribilmente, soffocati dall’estremo calore.

L’episodio si riferisce alla rivolta di Kapu (odierna Santa Maria Capua Vetere) contro Roma. Pare perciò che a Kapu ci fossero bagni caldi, addirittura bollenti, già all’epoca di Annibale, nel 216 a.C. (l’episodio si svolge subito dopo la battaglia di Canne), e la cosa mi ha incuriosito perché lo stile di vita dei Romani in epoca repubblicana era estremamente frugale. La battaglia di Cannae, infatti, avviene prima della presa romana di Syrakusai, che secondo gli scrittori romani è l’evento che scatena l’amore dei Romani per l’arte greca, e dunque anche per uno stile di vita più “civilizzato”.

Ma bisogna considerare anche un altro dettaglio: l’antica Kapu non poteva avere sorgenti termali, essendo posta nella pianura alluvionale del Volturno. Perciò, questi bagni dei quali parla Livio dovevano essere riscaldati artificialmente, per poter soffocare qualcuno. Ho allora cercato di saperne di più.
Su Wikipedia (che è il male assoluto, se usata con incoscienza), c’è una breve pagina https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_del_termalismo che ci dice:

Inizialmente [a Roma] esistevano dei piccoli bagni pubblici, i balnea, dove era possibile rinfrescarsi e lavarsi, finché, nel corso del I secolo a.C. Sergio Orata, ricco imprenditore dell’epoca, concepì l’idea di realizzare una vera e propria stazione termale.

Vedete il dettaglio? Qui si parla del I sec. a.C., ma Livio parla di bagni riscaldati a Kapu già almeno un secolo prima! Quindi sono andato avanti e ho cercato informazioni su questo Orata, un puteolano, che a me ha ricordato alcuni personaggi che potete conoscere a Napoli ancora oggi. Di nuovo Wikipedia, ci dice di Orata:

fu contemporaneo e amico dell’oratore Lucio Licinio Crasso (140-91 a.C.), ed era ancora vivo poco tempo prima dello scoppio della guerra sociale (91 a.C.). Si distingueva per la grande ricchezza, l’amore per il lusso e la raffinatezza, e possedeva un carattere estroverso e piacevole. In un frammento di Cicerone, […] Orata è definito uomo […] ricchissimo, divertentissimo, deliziosissimo.
A lui è attribuita l’invenzione dei pensiles balneae, ossia l’ideazione del riscaldamento a ipocausto nelle terme. Poiché tuttavia il riscaldamento a ipocausto era noto già nell’antica Grecia, si ritiene che l’invenzione di Orata dovesse consistere nell’introduzione del bagno a vapore.

Devo dire che anch’io sarei divertentissimo e deliziosissimo se fossi ricchissimo, ma non divaghiamo: il bagno a vapore sarebbe stato inventato dopo il 140 a.C., cent’anni dopo quanto ci racconta Livio? E come sarebbero morti, allora, i Romani catturati dai Capuani?
Io credo che Orata abbia apportato qualche miglioria a sistemi già esistenti, magari qualcosa che per noi è di poco conto, ma che per quei tempi doveva essere rivoluzionaria: ricordate che parliamo di un’epoca nella quale il “progresso” non era il chiodo fisso delle persone, e probabilmente pochi avrebbero saputo descrivere in cosa consistesse l’invenzione di Orata. Infine, magari lo stesso Orata, da bravo imprenditore, non aveva alcun interesse per diffondere in cosa realmente consistesse la sua invenzione!

Ma vediamo come si vivevano le terme in quel tempo. All’epoca non c’era acqua corrente nelle case, eppure si faceva una gran vita sociale: contratti e affari si sbrigavano spesso nei bagni pubblici, che non erano diffusi ovunque.
Alcune città erano dotate di fonti d’acqua termale, altre solo di corsi d’acqua, altre ancora erano raggiunte da acquedotti o fornite da pozzi. È normale che i bagni termali più numerosi e rinomati si trovassero nei pressi di sorgenti di aqua calda, ed è per questo che ancora oggi l’antica Baiae, e di fatto tutto il golfo di Napoli, è ricordata come la località di villeggiatura preferita degli antichi Romani, inclusi gli imperatori.
Le terme più antiche nella zona di Pompei, ad esempio, sono quelle Stabiane, ma in ogni località romana della regione non manca mai un edificio termale, come accade a Ercolano e, addirittura, quelle private della villa di Poppea, la moglie di Nerone, a Oplontis!

Calidarium della villa di Poppea a Oplontis

Ma anche sul versante settentrionale del Golfo, da Ischia a Napoli era tutto un fiorire di terme, basti pensare che la stessa Nisida è un conetto vulcanico, che Puteolis non ha mai smesso i suoi fenomeni di bradisismo, così chiari nelle colonne del macellum, il mercato, quello che veniva detto una volta il Serapeum, alle spalle dell’attuale porto.
E la stessa Neapolis aveva fonti termali. Strabone (Geografia, V, 4.7) ci dice che:

Neapolis ha sorgenti d’acqua bollente e stabilimenti balneari che non sono inferiori a quelli di Baiae, sebbene siano assai meno visitati di quelli di Baiae, perché a Baiae, dov’è stata costruita una villa sull’altra, una dopo l’altra, è sorta una nuova città, non inferiore a Dikaearchia (odierna Pozzuoli).

Che fine hanno fatto le sorgenti d’acqua calda di Neapolis? Basta fare una visita agli scavi archeologici del monastero di Santa Chiara, dove forse c’era una sorgente. È singolare l’accostamento, perché spesso i luoghi di culto di qualunque religione si sono legati a una sorgente “miracolosa”. Era così per i Greci, per i Romani e… per i Cristiani! Pensate all’acqua miracolosa di Lourdes, che ogni pellegrino non manca di portare come ricordo per sé e per i propri cari, o alla funzione che ha l’acqua nel rito del battesimo. L’acqua fonte di vita è anche fonte di guarigione e, se quella termale lo è ancora di più, i nostri antenati l’avevano capito prima che un furbo industrialotto dell’antica Roma se ne attribuisse l’invenzione.

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